Ed il Corriere si improvvisò Ispettore Clouseau

Sulla foto esclusiva di Panorama.it del pranzo di Vendola scrive: "...a meno che non si tratti di un fotomontaggio..."

Peter Sellers nei panni dell'ispettore Clouseau in un film della serie della Pantera Rosa (Credits: Ansa)

Esistono vari modi di fare giornalismo. C’è quello coraggioso che sfida il potere consapevole di correre dei rischi oppure quello rigoroso che si ostina a cercare i fatti e a verificarli prima di pubblicarli. Poi c’è un altro tipo di giornalismo: è quello che abdica al proprio ruolo, sparge veleni e sospetti senza prove e finisce col travisare la verità.

Una prova di questo giornalismo, anzi anti-giornalismo, è arrivata oggi dal Corriere della Sera sulla vicenda della foto pubblicata da Panorama.it che ritrae alla stessa tavola Nichi Vendola e il giudice Susanna De Felice, il magistrato che ha assolto il governatore.

Il Corriere aveva molti modi per raccontare ai propri lettori questa notizia. Poteva approfondirla e non gli sarebbero mancati né i mezzi né i contatti avendo dimostrato di avere eccellenti fonti a Bari (è sufficiente rispolverare gli scoop e le ripetute violazioni del segreto investigativo sul caso D’Addario). Poteva battere in ritirata e ignorare la vicenda come ha preferito il Fatto che, minacciato dal governatore, come è possibile verificare nel video sul sito, si è accucciato in barba a tutti gli autoproclami di bandiera del giornalismo che non guarda in faccia nessuno (salvo, talvolta, abbassare gli occhi per terra, come in questo caso).

Il Corriere della sera ha, invece, preferito la via dell’avvocatura di ufficio di Vendola, spingendosi a insinuare un sospetto che neppure al diretto interessato era balenato in mente. E cioè la possibilità che la foto pubblicata da Panorama.it fosse un abile fotomontaggio. E dire che proprio Vendola sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno (il dorso locale del Corrierone) riconosce di essere andato al famoso compleanno e, di conseguenza, la veridicità (ovvia) della foto.

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Quello del Corriere non è stato un bel modo di fare giornalismo, di fare informazione. Ultima considerazione. In fondo all’articolo appare una sigla, R. R., che sta per redazione romana. Nessuno, in pratica, si è preso la responsabilità di attribuirsi  quel velenoso sospetto preferendo tirare il sasso e nascondere la mano. E questo completa questa brutta pagina di giornalismo.

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