Politica

Fraccaro (M5S): "Scommettiamo che il Governo non cade?"

Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento non nega le frizioni con la Lega ma esclude la crisi. Ecco perché

fraccaro-m5s

Luca Telese

-

Ministro Fraccaro, lei è la persona giusta. L’unico che può rispondere alla domanda della settimana.

Quale?

Cade o non cade?

Ma cosa dovrebbe cadere?

Come cosa? Il suo governo! Se non lo sa lei che è ministro dei Rapporti con il Parlamento chi mai lo può sapere?

Su questo ha ragione. Sono la persona giusta per dirlo: il governo non cade.

D’accordo, ma lei, per dovere d’ufficio, non può dire la verità.

Si sbaglia.

Per votare a settembre servono almeno 45 giorni. Quindi dovrebbe cadere entro il 28 luglio perché si possa votare entro fine settembre.

Senta, se vuole possiamo anche scommetterci sopra. Ho letto che circola questa leggenda metropolitana, con la data del 28 che sarebbe certa: beh, è una balla.

Adesso lei mi racconterà che andate d’amore e d’accordo.

Nient’affatto. Ma le dico anche che le nostre non sono due forze  tradizionali che non si curano delle apparenze: se il governo doveva cadere, sarebbe già caduto.

Quando?

Un minuto dopo il voto. O in qualsiasi altro momento. Se Lega o M5s avessero staccato la spina il governo si sarebbe spento in un secondo.

Questa settimana tutti i retroscena raccontano che avete litigato furibondamente nel vertice sulle Autonomie!

Ecco, esempio perfetto. Io a quella riunione - su cui i giornalisti hanno scritto fiumi di inchiostro - c’ero. Ho letto che saremmo finiti ai ferri corti, addirittura nel gelo.

E invece?

Abbiamo discusso amabilmente e anche scherzato. Zero rotture.

E nel vertice sulle concessioni autostradali di Atlantia?

Lì non c’ero.

Nega le frizioni?

Non le nego. Ma siccome sono quello che tiene i rapporti fra il governo e la sua maggioranza le posso dire perché l’esecutivo non cade.

E perché?

Perché stiamo facendo molte cose. Ed entrambi le vogliamo portare a casa e vederle realizzate.

Riccardo Fraccaro è uno dei ministri grillini più pacati. Veneto, trentino d’adozione, compassato. Fedelissimo di Luigi Di Maio. Amante della «democrazia diretta» (e della sua grande passione, il surf). Seduto su di una poltrona Chesterfield nera, nel suo ufficio di Palazzo Chigi, a Roma, mi ripete: «Voi non potete capirci fino in fondo, perché non siamo come gli altri. Noi non siamo nati per occupare poltrone. Se per paradosso sparissimo, anche solo un minuto dopo aver realizzato i nostri obiettivi, io lo considererei comunque un trionfo».

Ministro, lei da dove viene?

Mio padre faceva l’idraulico. Mia madre era insegnante, maestra d’asilo, ha sempre amato i bambini.

E lei da piccolo cosa voleva fare?

(Ride). Andavo matto per provette e alambicchi: sognavo di diventare uno scienziato pazzo.

E invece è diventato ministro. Quale è la città della sua infanzia?

Sono veneto: nato a Montebelluna ma cresciuto a Riese Pio X, un paesino in provincia di Belluno.

E il liceo?

Ho fatto lo scientifico al «Giorgione» di Castelfranco Veneto. Scuola prestigiosa e anche severa.

Perché lo dice?

Perché i miei, giustamente - dico oggi - pretendevano impegno e risultati a scuola.

E lei li ha soddisfatti?

Alla maturità mi sono diplomato con cento centesimi. Ma avevo un fratello piccolo e una sorella più grande, molto più secchiona di me.

Lei faceva politica?

Zero! Mai stato nemmeno rappresentante di classe: coniugavo impegno e divertimento. Sa che amo il surf?

Si vocifera di lei che cavalchi onde oceaniche.

Non esageriamo. Massimo tre metri.

E quando ha iniziato a interessarsi alla politica?

A casa c’erano discussioni molto appassionate con mio padre.

Su cosa litigavate?

