Politica

Io nella lista di proscrizione di Gad Lerner

L'editoriale del direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, sulla famosa lista compilata dal discusso giornalista oggi su Rai 3

Gad Lerner

Maurizio Belpietro

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Prima delle elezioni Gad Lerner ha compilato una lista di proscrizione. Dell’elenco, «redatto a futura memoria» sul Venerdì di Repubblica, facevano parte alcuni giornalisti, tra i quali il sottoscritto. Secondo il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, il significato di proscrizione si rifà all’antica Roma, cioè alla pratica della confisca dei beni e della condanna a morte, sostituita in qualche caso dall’esilio, nei confronti degli oppositori politici. Il primo a praticarla, nell’82 avanti Cristo, fu Lucio Cornelio Silla, che con un editto epurò gli avversari. La proscrizione consisteva nella privazione di qualsiasi diritto. Il proscritto veniva bandito dopo essere stato spogliato di tutto. Nessuno, pena la morte, poteva accoglierlo o aiutarlo nella fuga e sul suo capo pendeva una ricompensa a favore di chi lo uccidesse o denunciasse. In pratica, un proscritto era un condannato a morte: che qualcuno lo assassinasse o si suicidasse, all’atto della decisione di proscriverlo la sua fine era segnata.

Se ho fatto questa premessa, non è perché tema di essere cacciato o privato dei miei diritti, ma per segnalare come un signore e un giornale che ogni giorno denunciano l’odio di una parte politica, poi in realtà siano i primi a odiare e a usare un linguaggio che dire violento è dir poco. Proscrivere significa esiliare, mettere al bando, privare dei diritti.

Ecco, Gad Lerner reputa che alcuni giornalisti, tra i quali il sottoscritto, per avere espresso opinioni diverse dalla sua sugli immigrati, sulla Lega o su altro, siano da esiliare, da mettere al bando, da privare dei diritti. Per il celebre giornalista «democratico», io e altri saremmo intellettuali fascisti e razzisti, benché né io né i colleghi si sia mai stati né fascisti né razzisti e mai si sia espresso un pensiero fascista o razzista. Ma tant’è.

Lo stesso Lerner, dopo le elezioni, è stato oggetto del sarcasmo del ministro dell’Interno. Il quale, appresa la notizia che l’editorialista di Repubblica condurrà un programma in Rai, si è chiesto se il cambiamento nella tv pubblica fosse questo. Riporto le frasi esatte, che il quotidiano diretto da Carlo Verdelli ha già bollato come «l’editto della terrazza». «Eh, il cambiamento si tocca dappertutto» avrebbe detto Matteo Salvini «tranne che in Rai. Torna infatti un volto noto: Gad Lerner. Eh, sì, avete capito bene, cinque belle trasmissioni di Gad Lerner! Uno che non ha mai detto di essere di sinistra, non è di sinistra per niente, non odia la Lega, è super partes, equilibrato». Il maramaldo, così lo definisce Repubblica, poi avrebbe aggiunto: «Lerner, Fazio, Saviano, manca Santoro. Se la Rai del cambiamento passa per Gad Lerner!» avrebbe sospirato il Capitano padano. E ancora: «Io me lo ricordo 30 anni fa. E sapete qual è la prima puntata? Sulla Lega. Sai che novità! Mi stupisce che con tanti giovani giornalisti che ci sono torni Lerner». Dopo di che, Salvini avrebbe annunciato l’intenzione di chiedere i costi del programma di Lerner, concludendo con un «mi limiterò a non guardarlo».

Tutto ciò ha però suscitato l’allarme della testata su cui il conduttore scrive, che in un editoriale ha subito denunciato l’editto padano, accusando il vicepremier leghista di essere ossessionato dalla tv. Insomma, Lerner fa scrivere al suo giornale di essere vittima di censura, lui che per primo vorrebbe censurare gli altri, compilando senza mezzi termini quella che ha definito «una lista di proscrizione». Mica male come cortocircuito e, soprattutto, quanto a ipocrisia.

Ciò detto, se fossi nei panni del ministro dell’Interno non mi curerei del programma del simpatico proscrittore. Capisco che possa dare fastidio sapere che la tv pubblica affidi programmi pagati con il canone ai soliti fedeli della parrocchietta progressista. Il milieu culturale di sinistra sono trent’anni che ripete il solito cliché, con gli stessi volti, gli stessi argomenti e i medesimi complessi di superiorità. Dunque non stupisce che si facciano condurre le trasmissioni sempre alle solite facce. Tuttavia, il risultato di tanto impegno e propaganda sta in quel 34 per cento preso da Salvini alle Europee. E nel 3 per cento che in prime time, cioè nella fascia televisiva di maggior pregio, hanno collezionato le puntate della Difesa della razza, l’ultimo programma condotto sulla Rai da Lerner. Altro da aggiungere non c’è. Se non ignorarlo. 
 

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