Caso Formigoni: e la Lega, che fa?

Maroni prende tempo, mentre la base scalpita e chiede le dimissioni. Bossi intanto chiede la testa di Boni

I tre partecipanti al vertice di oggi a Roma tra Pdl e Lega Nord (Credits: Ansa/Maurizio Brambatti)

Paola Sacchi

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"Ora anche Davide Boni deve andare a casa". Umberto Bossi in uno dei giorni più lunghi della Lega Nord, non lo dice ai cronisti, ma lo confida ai suoi in uno sfogo amaro sul ciclone giudiziario che si sta abbattendo sulla Regione Lombardia. Questo è il Bossi di un conciliabolo privato, che evidentemente pensa alla sorte toccata a suo figlio Renzo e a Monica Rizzi, dimessisi dal Pirellone nonostante non avessero il peso delle accuse che gravano su Boni (truffa aggravata e peculato). E' il Bossi che sembra più propenso a staccare la spina all'era Formigoni. C'è poi il Senatùr della ragion politica che alle agenzie di stampa a sera dichiara: "Io al posto di Roberto Formigoni non mi dimetterei".

E' il Bossi che appare più in sintonia con il segretario della Lega Roberto Maroni, reduce da un lunghissimo incontro con Angelino Alfano e lo stesso presidente della Lombardia in Via dell'Umiltà. Nessuna dichiarazione fino a tarda sera di "Bobo", ma che si possa andare fino alla scadenza naturale del 2015 lo dice Formigoni. Maroni e la Lega scioglieranno il nodo sabato al consiglio federale convocato appositamente in Via Bellerio.

Per tutta la giornata a parlare al posto di Maroni è stato il capo della Lega lombarda Matteo Salvini secondo il quale la soluzione consisterebbe nelle elezioni nel 20ì3 alle quali arrivare con un governo regionale dimezzato quanto al numero degli assesori e ovviamente di transizione. Salvini ha usato parole durissime nei confronti dei reati di collusione con la 'ndrangheta di cui è accusato l'assesore Domenico Zambetti. E così ha coperto il silenzio di Maroni e fatto fronte ai tanti militanti che a Radio Padania hanno invitato la Lega a staccare la spina. E subito. Che questa sia la strada maestra lo dicono apertamente i bossiani Paola Goisis e Giacomo Chiapporti. Ma che questa "sia l'ultima chance per preservare la Lega" lo dicono a Panorama.it anche parlamentari di rito maroniano sotto forma di anonimato.

Per una volta bossiani e maroniani che sono la maggioranza almeno sulla Lombardia si trovano uniti. Ma che nel partito intanto, nonostante gli sforzi fatti da Maroni e dallo stesso Bossi per riportare la situazione su un binario fattivo e sereno, le frizioni continuano lo dimostra il fatto che, secondo gossip da Transatlantico non confermati, un pezzo da novanta come Angelo Alessandri, ex capo storico dell'Emilia e ex presidente federale (il ruolo ora occupato da Bossi) sta per lasciare la Lega. Una fuoriuscita di peso dopo quella di diversi leghisti suoi fedelissimi di Reggio Emilia.

Intanto nel silenzio di giornata del Pdl emerge la voce di Giorgio Stracquadanio che, sulla famosa scopa simbolo dei "barbari sognanti" all'epoca dello scandalo Belsito: "A Bobo la ramazza si è incendiata in mano. Ora si dovrà comprare una nuova saggina!"

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