Lui votava Forza Italia, era un berlusconiano convinto. Veniva da una famiglia benestante che però ha perso tutto nel fallimento di una banca.

Non ci credo: detto così sembra un aneddoto da comizio di Grillo.

Ma è vero. Papà ha una grande manualità, costruisce oggetti.

Che tipo di oggetti?

Di tutto. Lampade con tubi... Arredi con laminati.. Strumenti e accessori per la casa con pezzi di recupero, sculture di metallo che oggi....

Le chiamano stile «industrial» e costano una follia.

Ecco. Pensi che quando mi candidai alle Parlamentarie costruì per me un impianto per raccogliere energia con materiali di recupero che mostrai nel mio video di presentazione.

E lei cosa votava?

Anche io ho dato il mio primo voto al Cavaliere. Poi, però, come milioni di italiani, sono rimasto subito deluso.

Da cosa?

Lo avevo votato ma ero insoddisfatto e gli dicevo: «Papà, ma quale rivoluzione liberale? Io vedo solo il conflitto di interessi». Lui si arrabbiava.

E quando ha smesso di sostenere gli azzurri?

Subito. Proprio quando ho scoperto che questa fantomatica rivoluzione non solo non era iniziata - era un bluff - ma che non si sarebbe realizzata mai.

E a quale partito è passato?

(Sospiro). A un voto molto particolare. La Rosa nel pugno, la lista creata da radicali e socialisti.

Che in quelle Politiche non prese il quorum. E poi?

(Allarga le braccia). Poi non ho votato più nulla. Senza il Movimento 5 stelle sarei uno dei tanti nel popolo degli astensionisti e non avrei mai fatto politica.

E con suo padre come è finita?

È arrivato alle mie stesse conclusioni. Vota Cinque stelle

Non ci credo!

Giuro. Oggi è un fan sfegatato di Beppe. Berlusconi non lo può più vedere.

Lo ha plagiato lei? Confessi.

Nooo!!! Il suo è un caso di scuola, dovremmo segnalarlo alla sondaggista Alessandra Ghisleri perché lo studi con attenzione.

In che senso?

Oggi ha più di settant’anni e ha fatto tutto da solo. Quando gli ho insegnato a usare internet lui ha iniziato a navigare e a informarsi da solo.

Risultato?

Ha smesso di guardare la tv e di votare Forza Italia: in contemporanea. Faccia un po’ lei.

All’università lei ha scelto di iscriversi a Giurisprudenza.

Non ero certo della mia strada. E infatti non ho mai fatto l’esame da avvocato.

E perché ha scelto proprio l’Università di Trento?

Vuole sapere la verità? Non me ne vergogno: l’aiuto economico a chi si iscriveva per merito era molto più alto che a Padova.

Contava molto per lei?

A casa eravamo tre figli, da mantenere con due stipendi normali. E io volevo staccarmi dal nido, sentivo che non potevo gravare sulle spalle della mia famiglia.

Esenzioni a parte, è stato contento?

Un’università di ottimo livello. Fra l’altro mi sono divertito moltissimo. Senza contare che il primo giorno a Trento, in fila alle Poste, ho incontrato il binario di svolta della mia vita.

Alle Poste?

(Risata). Sì, perché ho conosciuto la mia futura compagna, Francesca. Insieme abbiamo avuto due bimbe.

E fu amore a prima vista?

(Ride). Macché! Io ero con i miei genitori, lei con i suoi. I nostri si sono messi a parlare tra di loro, noi non ci siano filati nemmeno un secondo.

Possibile?

Assolutamente sì. Un tipico caso della vita. Ma evidentemente era destino: tre anni più tardi, frequentando la stessa compagnia di amici, ci siamo ritrovati.

Avete condiviso molte cose?

La vita. E poi l’impegno nel Movimento!

Dove dormiva?

Allo Studentato, ovviamente. Sono state esperienze bellissime anche se per mantenermi la sera facevo il pizzaiolo: tornavo a notte fonda stanco ma soddisfatto.

Non riesco a immaginarmela con il grembiule bianco e la pala in mano.

(Risata). Ehhh...Ero molto veloce e trovavo lavoro facilmente. Ho girato diverse pizzerie. L’ultima è stata «Benny», a Trento.

