di Stella Pende

"Insieme abbiamo percorso una meravigliosa corsa di 43 anni. Ma io sono sempre rimasto sul sedile di dietro". Per gli 80 anni di Silvio Berlusconi, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, racconta l’amico di una vita in un’intervista pubblicata su Panorama in edicola da giovedì 29 settembre. Qui la versione integrale.

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Anche Silvio Berlusconi compie ottant'anni. Da una parte pare fatale che il Cavaliere, che ha attraversato mille vite e mille lavori, mille fortune e mille precipizi, abbia toccato anche lui questo traguardo. Dall'altra è strano pensare che gli 80 anni abbiano catturato anche "il Berlusca" e che quest'uomo che ha sempre dribblato il tempo non li abbia cacciati con una delle sue molte invenzioni.

Comunque tra poco si immaginano festeggiamenti e agitazioni, auguri e doni dall'Italia e dal mondo. Il regalo più sontuoso arriverà forse da Vladimir Putin? Quale affettuoso e segreto festeggiamento avranno preparato per lui i suoi figli? Ma se è vero che il Cavaliere possiede, e la possiede, anche quella che Virginia Woolf avrebbe chiamato una "famiglia elitaria", la famiglia degli amici di sempre, chi meglio della sua eminenza grigia Fedele Confalonieri può raccontare Silvio?

"Non ci penso per niente!" Fidel esordisce dalla sua scrivania di presidente Mediaset, a Cologno Monzese: "Intanto quello è il mio principale e posso dire qualcosa che lo irrita. Ma poi parlare al passato porta iella!".

Allora parli del presente, anzi soprattutto del futuro. Proprio ora che Berlusconi esce vincente dalla sua malattia. Non è forse questo il modo più giusto per fargli gli auguri? Fidel stringe gli occhi da gatto. Si alza. Passeggia... Centrato. "Proviamo và. Ma se dico scemate la buttiamo. Capito?".

Capito.

Dunque, dottor Confalonieri che effetto le fanno gli 80 anni del suo migliore amico?
Provi a pensare a un lungo tramonto che non finisce nel buio, ma diventa una notte bianca. Una rinascita. Mai come per Silvio valgono le parole di Pablo Picasso: "Quanto tempo ci vuole per diventare giovani!". Questa malattia gli ha dato anche la consapevolezza di potersi superare. Silvio è pronto a riprendere in mano l'aniama del Paese.

L'Espresso, che gli dedica una copertina, dice il contrario...
Ah sì? Non l'ho letto e non lo leggerò. E invece Berlusconi è pronto per ricominciare a dare le carte alla politica italiana. Del resto con lo schema che si può creare dopo il referendum molte cose si rivedranno. Tanti lo aspettano. Hanno voglia di affidarsi all'uomo pragmatico che ha sempre tenuto fede al credo "right or wrong, my country". E poi alla fine quel Matteo Renzi ci ha tolto dai piedi tanti di quei comunisti che quelli di Forza Italia dovrebbero volergli un gran bene.

Ma scusi questa diventa mica un'intervista politica? Non dovevamo parlare solo di ricordi e di lui?
Non vorrei che Silvio dicesse di me quello che Dino Risi ha detto del Nanni Moretti: "E togliti un po' dal film, che vogliamo vedere il vero protagonista".

Veramente è lei che voleva parlare di presente. Allora torniamo indietro: come sono stati questi molti anni con lui?
Insieme abbiamo fatto una corsa meravigliosa di 43 anni. Ma io sono sempre rimasto sul sedile dietro.

Bè, proprio sul sedile dietro...
E invece sì. È cominciata quando avevamo i pantaloni corti. Andavamo insieme dai preti salesiani di via Copernico e giocavamo a pallone all'oratorio all'Isola (un quartiere a nord di Milano, ndr). Ma la nostra amicizia nasce e cresce dentro la musica. I preti ci obbligavano alla messa tutti i giorni. Se lo immagina? Io suonavo l'armonium e lui intonava gli inni sacri. Al tempo, fra i due, ero io il nipote del ricco Borghi. Ma lui aveva un vulcano nel cervello. Era un "public relation" di se stesso e degli altri, insuperabile. Riusciva a vendere perfino il nostro duo musicale come quello di due divi. Agli amici e ai condomini appioppava spazzole elettriche e phon. Finché ha cominciato a pensare in grande: al posto degli elettrodomestici voleva vendere case. È partito con i 30 milioni di lire della liquidazione di suo padre. Il primo appartamento che ha venduto lo ha comprato mia madre, in via Alciati (periferia est di Milano, ndr). E poi ha preso il volo.

E lei?
E io mi perdevo dietro a un calzaturificio che scalchignava. Finché lui mi dice: "Cosa stai lì a diventar matto? Vieni con me: ti do un milione di lire al mese".

