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Firme false anche a Bologna: altra tegola sul M5S

Dopo l'inchiesta sulle comunali di Palermo, scoppia il caso delle firme falsificate a sostegno della lista grillina sotto le due Torri: quattro indagati

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Dopo dell'inchiesta sulle firme falsificate a sostegno della lista del M5S per le comunali 2012 di Palermo, c'è un'altra indagine che sta facendo tremare il partito di Beppe Grillo e Davide Casaleggio.

È accaduto a Bologna, in occasione delle regionali 2014. Secondo i magistrati - che hanno iniziato a indagare dopo un esposto di due ex militanti del M5S (Stefano Adani e Paolo Pasquino) - tre attivisti del MoVimento (Stefano Negroni, Tania Fiorini e Giuseppina Maracino) e il consigliere comunale grillino Marco Piazza, vicepresidente dell'assise di Palazzo d'Accursio, avrebbero violato la legge elettorale, raccogliendo come a Palermo firme falsificate a sostegno del loro partito.

Come per il capoluogo siciliano i carabinieri hanno fatto, dopo l'esposto,centinaia di interrogatori, chiedendo ai firmatari di riconoscere la propria calligrafia e se ciò sia avvenuto alla presenza degli appositi "certificatori" di lista. Le risposte delle persone interrogate, che hanno disconosciuto la loro firma a sostegno della lista, avrebbero convinto di magistrati a inserire subito nel registro degli indagati i quattro esponenti grillini. A differenza di Palermo, però, non sono coinvolti direttamente parlamentari del M5S (come Riccardo Nuti, ex capogruppo M5S alla Camera), né tra coloro ai quali sarebbe stata falsificata la firma ci sono nomi eccellenti e famosi, come Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino, del quale sarebbe stata falsificata la firma, prendendola direttamente dal referendum sull'acqua  pubblica che il genero del magistrato aveva sottoscritto qualche tempo prima.

Inizialmente i vertici del MoVimento si erano chiusi a riccio. Promettendo querele nei confronti di coloro che ipotizzavano a mezzo stampa un comportamento illecito. Questa volta, il capogruppo in consiglio comunale del M5S Massimo Bugani, fedelissimo della Casaleggio Associati, è costretto a cambiare linea e fare le prime ammissioni, cercando di minimizzare, ma non negando come fatto durante le prime battute dell'indagine: «Sulla raccolta delle firme, se ci sono errori, si dimostrerà che è stato un fessacchione a prendere  qualche firma a Roma, firme vere,  che poi le ha portate a un banchetto e le ha infilate dentro agli altri moduli. Se l'errore è grave o no, vedremo, se l'errore è questo è risibile, se c'è altro si tratta di scherzetti fatti da chi era pieno di livore per l'esclusione dalle candidature per le regionali». Infine,  la chiusa in  stile grillino - complottardo: «Forse è una trappolina ordita per colpire me» ha continuato Bugani, senza accennare al fatto che l'inchiesta bolognese sulle presunte firme false è partita da un esposto di due ex militanti grillini.

Il Pd, per bocca della senatrice Francesca Puglisi,  affonda la lama: «Di Maio parla di brogli ed incredibilmente non si riferisce a Palermo e Bologna. La grillopoli si sta allargando, è ora che i vertici del Movimento Cinque Stelle ammettano la loro responsabilità. Le firme false non possono più essere considerate casi isolati».


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