E come deve essere la pizza?

Bassa, deve essere bassa, con la mozzarella vera, il pomodoro buono. Un buon pizzettaro deve avere l’acquolina in bocca per ogni pizza che sforna. Ha presente quando la pizza esce dal forno e ti investe una vampata di aroma? Amavo quel profumo.

I suoi compagni di stanza dove sono finiti?

Fanno lavori normalissimi, come quello che avevo trovato io. Il più «ricco» di noi fa il notaio.

E lei in cosa si è laureato?

In Diritto internazionale dell’ambiente. Subito dopo sono andato a lavorare una Esco, una compagnia che si occupa di efficientamento energetico.

Di cosa si occupava?

(Allarga le braccia). Di cose non particolarmente emozionanti che adesso mi sono tornate utilissime: contratti, protocolli e bandi di gara.

E il suo percorso nel Movimento come inizia?

Nel 2010. Da comune cittadino: io e Francesca ci siamo detti: «Andiamo alla Woodstock di Beppe Grillo a Cesena?».

E vi siete messi in macchina.

Sì! Il giorno dopo tornando, eravamo emozionati, pieni di idee e di curiosità. Ci siamo detti: «Dobbiamo impegnarci! Dobbiamo fare qualcosa anche noi. Perché non fondiamo un meet up a Trento?».

Tutti e due?

Abbiamo fatto tutto insieme. E se io non avessi avuto Francesca non sarei arrivato dove sono.

Perché lo dice?

Perché lei è una forza della natura. Quando mi stavo registrando online ero titubante. È stata lei a spingere il tasto che ha cambiato la mia vita.

Lei che lavoro fa?

La mediatrice sociale.

Dove?

A Trento, per dire, si occupava di dirimere le controversie per l’assegnazione delle case popolari.

In una città così civile sarà una pratica tipo: «Buongiorno-Buonasera... Prendiamo un tè?».

Sta scherzando? Ci sono piccole guerre civili, ogni giorno, anche lì. Ho capito il grado di sofferenza delle città anche attraverso i suoi racconti.

E quale era il suo pallino di allora?

Lo stesso di oggi: democrazia diretta. Studiavo i modelli e le esperienze di partecipazione. Registravamo le sedute dei consigli comunali, pensavamo a come coinvolgere le persone.

E il rapporto con Grillo come nasce?

Molti immaginano chissà che... Andavano a trovarlo in camerino dopo gli spettacoli a Trieste. Poteva entrare chiunque. Abbiamo conosciuto Beppe così. E poi, ovviamente, attraverso il blog.

Per regolamento tutti quelli candidati nel 2013 venivano da una trombatura, lei no. Perché?

Nelle regioni dove non si era votato per le elezioni comunali: per noi c’era una deroga.

Bello, arrivare dritti fino a Montecitorio al primo colpo.

Non avevo la minima idea che sarei stato eletto. Un giorno uno degli attivisti mi dice: «Provaci». Pensi che alle Parlamentarie ho preso 42 voti.

Una giornata indimenticabile di quella legislatura?

La rielezione di Giorgio Napolitano, senza dubbio. Tutto accadeva a una velocità incredibile. In aula ci insultavano, io uscii andando in piazza Montecitorio con Alessandro Di Battista e ...

Forse eravate voi che insultavate, è sicuro di ricordare bene?

No, erano quelli del Pd. Noi avevamo votato per un galantuomo come Stefano Rodotà, e il «sistema» invece si era ricompattato sul Napolitano-bis con l’accordo Forza Italia-Pd. Ci dicevano che eravamo finiti e ci insultavano: «Buffoni!».

Lei esce con Di Battista e...

Sulla piazza veniamo accolti dagli applausi. C’è emozione. La gente grida: «Ro-do-tà!/ Ro-do-tà!». Quel giorno ho capito quanto fossero scollati dalla realtà. E che quando si sarebbe tornati a votare loro avrebbero perso.

Ora, però, avete perso voi.

Su questo le dico una cosa, tra poco. Ma prima voglio dirle che rivendico con orgoglio tutto quello che ho fatto all’opposizione.

Guardi, dalle cronache risulta che lei abbia addirittura gridato «ladri-ladri» ai colleghi del Pd.

