Politica

Fra Salvini e Di Maio, Mattarella scelga un terzo

L'incarico di costituire l'esecutivo è faccenda complicata: né Luigi Di Maio né Matteo Salvini (lo dicono le leggi dell'equilibrio) possono presiederlo. Ecco la lettera (quasi) immaginaria di Giuliano Ferrara al Quirinale

Sergio Mattarella

Giuliano Ferrara

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Illustre Presidente, sono settimane che da umile notista politico anticipo il Suo problema, attuale ora che si aprono le consultazioni e si avvicina una decisione sull'incarico di formare il governo.
Ella è in buona posizione per dirimere la complicata faccenda, non per integrità, che è nozione moralistica poco interessante, ma perché ha un doppio profilo: il politico democristiano della Repubblica dei partiti defunta, e l'uomo di diritto prelevato dalla Corte costituzionale su chiamata di Matteo Renzi e di un'ampia maggioranza parlamentare. Per i democristiani e per gli Azzeccagarbugli, e La prego di notare la A maiuscola che segnala la definizione come assai rispettosa, la politica è una serie di questioni da dirimere, nel gioco dei partiti e dei numeri parlamentari come nei tribunali e nelle dispute giuridiche. Ci vogliono idee chiare e distinte su regole e interpretazioni costituzionali, e molto senso della realtà.

Matteo Salvini è il capo della coalizione arrivata prima alle elezioni, Luigi Di Maio è il capo del partito arrivato primo. Né l'uno né l'altro possono fare altro governo che un governo fondato su un patto reciproco. Lo dicono i numeri e le condizioni politiche di nascita delle due Camere. Né l'uno né l'altro, salvo sorprendenti violazioni della legge dell'equilibrio, possono presiederlo.

Chi è dunque la personalità terza che può credibilmente andare a Palazzo Chigi, presidente di un Consiglio dei ministri in cui i vincitori cercheranno di corrispondere al voto che li ha eletti, si spera senza danni per il Paese? Lei m'insegna che si può attendere la presa d'atto del problema tra i litiganti, espressione giuridica, esercitando una funzione notarile, magari dopo passaggi provvisori intesi a chiarire la sostanza della questione (non c'è altra maggioranza che quella in comune tra i due, non c'è altra presidenza del Consiglio che una terza opzione). Oppure si può, ed è il Suo altro profilo, quello politico, a essere in questo caso chiamato in causa, anticipare il senso di una scelta terza, e dargli una coloratura istituzionale e inevitabilmente politica.

Da molti decenni, iniziatisi con il varo della Carta e il 18 aprile del 1948, passati per la costruzione dell'Europa commerciale, politica e monetaria sovranazionale, questo paese ha una faccia, se ne abbia una, allo specchio della sua storia e sulla scena del mondo. I vincitori delle elezioni questa faccia l'hanno messa in discussione, con folto successo popolare (Europa, Putin, ruolo dello Stato e del suo rapporto con i cittadini e con i mercati, lavoro, educazione, scienza e sanità eccetera).

Credo tocchi a Lei, non essendo prevalsa una regola maggioritaria, non essendoci un chiaro premio di maggioranza, operare perché nasca un governo di coalizione possibile, sotto certe condizioni di compatibilità dei suoi programmi e delle sue scelte con la nostra storia e con il suo deposito di cultura e di idee. Il governo lo fanno i vincitori e se ne assumono piena responsabilità, ma come Ella sa perfettamente, in questo caso il compito di terzietà, di temperamento e di tutela costituzionale del Quirinale diventa decisivo.

Con i migliori auguri di buon lavoro.


(Articolo pubblicato sul n° 15 di Panorama in edicola dal 29 marzo 2018 con il titolo "Illustre Presidente")


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