Va bene... e lei?
Ero già lì. Correva il primo d'aprile del 1973. Lui era già Berlusconi, io ero il suo pesce d'aprile. Ho cominciato dal basso. Prima come segretario fissavo appuntamenti e date, poi sono stato promosso assistente e allora ho cominciato a seguire gli incontri. Un diversivo: fare il segretario al Cavaliere porta bene.

Sbaglio o anche Urbano Cairo lo è stato?
Sbaglia. Cioè sì, anche Cairo è stato il tuttofare di Silvio. Ma lui è un apprendista stregone che si è trasformato in un grande imprenditore.

Eccoci qua... Alla fine avrà visto la nascita di Milano2?
Nella seconda metà degli anni Sessanta ricordo il momento esatto in cui il Silvio mi ha mostrato quel plastico. "È la città del futuro, qualcosa che l'Italia non ha mai avuto" mi disse. "Tra poco 712mila metri di case, alberi e negozi affioreranno dal nulla". E io ero lì a guardare quel castello di case e il suo sogno che diventava vero. Perché il Silvio è un visionario del fare. Immagina città, immagina televisione, immagina politica e li fabbrica con le parole così bene che poi li vedi anche tu.

È vero che la vendita di Milano2 portò un utile di 35 miliardi di lire?
Certo! Ma all'epoca Giorgio Bocca in persona lo paragonò a Franco Ambrosio, uno che faceva gli assegni "cabriolet", scoperti. La verità è che l'esplosione dello sconosciuto Berlusconi ha alzato un'onda di rabbia nell'aristocrazia delle famiglie padrone. Aveva fatto uno sgarbo agli dei.

Maurizio Costanzo dice: "Quando stai con lui si mette sempre nella tua pelle, ascolta anche il cameriere del ristorante e il tassista. Poi ingrana la sesta marcia e non gli stai più dietro".
Vero. È un geniaccio. Ma è anche uno sgobbone. Lavora 14-15 ore senza fermarsi, dormendo zero. Per dirle che terremoto era, ricordo quel pomeriggio dell'11 febbraio nell'86 quando dopo trattative estenuanti compravamo il Milan. Beh, nella stessa sera eravamo a Parigi per l'inaugurazione del Grande Gala della Cinq. Un evento che Silvio aveva curato nei minimi dettagli, saltando notti e giorni, convincendo e coinvolgendo pesi massimi come Alain Delon, Charles Aznavour e Catherine Deneuve.

La qualità e il difetto di Silvio Berlusconi?
È generoso, coraggioso, fedele all'amicizia...

Avevamo detto una qualità e un difetto.
Mi dica se c'è uno solo in Italia, a parte Marco Travaglio che di mestiere vero fa l'antiberlusconi per eccellenza, che possa contestare la generosità, il coraggio e la fedeltà all'amicizia del Silvio? La verità è che il Cavaliere è uno che ti cambia la vita. Inutile citare esempi scomodando Edmondo De Amicis. Autisti, amici, guardie del corpo, colleghi ... Silvio è un vero creatore di ricchezze. Noi tutti, uno per uno, siamo cascati a turno nella fontana di Lourdes. Cioè in quella di Arcore.

Qualche volta si tratterà anche di generosità strategica?
Sì, ammetto che la sua generosità è vestita in certi casi di cavalleria strategica. Ricordo quando ha comprato Donadoni e il presidente dell'Atalanta Cesare Bortolotti gli disse davanti a me: "Vede Cavaliere, lei per Donadoni mi ha invitato a cena a casa sua. Gianni Agnelli invece mi avrebbe mandato Giampiero Boniperti in un bar di periferia".

Lei ha detto che spesso il suo darsi non ha incontrato la gratitudine meritata. In politica da chi, per esempio?
C'è solo l'imbarazzo della scelta. Spesso la politica porta via la testa e fa considerare propri i meriti di chi ti ha regalato gloria e potere. L'elenco sarebbe lungo.

Un peccato non lo troviamo?
Quando abbiamo finito le qualità. Ecco un'altra prova di coraggio vero. Nel 1976 siamo in pieno compromesso storico. E lui contro tutto e contro tutti si butta nell'avventura del Giornale e salva Montanelli. Un pomeriggio arriviamo nella sede del quotidiano a Piazza Cavour e lì troviamo il grande Indro nella stessa stanza di Enzo Bettiza che si aggira tra povere scatole d'imballaggio al posto dei mobili. "Ci sono io!" gli disse Silvio.

