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Fico e Di Maio, ecco dove si spacca il Movimento 5 Stelle

Si riaccende il dibattito interno ai pentastellati e tornano le polemiche verso il capo politico Di Maio, accusato di troppa indulgenza verso Salvini

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Sara Dellabella

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Tra i due non è mai corso buon sangue. Uno è governativo, l’altro di piazza. Uno è vicepremier, l’altro è Presidente della Camera. Uno si chiama Luigi Di Maio e l’altro, Roberto Fico.

Uno parla quando l'altro tace

Sono l’alter ego uno dell’altro. Il Presidente della Camera parla quando il vicepremier tace per non smentire Matteo Salvini, per non tradire il patto di governo che tiene Lega e 5 stelle al governo insieme. È stato così quando a Rosarno hanno ucciso il Sacko a colpi di fucile e l’unico ad esprimere una parola di solidarietà è stato Fico, così come è stato l’unico dei vertici grillini, a far sentire la sua voce sulla vicenda della nave Diciotti invitando il Viminale allo sbarco dei migranti attirandosi gli sberleffi via Facebook di Matteo Salvini.

A dimostrazione di quanto siano lontani i due, a correre in difesa di Fico, richiamando il ministro dell'Interno al rispetto per la terza carica dello stato è stata la Ministra per il Sud, Barbara Lezzi e non il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio.

Fico rappresenta la possibile "opposizione"

Ma d’altronde, da che mondo è mondo, la Presidenza della Camera è stata sempre usata per ammansire gli animi più turbolenti delle coalizioni di governo.

Nella storia recente, da Fausto Bertinotti in poi, i presidenti della Camera sono stati sempre incarnati da grandi personalità, vicine ai due estremi dell’emiciclo parlamentare. Fico, nella compagine di questa nuova geografia politica, rappresenta la parte più ortodossa del Movimento 5 stelle e quella più lontana dal celodurismo in salsa salviniana.

Oggi, chi sta con Fico e difende le posizioni della prima ora del Movimento è considerato estremista quanto poteva esserlo Rifondazione comunista nell'Unione di Prodi, per fare un esempio.

Considerando poi che oggi gli scranni più a sinistra dell'emiciclo sono occupati dai mansueti parlamentari di Leu, quasi tutti ex Pd, ecco che anche l'opposzione più pericolosa è proprio quella interna al Movimento che potrebbe persino votare a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, qualora giungesse la richiesta dal Tribunale dei Ministri. 

Così se Luigi Di Maio pur di conservare un ruolo di governo, tace e acconsente ad alcune sparate di quello che stando ai numeri sarebbe il socio di minoranza, ma di fatto premier in pectore, Fico dallo scranno più alto di Montecitorio difende i capisaldi del grillismo.

Le fronde del Movimento

Dietro i due leader si stanno creando dei movimenti di deputati e senatori, pronti a seguire l’uno e l’altro. Il caso Diciotti ha aperto dentro al Movimento una seria riflessione su dove stia andando il partito sia nei rapporti con l’Europa, sia sul tema della giustizia.

I grillini che hanno costruito un consenso elettorale sul tema dell’onestà, non hanno commentato quando la Lega è stata condannata alla restituzione di 49 milioni di euro di fondi elettorali e anche oggi che il suo Segretario e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini è stato indagato per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale per il caso Diciotti, nessuno si è degnato di dire una parola di condanna. Eppure di fronte alle inchieste che hanno colpito altri partiti il trattamento è stato decisamente più fermo.

Sul tema dei diritti, della dignità umana e dell’immigrazione Fico e Di Maio vivono la distanza più netta. E chi sta dalla parte dell’ex presidente della Vigilanza Rai, come Paola Nugnes ogni giorno sferza un colpo contro gli attacchi del Ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana contro le famiglie arcobaleno.

Insomma, questo contratto di governo rischia di diventare un’arma a doppio taglio per il Movimento che in certe occasioni appare troppo prono verso il leader leghista, unico vero protagonista di questo esecutivo.

Elettori grillini verso la Lega? 

Anche gli elettori grillini se ne sono accorti e un sondaggio Demos, pubblicato ieri su La Repubblica, mostra un consenso crescente verso la politica dei respingimenti (dal 27 al 47 per cento) e quindi verso l’atteggiamento muscolare della Lega.

Di Maio al contrario appare tiepido sui grandi temi che oggi sono al centro del dibattito pubblico e troppo al traino di Salvini.

Probabilmente Roberto Fico lo ha capito che alla fine il Movimento pagherà caro il camaleontismo di Di Maio che ricorda tanto i vecchi boiardi di Stato, pronti a cambiare opinione su tutto pur di non perdere il posto di comando.

Le prossime elezioni europee saranno il banco di prova per misurare quanto la prova di governo del Movimento abbia convinto i propri elettori, intanto c’è già chi pensa a Roberto Fico leader di una compagine di una cinquantina di parlamentari che si stanno posizionando sulla linea del Presidente della Camera in dissenso con il Capo politico dei grillini.

Dentro o fuori il movimento? lo si vedrà alle prossime politiche.

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