È vero. In una delle prime bagarre in aula gridai verso i loro banchi: «Ladri!!!».

E adesso che è andato al governo dovrebbe dire: «Me ne pento».

E perché? Ho sempre usato toni pacati e parole forti.

Se lo dicessero a lei «ladro» sarebbe contento?

Guardi che non erano mammolette.... Ricordo che mentre ripetevo «Continueremo sempre a chiamarvi così», un collega mi lanciò un sandalo.

Chi?

Un deputato dell’Udc: Mario Sberna. Peraltro un tipo simpatico, si era anche autoridotto lo stipendio.

Quando si è cementata la sua amicizia con Di Maio?

Quando Luigi è stato eletto vicepresidente della Camera e io segretario d’Aula.

Vi vedevate spessissimo.

E davamo battaglia insieme. Dal Palazzo abbiamo iniziato la guerra al Palazzo.

Mi faccia un esempio.

Quando abbiamo scoperto che i deputati avevano un’assicurazione contro le punture di insetto. Una spesa da 350 mila euro. Riuscimmo a farla abolire.

Non mi pare una questione epocale.

Ma sta scherzando? Erano simboli odiosi del privilegio. E lì abbiamo iniziato la battaglia contro i vitalizi usando lo strumento dell’autodichia.

Senza successo.

Non riuscimmo a vincerla nel 2013, ma lo abbiamo fatto, seguendo quella stessa via, nel 2018, quando abbiamo avuto i numeri. Tutti dicevano che era impossibile. Ne sono orgoglioso.

Mi dica un’alta battaglia concreta.

Il mio emendamento «taglia-affitti» approvato nel 2014 ha permesso alla Camera di tagliare 32 milioni di euro di pigioni d’oro, il maggiore risparmio ottenuto dal M5s a beneficio dei cittadini.

E con Di Battista?

Dibba è un istrione. Era impossibile non essergli amico.

Si è arrabbiato anche lei per il suo libro Politicamente scorretto?

No. Ha vissuto l’opposizione e ha scelto di non partecipare all’esperienza di governo. Ma va detto anche che aveva annunciato subito che non si sarebbe ricandidato, è stato coerente.

Ha visto solo il primo tempo del film.

Magari ce ne sarà un terzo. È un kolossal, questo.

La sento molto buonista. Di Maio si è arrabbiato per la frase di Dibba sul movimento chiuso nei Palazzi.

Io non ho nessun timore di questo. Il Movimento nasce quando le battaglie e le idee che avevano portato avanti erano state ignorate da chi aveva possibilità di governare.

E questo che vuol dire?

Che ci siamo trasformati in un movimento politico per uno scopo. Entrare nelle istituzioni e portare la democrazia diretta, tagliare i privilegi introdurre il reddito, produrre innovazione. Molte di queste cose le abbiamo già fatte.

Sta dicendo che non si sente «imborghesito»?

No. Ha già qualcosa di miracoloso quello che abbiamo fatto fin qui. Siamo stati un movimento liquido, non siamo un partito tradizionale. Seguiamo altre logiche.

«Liquido» significa perdere un voto su due?

Non faccia lo spiritoso. Siamo la prima forza in parlamento e al governo. Il punto è che il problema non è la ricerca del consenso a tutti i costi, ma di raggiungere gli obiettivi per cui siamo nati.

È un argomento pericoloso. Mi faccia un altro esempio.

Il referendum propositivo. Quando lo avremo approvato potremo dire ai cittadini: ma non siamo costretti a subire passivamente i nostri rappresentanti. Si potrà fare politica anche da fuori il Palazzo.

Questi messaggi non sono arrivati al pubblico o non sono piaciuti?

Perché i media impongono la loro agenda: se parliamo delle tante cose che sono state fatte il messaggio non passa.

Esempio?

Hanno scritto per sei mesi di tutti i motivi per cui il reddito di cittadinanza non sarebbe partito. Adesso che c’è non scrivono nemmeno una riga.

Quindi i giornalisti sono cattivi?

Non dico questo. Come abbiamo imparato a gestire la comunicazione dall’opposizione, impareremo a farlo anche dal governo.

È sicuro di averne il tempo?

