Politica

Faraone, il sottosegretario sempre in missione

Il capo dei renziani in Sicilia ne detiene il record: 53 nell’isola nel 2015. In corrispondenza di weekend, convention, voti. E di un esame universitario

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Antonio Rossitto

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Arrivata a Palermo per promuove­re i comitati del Sì al referendum costituzionale, Maria Elena Bo­schi ha colto l’occasione. L’anno prossimo si voterà per decidere il presidente della Regione più gran­de e sfasciata d’Italia. E il ministro delle Riforme, un mese fa, ha lanciato un impegnativo endorsement: «Davide Faraone ha le carte in regola per diventare governatore: potrebbe dare un’accelera­zione al percorso delle riforme coerente con quello nazionale».

E chi è costui? Politico non notissimo in continente, il prescelto è l’indiscusso plenipotenziario del premier nell’isola. Deputato del Pd e sottosegretario all’Istru­zione e dell’Università, Davide Faraone è l’epigono di Matteo Renzi in terra di Sicilia. È lui, per esempio, ad aver da­to, illo tempore, il nome «Big Bang» alla kermesse fiorentina, antesignana della Leopolda.

Ricetta da lui poi rimesco­lata in salsa sicula: la manifestazione, quest’anno ribattezzata «Cambiamenti», si è tenuta a Palermo lo scorso aprile. Faraone, ovviamente, è anche l’indispen­ sabile guida per i big del governo in tour in Sicilia. Organizza le truppe in vista delle prossime elezioni regionali e politiche. Diffonde il verbo renziano nella scettica Trinacria. Impresa non facile, a cui però si sta dedicando anima e corpo.

Una conferma viene dagli ultimi dati sulle missioni istituzionali, disponibili sul sito del ministero dell’Istruzione. Le in­formazioni, negli altri dicasteri aggiornate quasi mensilmente, si fermano al novem­bre 2015. Ma sono piuttosto eloquenti. Da gennaio a novembre 2015, Faraone ha stabilito un record assoluto tra i 43 sottosegretari del Governo: 74 missioni.

In particolare, il deputato democratico ne ha fatte 53 in Sicilia: 31 in corrispondenza di un fine settimana. E in Sicilia, l’anno scorso, è cominciata una storica transu­manza per ingrassare le file renziane: ex forzisti, cuffariani, militanti di destra e autonomisti hanno trovato riparo sotto l’ampio ombrello democratico. Opera­zioni studiate, volute e portate avanti da Faraone. Che dunque riesce a conciliare questo scouting con le frequenti visite ufficiali in terra natia.

Scendendo nel dettaglio, sono 45 i «viaggi di servizio» a Palermo, dove Faraone risiede e manda avanti un’attivissima segre­teria politica. In sintesi: nel 2015, almeno una volta a settimana, spesso nel weekend, il leader dei renziani in Sicilia, è atterrato nel suo feudo politico per impegni ministeriali. Anche il costo di queste 74 missioni è da primato. Nessuno tra i 43 sottosegretari, ha verificato Panorama, spende tanto. Nella stragrande maggioranza dei casi, il ricorso alle trasferte istituzionali è modesto.

E gli importi rimborsati in un anno raramente superano i 10 mila euro. Le note spese del Rottamatore siculo, in quegli 11 mesi del 2015, ammontano invece a 31.549 euro. Soldi quasi sempre a carico della Camera. Il ministero, infatti, per le trasferte del sot­tosegratario spende «solo» 4.322 euro. Ma 1.211 euro sono stati impiegati per l’unica visita all’estero nel 2015: a Helsinki. Per il resto, si tratta di spostamenti in Italia. E, in particolare, a Palermo.

Un attivismo confermato dai dati sulle votazioni dei deputati. Da gennaio a no­vembre 2015, il sottosegrario s’è accomo­dato di rado sul suo scranno. Nell’88 per cento delle votazioni non era in aula, ma in missione. E da agosto a novembre del 2015 l’ideatore del «Big Bang» s’è addirittura eclissato. Non ha mai varcato l’emiciclo parlamentare: 2.396 votazioni, neanche una presenza. Faraone è stato sempre in missione per conto del ministero.

Nei suoi «viaggi di servizio» nell’i­sola, il sottosegretario siciliano ha tro­vato anche il tempo per svolgere attività meno istituzionali. Il 6 marzo del 2015, per esempio, comunica il sito del dicaste­ro, Faraone è in missione a Catania. Nel pomeriggio, però, presenzia a uno degli eventi più discussi degli ultimi tempi nella politica isolana: l’ingresso nel Pd degli ex autonomisti di Articolo 4. Nel suggestivo scenario delle Ciminiere di Catania, Fara­one officia il passaggio nei democratici di un intero gruppo dell’Assemblea regionale siciliane.

