Le toghe e i 51 giorni di ferie: confessioni di un magistrato

Se ne vanno in vacanza a fine luglio e tornano il 15 settembre: parla il giudice Cappello

Le toghe

Annalisa Chirico

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Alessandro Apostoli Cappello, presidente della sezione penale del Tribunale di Padova, andrà in ferie a fine luglio e rientrerà in ufficio il 15 settembre, salvo una settimana di turno a Ferragosto.

Presidente, non sono troppi 51 giorni di ferie?
È un “privilegio” antico, fondato sulla presunzione che un magistrato, seppure in ferie, ha spesso del lavoro da smaltire. Alle ferie assegnate a ogni altro dipendente pubblico si sono aggiunti 15 giorni. Si tratta di una presunzione, che in quanto tale lascia il tempo che trova. Sicuramente ci sono magistrati che in ferie non staccano del tutto. Ma sono solo alcuni casi e non è facile individuarli.

Con quasi 9 milioni di procedimenti pendenti, non si potrebbero ridurre queste ferie?
La rinuncia ai 15 giorni avrebbe un impatto positivo sull’arretrato, pur non essendo di per sé risolutiva. Si potrebbe ridurre ad un mese il periodo di sospensione dell’attività, che va dal 1° agosto al 15 settembre. Probabilmente gli avvocati non sarebbero d’accordo.

Da qualche parte bisognerà pure cominciare.
Sono d’accordo. Non deve essere un alibi per non far nulla.

Con gli automatismi di carriera i magistrati, sgobboni o pigroni che siano, percepiscono gli stessi stipendi.
E’ un problema più avvertito di quanto non si creda.

Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha tentato di introdurre un criterio di valutazione per i magistrati, ma il Csm lo ha stroncato.
Quella proposta era meritoria. Si è detto di un rischio di interferenza perché sarebbe spettato ai giudici  valutare i pm. Tale rischio però sussiste già oggi a causa della unitarietà delle carriere. Io non sono contrario alla separazione.

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