La festa che inchiodò Nichi Vendola

Spuntano nuove fotografie che ritraggono la tavolata con Vendola e il giudice che quattro mesi fa lo ha assolto - le foto del pranzo -

Il leader di Sel, Nichi Vendola, ed il giudice Susanna De Felice, che lo ha assolto dall'accusa di abuso d'ufficio

Giacomo Amadori

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«Non abbiamo bisogno di guru che non rispondono ai giornalisti» aveva strillato ai pochi militanti presenti in piazza Castello, a Bari, nell’ultimo comizio elettorale. Con queste parole il leader di Sinistra ecologia e libertà, Nichi Vendola, venerdì 22 febbraio aveva censurato l’allergia alle domande di Beppe Grillo e nello stesso tempo aveva cercato di esorcizzare il babau di una disfatta elettorale, causata anche dall’esplosione del Movimento 5 Stelle.

Missione fallita: Sel ha racimolato 44 parlamentari, Grillo più di 160, e nella Puglia del sogno vendoliano è finita 12 a 6 per il comico genovese. Analizziamo nel dettaglio questo smottamento: alle elezioni regionali del 2010 Nichi aveva accumulato oltre 300 mila preferenze tra Sel (192 mila voti) e la lista La Puglia per Vendola (109 mila). Nelle urne regionali del 24 e 25 febbraio, invece, i voti di Sel sono crollati a 144 mila: 50 mila preferenze e tre punti percentuali in meno rispetto a tre anni fa. Chissà, forse molti elettori non hanno apprezzato la reazione scomposta e lo scarso rispetto per i media che, negli ultimi giorni di campagna elettorale, Nichi ha evidenziato di fronte all’inchiesta di Panorama sui rapporti della famiglia Vendola con il giudice Susanna De Felice, lo stesso che il 31 ottobre scorso ha assolto il governatore da un’accusa di abuso d’ufficio. Alle spiegazioni, il poeta prestato alla politica ha preferito, senza nemmeno rispettare la metrica, le contumelie. L’ultima alla fine del comizio: «Non rispondo al fango, togliti!» ha ringhiato al cronista di Panorama.

A fargli perdere le staffe è stata probabilmente la pubblicazione della foto in cui siede alla stessa tavola del «suo» giudice in occasione della festa di compleanno di Paola Memola, cugina commercialista del leader di Sel. Con loro ci sono anche altri cinque magistrati. Di quel banchetto al mare aveva parlato per prima con Panorama Patrizia Vendola, la sorella di Nichi. Confermando l’esistenza dell’immagine che immortala lo sconveniente incontro conviviale tra il giudice e il suo futuro imputato. Il quale, informato dell’ammissione della consanguinea, in un’intervista radiofonica aveva lanciato la sfida: «Vedremo questa foto. Io non ricordo di avere mai conosciuto la dottoressa De Felice». Per essere, poi, smentito dallo scatto di Panorama. Un’immagine che è diventata metafora di un malcostume diffuso.

Come ha evidenziato il vicedirettore del Fatto quotidiano Marco Travaglio in un editoriale sulla «foto di Fasano»: «Non è un bello spettacolo quello immortalato dalla foto pubblicata da Panorama» ha scritto. «Il magistrato politicizzato non è quello che lascia la toga e si candida in politica, ma quello che conserva la toga e frequenta i politici e poi magari li giudica».

E se Travaglio concede a Vendola il beneficio del dubbio («Non è obbligato a ricordare» tutte le persone che incontra) non è altrettanto clemente con il giudice: «Certamente la dottoressa De Felice sapeva di avere pranzato col governatore Vendola e avrebbe dovuto astenersi dal processo a suo carico». Motivi per i quali la signora è attualmente sotto inchiesta a Lecce.

Eppure, nonostante l’evidente rilevanza della notizia diffusa da Panorama, in molti hanno fatto finta di non accorgersene. E qualcuno ha persino messo in dubbio l’autenticità dell’immagine. Ma le nuove inquadrature di quella tavolata festosa, pubblicate in queste pagine, mettono fine al balletto degli scettici. Infatti, dopo la divulgazione del primo scatto, Panorama ha ricevuto un’email in cui un misterioso lettore ci proponeva altre 30 foto del pranzo di Fasano (Brindisi). Il cronista ha subito incontrato la fonte, che chiameremo «Carbonara», come un quartiere di Bari, ovvero il soprannome dietro al quale ha scelto di celarsi. L’informatore ha portato le stampe di vari provini fotografici, riguardanti due diversi appuntamenti. Il primo è il party in onore di Memola, ma il secondo sarebbe più recente. «Questa è la casa del senatore pd Gianrico Carofiglio; è il 1° maggio 2012, fra gli invitati ci sono ancora il giudice De Felice e Patrizia Vendola» spiega Carbonara. Va aggiunto che in giugno il giudice avrebbe ereditato il fascicolo sul governatore.

Panorama ha svolto alcuni controlli. Carofiglio, un passato da pm, consiglia cautela: «Stia attento alle date, sono importanti e si rischia la querela». Ma non nega né conferma la circostanza. In una foto si vede un invitato con in braccio un bambino piccolo. Verifichiamo che l’ospite, un poliziotto, ha avuto un figlio nel 2011. I conti sembrano tornare.

La fonte parla di altre ricorrenze («Pasquetta, Capodanno») trascorse insieme negli ultimi anni da De Felice e Patrizia Vendola. Quest’ultima con Panorama non aveva negato rendez-vous con amici comuni tra il 2009 e il 2012: «Cinque o sei» aveva calcolato.

Carbonara chiede se interessino le immagini di questi momenti di relax. Quindi offre nuova merce, forse avariata, su altre toghe e inchieste. È evidente che nel pentolone della magistratura barese ribollono veleni. Ma qual è l’identità della fonte e come è entrata in possesso delle foto? Il percorso non è chiaro. Potrebbe essere tortuoso, financo illegale. Carbonara dice di essere un giornalista freelance e di aver videoregistrato il nostro incontro. Quindi scompare e non si fa più sentire. Salvo inviare alcune foto via email: «Sta a voi decidere se ringraziarmi» precisa. Un approccio indecifrabile. Anche perché nelle stesse ore il cronista incrocia Carbonara per le vie di Bari, e lui fa finta di niente. Passeggia con una signora, con cui sembra in confidenza. Il cronista la riconosce: è Patrizia Vendola. Gioco o doppiogioco? In ogni caso, non è divertente.

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