All’evento partecipa pure Lo­renzo Guerini, vicesegretario del Pd. Ma il protagonista assoluto dell’operazione è lui: Faraone. Che, smessi i panni del sottosegretario, diventa capopartito. Ma non è l’unico caso in cui gli impegni per il governo si assommano a quelli partiti­ci. Anche il 22 ottobre 2015 Faraone è in missione, sempre a Catania. Ma il pome­riggio corre alle Terrazza Ulisse, ancora in compagnia di Guerini, per officiare la nascita di un’altra costola democratica: Sicilia futura, movimento voluto da Salva­tore Cardinale, sempiterno volpone della politica isolana.

Il 21 settembre 2015 il sottosegretario è invece in missione a Palermo. Per lui è una data importante. Torna all’università nelle vesti di studente per tentare di supe­rare l’ultimo esame prima dell’agognata tesi. Per gli iscritti a Scienze politiche nel capoluogo è il più ardue del corso: Istitu­zioni di diritto privato. Un macigno che Faraone aveva già tentato di sollevare otto anni fa, ricevendo però una bocciatura.

Da allora la passione politica aveva prevalso sulla carriera universitaria. Fino all’anno scorso: Faraone trova il tempo per chi­narsi nuovamente sui manuali giuridici. Così, il 21 settembre 2015, durante una missione, il sottosegretario all’Istruzione e all’Università riprova a superare l’esame di Privato. Questa volta riesce nell’im­presa: tanto da meritare un bel 26. L’ul­timo voto segnato sul suo libretto, prima dell’agognata laurea. Quel titolo quasi raggiunto. Che gli causò qualche sberleffo all’epoca della nomina a sottosegretario: il suo diploma di perito chimico venne considerato inadeguato al ruolo da alcune associazioni di studenti e insegnanti.

Così, l’1 marzo 2016, Faraone si pre­senta al Dipartimento di Scienze politiche per discutere la sua tesi di laurea. Quattro giorni prima, il 26 febbraio, aveva però partecipato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Palermo. E in prima fila, accanto a lui, c’era il presi­dente della Repubblica: Sergio Mattarella.

Questa doppia veste, sottosegretario all’Istruzione e studente, non è passata inosservata. Gaetano Armao, già asses­sore all’Economia della Regione Sicilia­na, professore di Diritto amministrativo europeo proprio nella facoltà di Scienze politiche, attacca: «Il laureando Faraone viene a Palermo come rappresentante del ministero che finanzia anche la nostra università. E quattro giorni dopo consegue la laurea nello stesso ateneo. La sua pre­senza all’apertura dell’anno accademico è stata assolutamente inopportuna».

Per il resto, però, la laurea del sotto­segretario s’è svolta nella normalità. Il deputato ha discusso una tesi dal titolo: «Giuseppe Antonio Borgese: fede lettera­ria e politica di un siciliano illustre». Argo­mento ostico. Su cui magari avrà chiesto qualche consiglio al suo storico braccio destro: Gandolfo Librizzi.

Direttore di Big Bang Sicilia, strategica associazione ideata e guidata dallo stesso Faraone, ex collaboratore parlamentare all’Ars del rot­tamatore siculo e membro della direzione regionale del Pd, Librizzi adesso è capo di gabinetto dell’assessorato siciliano dell’E­conomia. Una professione a cui affianca la passione per la letteratura. È il più pro­lifico studioso vivente di Borgese, tanto da essere stato chiamato a presiedere l’o­monima fondazione. Convegni, saggi, presentazioni: Librizzi negli ultimi anni s’è adoperato in ogni modo per fare cono­scere il pensiero e le opere dello scrittore.

L’ultima sua fatica letteraria è «No, io non giuro». Sottotitolo: «Il rifiuto di Giuseppe Antonio Borgese, una storia antifascista». Un libro in cui, per 316 pa­gine, sviscera l’impegno politico dell’in­tellettuale. Lo stesso tema su cui, poco più tardi, si applicherà l’amico Faraone. Avrà fatto tesoro dei suggerimenti dell’amico studioso per redigere la sua tesi di laurea? Di certo, la commissione esaminatrice ha apprezzato molto il lavoro di ricerca del sottosegretario. Lo conferma il voto di laurea: un lunsinghiero 106.

Sul suo profilo twitter, Faraone si pre­senta così: «Sono un deputato, ma se mi chiamate onorevole vi tolgo il saluto». In compenso adesso potrà farsi chiamare dottore.

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