Fitto incalza, ma Berlusconi prende tempo

Il leader di Forza Italia sceglie di non rispondere agli attacchi e convoca una riunione per parlare della rifondazione del partito

Berlusconi-Fitto

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto in una foto del 2011. – Credits: MARIO DE RENZIS/ANSA

Redazione

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Silvio Berlusconi sceglie di "congelare" la guerra con Raffaele Fitto ed evitare che il comitato di presidenza di trasformi in un ennesimo redde rationem. La riunione fiume, durata quasi tre ore a palazzo Grazioli, si conclude senza una vera decisione.

Ovviamente parte della scena se la prende l'ex governatore pugliese che, nel gelo della sala, svuota tutto il caricatore: "Se il partito deve chiudere ce lo devi dire - è stata la premessa rivolta a Berlusconi - noi non siamo gregari di nessun Matteo", dice con un riferimento non solo a Renzi ma (soprattutto) a Salvini, da 24 ore oggetto di lodi da parte dell'ex capo del governo.

Un intervento duro, quello dell'eurodeputato, che ha insisto sulla riorganizzazione "choc" del partito ma soprattutto ha spinto di nuovo l'acceleratore nel chiedere "l'azzeramento di tutti gli incarichi" e le primarie a tutti i livelli. Chi però si aspettava una replica al vetriolo del Cavaliere con la riedizione della famosa riunione in cui i due litigarono pesantemente, è costretto a rimanere deluso.

La strategia dell'ex premier, preparata con i suoi consiglieri, infatti è questa volta tutta diversa. Berlusconi sceglie di non rispondere direttamente all'ex ministro, ma corregge il tiro su Salvini: "sono stato strumentalizzato, ho detto che lui è un potenziale leader ma non il futuro leader".

L'ex premier ha quindi invitato ad affrontare la questione Lega cosi' come il 'capitolo' Alfano quando verraà il momento: quando ci saranno le elezioni ne parleremo, ognuno dovrà buttare giù i propri muri perché solo tutti insieme torniamo a vincere. Poche le digressioni sulla politica. E torna il plauso ufficiale per Denis Verdini, tra gli artefici del patto del Nazareno, che l'ex capo del governo continua a difendere a spada tratta. L'accordo con Renzi - spiega infatti il Cavaliere - deve andare avanti anche perché - sottolinea - tra i suoi punti principali c'è quella dell'elezione del nuovo capo dello Stato: dalle notizie che ho - avrebbe detto ai presenti - Napolitano ha intenzione di dimettersi il 20 gennaio. I tempi sono dunque serrati e Fi non può rimanere tagliata fuori dai giochi. Una riunione fiume in cui a parlare sono stati praticamente quasi tutti i dirigenti azzurri: Matteoli, Baldelli, Gelmini, Gasparri, Romani e Daniele Capezzone solo per citarne qualcuno.

Anzi, a sentire i racconti dei presenti, il clima si sarebbe acceso proprio con l'intervento del presidente della commissione Finanze che avrebbe "denunciato" al Cavaliere la presenza di una black list in cui sono inseriti i nomi dei parlamentari azzurri che non devono andare in Tv. Pronta però la replica del Cavaliere che ancora una volta si è difeso mettendo in chiaro di non poter far nulla sulle televisioni perché chi va in tv è perché ha un rapporto diretto con i direttori delle reti.

La discussione però è solo all'inizio visto che l'ex capo del governo ha convocato per la prossima settimana un nuovo round per parlare della "rifondazione" del partito. Un modo per venire incontro anche ai desiderata di Fitto ed evitare fratture irreversibili in vista del percorso in Senato della legge elettorale. Ed è proprio per tentare di trovare una mediazione che i due potrebbero tornare ad incontrarsi già domani, in un pranzo a palazzo Grazioli, a cui prenderebbero parte gli stessi invitati dell'ultima volta quando venne sancita la tregua: Gianni Letta e Denis Verdini. (ANSA)

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