È stato quello il suo primo atto politico.
La verità era che Indro, uscito dal Corriere con i suoi, era sull'orlo della chiusura perché abbandonato dalla Montedison e dalla Spi che gli aveva assicurato 3 miliardi di lire di minimo garantito. Ma Berlusconi fa di più: oltre a offrirgli denaro, gli fonda una tipografia che lo libera dal ricatto sindacale.

Ma in quel momento non aiuta anche Comunione e liberazione?
Certo perché Cl combatteva tutti gli estremisti fanatici che incendiavano le università: Mario Capanna e compagni. Così Cl fonda il settimanale Il Sabato e una radio. E poi ecco la televisione che nasce da un bisogno di dare tasti di libertà alla gente. Con la tv entra nella sua seconda vita. Dei programmi segue ogni dettaglio: disegna scenografie di studi, cambia le cravatte ai giornalisti, gli occhiali a Mike Bongiorno. Controlla le scollature delle annunciatrici.

Inutile chiederle che il vero dissenso con il suo principale scoppia con la sua entrata in politica.
Macché dissenso! Come altri non avevo capito: Bettino Craxi per primo aveva sentenziato che avrebbe preso il 6 per cento. Io invece avevo paura che un forestiero della grande macchina della politica potesse cadere in un precipizio. Invece è stato proprio quell'uomo che arrivava da un altro pianeta a far sperare in un cambiamento. Poco tempo prima di confidarmi il suo progetto, eravamo in vacanza insieme. Lui leggeva Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e insieme studiava i discorsi di Ronald Reagan che sottolineava con grande interesse. "Ma perché proprio Reagan?" gli ho chiesto. "Perché è diventato il presidente degli Stati Uniti arrivando dallo spettacolo. Gli americani lo conoscevano già e lui parlava al Paese, cioè a quel ceto medio che in America come in Italia è sempre stato sottovalutato". "Ma l'America non è l'Italia" ho detto io. Mi ha guardato come per dire: "Tu lasciami fare".

Invece che cos'è che Berlusconi non doveva fare?
Nascere in Italia. In America sarebbe stato più libero di essere quello che è: la maschera di un uomo senza maschera, come ha scritto Giuliano Ferrara. Poi possiamo discutere sul successo della sua rivoluzione liberale, sul fatto che non sia riuscito a creare una classe politica all'altezza del suo progetto...

Qualcuno ha paragonato Donald Trump a Berlusconi.
Trump è un reazionario che pesca nel malcontento dei violenti. Berlusconi è un ottimista che ha sempre pescato nella speranza della gente.

Ma dentro questa vite frenetiche che sfidano il tempo, che posto aveva la famiglia?
Centrale. Ricordo l'emozione della nascita di Marina, la teneva in braccio come una porcellana. E quante volte l'ho visto fare il clown per far divertire i bambini.

Un ricordo felice?
Bermuda. Le giornate passate con mia moglie insieme a Silvio, ai ragazzi Pier Silvio e Marina e alla loro madre Carla. Si dice che Marina gli assomigli nel coraggio e nella determinazione. Non proprio. Silvio è sempre maschile in ogni sua rappresentazione. Mentre la forza di Marilù, come la chiamavo da piccola, e il suo successo di manager, non hanno mai vinto quella intensa femminilità che la fa grande madre. Poi due qualità la uniscono al padre: il coraggio della libertà e la generosità. Il legame che la lega a Silvio è infrangibile. Per lui è andata oltre se stessa, anche quando era troppo difficile. Guerriera ieri con chi l'ha perseguitato e pugnalato alle spalle e oggi con chi pretendeva troppo dalla sua vita.

Come descrive l'amicizia tra uomini?
Qualcosa che è più potente dell'amore perché non è inquinato dal sesso.

Molti dicono che due veri nemici hanno ferito profondamente l'immagine e la storia del Cavaliere: i giudici e le donne.
Per quanto riguarda il festival delle infamie, credo che anche i gatti in Italia si siano accorti di quanto Berlusconi sia stato ostaggio dei giudici. Le donne? Diciamo che la bellezza e la giovinezza lo hanno catturato da sempre, e che con l'età questo debole si è rinforzato. Aggiungo però che quest'uomo ha attraversato tre vite, ma anche due matrimoni non riusciti. Soprattutto il can-can svilente intorno all'ultimo ha lasciato un grande vuoto. Forse le ragazze sono state anche una fuga.

"Non c'è nulla che adoro come la bugia di una fanciulla quando mi dice che sono un'amante insuperabile" diceva Henry Miller.
L'età non ci protegge dall'amore, mentre l'amore può proteggerci dall'età e dalla vecchiaia.

E lì si arriva al fondotinta.
Un peccato veniale di fragilità dell'artista che è. Del resto gli anni sono una condanna solo per i belli come lui. I brutti migliorano quasi sempre. Guardi me!

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