Politica

Galantino e la politica: dove sbaglia il segretario della Cei

"I popolulismi sono un crimine di lesa maestà. La politica un piccolo harem di cooptati e furbi": parole che vanno nella direzione contraria al dovuto

Galantino

Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

Il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Nunzio Galantino, resta al centro delle polemiche.

Per cercare di evitarle decide di non andare a Pieve Tesino, Trento, dove doveva tenere una Lectio sull'eredità degasperiana. Una decisione "soppesata con cura - così si scusa il vescovo con gli organizzatori - al fine di evitare, con la mia sola presenza, di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato".

Ma il testo viene diffuso e contiene un forte attacco alla politica di oggi, definita "un piccolo harem di cooptati e furbi". Tutt'altra cosa rispetto alla politica, "ordine della carità", di degasperiana memoria. La politica che viveva delle decisioni del Parlamento e che non cercava voti "sulla pelle degli altri", prosegue Galantino. E aggiunge: "il popolo da solo sbanda e i populismi sono un crimine di lesa maestà di pochi capi spregiudicati nei confronti di un popolo che freme e che chiede di essere portato a comprendere meglio la complessità dei passaggi della storia"

Ora, diciamolo: le parole di Monsignor Galantino relative a "populismi come crimine di lesa maestà" non sono sbagliate in assoluto. Il concetto che esprimono è valido e ogni politico dovrebbe farlo proprio e rivendicare il fatto di non essere o fare il "populista" ma essere "vicino ai bisogni del popolo" e lavorare per migliorarne la vita.

Di diverso peso è l'espressione "harem di cooptati e furbi" che (sebbene vicina al sentire di molti cittadini - alzi la mano chi non ha mai detto il male possibile dei nostri politici-) apre uno scontro ideologico e politico che non è detto sia salutare alla politica soprattutto in questo momento. Anche perché a parlare non è una persona qualunque, bensì un esponente di primo piano della Chiesa Cattolica, il Segretagio generale della Cei. E questo porta con sè un carico di responsabilità "politica", "morale" e "etica" che non è secondaria.

È un atto di accusa che generalizza, schiaccia l'intera categoria, genera sfiducia nei confronti di una classe dirigente che già non gode della stima del popolo. Un monito a come ricostruire un clima politico migliore sarebbe forse stato più costruttivo. Il modello è Degasperi? Sarebbe stato meglio concentrarsi solo su quello.

Le reazioni del centrodestra

Facile immaginarsi, dunque, la reazione del centrodestra. A cominciare da Matteo Salvini, leader della Lega Nord, che è da settimane che ha aperto un fronte di botta e risposta con il Vaticano relativamente al tema dell'immigrazione e dell'accoglienza dei profughi. Salvini critica il vescovo "più a sinistra di Rifondazione" e commenta: "Non so da quale uovo sia uscito".

- Leggi anche: Salvini sfida il Vaticano

Replica al vetriolo anche per Daniela Santanchè di Forza Italia: "In quanto a cooptati, harem e furbi, evidentemente Galantino in quanto capo dei vescovi se ne intende assai". E anche Fabrizio Cicchitto di Ncd che pure nei giorni scorsi aveva preso le distanze dagli attacchi della Lega, oggi commenta: "Non possiamo fare a meno di marcare il nostro dissenso" nei confronti di Galantino, "ci aspettiamo analisi più serie, culturalmente più fondate, e più capaci di comprendere la realtà nella sua complessità e nelle sue contraddizioni e non battute a effetto".

La generalizzazione che fa male

"Se da un lato c'è la Chiesa del parlar chiaro e diretto che apprezzo molto, dall'altro non mi aspetto un giudizio generalizzato, che non sa distinguere. Io sono un cattolico adulto, ma il rischio è che così si ingeneri nei cittadini un senso di sfiducia o un senso di rimpianto per il passato. Alimentare la nostalgia non fa bene, diventa uno stile qualunquista". Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, intervistato da Repubblica, commenta così le parole di monsignor Galantino.

"Tutto viene ridotto a pettegolezzo, trama di potere. Però è un giudizio ingeneroso, che diventa un atteggiamento a volte qualunquista, un valutazione approssimativa", dice Delrio, secondo cui "è evidente che i partiti sono anche il modo in cui alcuni che non hanno qualità cercano di fare carriera". Per il ministro "la critica giusta è incalzare perchè la classe dirigente sia selezionata in base alle capacità e alla competenza per il bene della comunità. Il tema vero è quello del bene comune. Non dovrebbe neppure essere sottolineato, perchè è intrinseco allo stesso fare politica".

"Penso che sia sbagliato fare di tutta l'erba un fascio. Monsignor Galantino si è occupato del periodo di De Gasperi. Anche in quel periodo c'erano politici per cui il bene comune era l'obiettivo primario e politici che invece improntavano la loro azione soprattutto a una dimensione ideologica. I primi sono rimasti, i secondi no". Lo ha detto il coordinatore nazionale di Ncd, Gaetano Quagliariello in un'intervista al Gr1. "Io - prosegue guardando alle polemiche nate attorno alle affermazioni del segretario della Cei - ho la preoccupazione che su alcuni problemi possa innescarsi una sorta di scontro ideologico. Quando invece sono in gioco vite umane, è bene che ci sia tutta l'empiria possibile. Ora, involontariamente qualcuno potrebbe collaborare a inserire una dimensione di scontro tra opposte ideologie, e questo non serve. Serve piuttosto - sottolinea Quagliariello - che istituzioni internazionali collaborino con gli Stati. E, per quel che riguarda l'immigrazione, l'Italia sta facendo la sua parte".

Galantino? "Mi sembra che stia facendo politica, perchè francamente mi sembra il maggiore sponsor del centrosinistra" ha commentato al Gr1 il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli. "La chiesa - ha sottolineato - dovrebbe occuparsi delle anime e di propagandare la religione cristiana e di convertire. Qui stiamo facendo esattamente il contrario: favoriamo l'ingresso di immigrati, che fra l'altro provengono da religioni diverse e che quest'oggi, dobbiamo prenderne atto, hanno integrato i nostri e non viceversa. Avremmo dovuto noi integrare loro, mentre loro convertono all'islamismo i nostri. C'è qualcosa che non funziona, sia in termini di cristianità sia in termini politici".

Quanto alle polemiche che si sono scatenate soprattutto con la Lega, Calderoli alza le spalle: "son problemi suoi, è lui che parla di harem, ovvero di termini che mi sono sconosciuti. E sono stupito che un uomo di chiesa ne parli". 

Ora il prossimo appuntamento pubblico per il vescovo, chiamato a Roma da Papa Francesco, è il Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Per il momento la sua presenza - fanno sapere dallo staff di Cl - è confermata per venerdì 21 agosto, anche se il vescovo avrebbe espresso la volontà di concentrarsi sul tema a lui affidato ("Persona e senso del limite") ed evitare la stampa sui temi d'attualità. Resta anche da vedere se il corto circuito mediatico avrà ripercussioni nella stessa Cei. Qualche malumore in una parte dell'episcopato per tanto clamore sembra esserci. Non sui valori di fondo quanto sui modi. In un momento tra l'altro delicato nei rapporti tra la politica e la Chiesa italiana, tra unioni civili e questioni fiscali.

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