Per me il bilancio è straordinario: taglio dei vitalizi, reddito di cittadinanza, anticorruzione, decreto dignità... Abbiamo approvato in seconda lettura il taglio del numero dei parlamentari.

E le vostre riforme sono piaciute?

Ecco, il punto è questo: alcune nostre proposte sono state fatte percepire come divisive. Prenda il reddito. Se tu dai una mano a chi soffre, che è doveroso, chi non soffre pensa che tu stia togliendo a lui. Nulla può essere indolore.

E lei pensa che pagherà nel tempo?

Una società che si occupa degli ultimi è più forte. E allo stesso tempo aiutiamo anche l’economia.

Anche il decreto dignità è divisivo.

Dobbiamo invertire vent’anni di incontrastato racconto neoliberista. Abbiamo dato battaglia alla precarietà e alla flessibilità. Aumentano i contratti a tempo indeterminato.

Dicono: hanno ingessato il mercato.

Ovvio che a molti non andasse bene, abituati a sfruttare il precariato. Ma i diritti dei lavoratori sono quelli che hanno prodotto la crescita dell’Occidente.

Me ne dica un’altra.

La battaglia per stoppare le trivelle è molto divisiva. Costa. Abbiamo un progetto per lo sviluppo sostenibile, siamo gli unici che pensano al futuro. Ma anche fare una riconversione energetica avrà un costo politico ed economico.

Condivide la battaglia di Di Maio contro l’immunità giuridica per l’Ilva?

La condivido in pieno. Con il decretocrescita il salvacondotto è caduto. Nessuna impresa può essere irresponsabile sul piano sociale e penale.

Il vostro vero obiettivo è chiudere l’acciaieria, come scrive Il Sole?

Il nostro unico obiettivo è tutelare i cittadini. Vede, noi siamo nati in una generazione che per la prima volta aveva una aspettiva peggiore dei propri padri. Dobbiamo ricostruire un sistema di tutele per chi non è garantito.

Mi dica la cosa più difficile del governare.

Non basta scrivere una buona norma. Devi sempre saperne calare gli effetti nella realtà.

Salvini vi vampirizzerà i consensi?

Non credo che ci abbia vamprizzato. È stato bravo a fare una comunicazione che piaceva agli italiani.

Fermerete la Flat tax?

La Lega indichi le coperture. Noi siamo d’accordo su Flat tax per il ceto medio. Dica la verità: non fate cadere il governo perché siamo attaccati alle poltrone?

(Scuote la testa). Non lo facciamo cadere per tutto quello che le ho detto. E perché non c’è alternativa.

Si dice che vi state costituendo un secondo forno con Zingaretti.

Guardi, glielo confesso: io non ho ancora capito la linea politica di Zingaretti. Non mi è chiara.

E se dicesse «incontriamoci». Ci andrebbe?

La domanda va posta a loro. Le ricordo che noi avevamo dato la nostra disponibilità. Ma è stato il Pd che si è rifiutato di sedersi al tavolo con noi.

È stato Renzi, come è noto, a far saltare l’accordo. Ma Renzi non è più il capo.

Dice? In Parlamento ci sono i suoi uomini. Una parte del Pd all’epoca ha posto un veto e noi oggi abbiamo preso un impegno.

Con la Lega?

Con gli elettori.

Insabbierete i provvedimenti che non vi piacciono, come l’Autonomia?

Al contrario. L ’Autonomia si farà.

E perché il tavolo si è fermato?

Il testo deve essere sottoposto a uno «stress test», per evitare che si creino problemi con altre regioni.

Adesso faccia lei un pronostico su quanto durerete.

Spero altri quattro anni.

Non è un po’ ottimista?

La forza propulsiva di un cambiamento in Europa viene da questo governo. Solo noi possiamo cambiare le regole.

Siete isolati, non può negarlo.

Viviamo con questa spada di Damocle sulla testa. La Banca centrale non garantisce il debito, e il dogma del mercato viene posto al di sopra dell’autorità dei governi.

Quindi siete anni un vicolo cieco.

Al contrario. Ma voglio che vada avanti perché questo orizzonte lo possiamo raggiungere solo lavorando insieme.   n

© riproduzione riservata

© Riproduzione Riservata

Commenti