La guerra nel Pd per gli F-35

Ecco come i democratici si sono spaccati sull'acquisto dei 90 cacciabombardieri

F-35 in volo (Credits: Ansa)

Claudia Daconto

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Passata a larghissima maggioranza, all'interno del gruppo, la mozione che i deputati Pd proporranno agli altri partiti per chiedere che il governo non proceda all'acquisto dei contestatissimi 90 F-35 senza che il Parlamento si sia espresso nel merito, adesso i democratici, proprio sul merito della questione, dovranno tentare di ricompattarsi tra di loro.

La maggioranza sembrerebbe essere contraria a proseguire nel programma di sviluppo sottoscritto dal governo Berlusconi nel 2002 dopo un primo memorandum firmato dal ministro della Difesa del governo Prodi Beniamino Andreatta nel '98 e proseguito con gli accordi operativi per la produzione e la costruzione della fabbrica italiana di assemblaggio all'epoca del secondo governo Prodi.

Ma c'è anche uno zoccolo duro che agli aerei da guerra che dovrebbero rimpiazzare tutti i cacciabombardieri Tornado e Amx dell'Aeronautica e gli Harrier a decollo verticale della Marina non ci vuole rinunciare.

Tra loro, in particolare, Vincenzo Amendola, Andrea Manciulli, Antonello Giacomelli, Francesco Saverio Garofani, Andrea De Maria, Ettore Rosato e Federica Mogherini.

Dichiaratamente contrari, invece, Pippo Civati, Giovanni Cuperlo, Gero Grassi, Beppe Fioroni, Elena Carnevali, Alessandra Moretti, Teresa Piccione, Teresa Bellanova, Giampaolo Galli, Delia Murer, Barbara Pollastrini, Roberto Giachetti, Laura Garavini, Fausto Raciti, Filippo Fossati e Rosy Bindi. No agli F-35 anche per Enrico Gasbarra e Luisa Bossa che oggi hanno votato contro la mozione del Pd , passata con l'ok del gruppo con soli 4 contrari e 6 astenuti, dopo essersi battuti affinché il testo prevedesse una posizione di dissenso ancora più forte.

Renziani e lettiani sarebbero invece più defilati. Spaccati i bersaniani con l'ormai ex fedelissima Alessandra Moretti schierata per il “no” e il capogruppo Roberto Speranza su una posizione più “militarista”. Mentre l'ex segretario Pd Bersani ha preferito non partecipare a nessuno dei gruppi di lavoro anche se è nota la sua contrarietà all'acquisto perché “la nostra priorità non e la difesa, ma il lavoro”.

Mai visti ai gruppi di lavoro nemmeno Paolo Gentiloni e Francesco Boccia scivolato ieri sul tema con un tweet che ha innescato l'ilarità della Rete.

A guidare la schiera di chi dice “no” agli F-35, l'ex popolare Gero Grassi il quale, con Panorama.it, rivendica il ruolo di portavoce di un dissenso trasversale, diffuso soprattutto tra i deputati più giovani sia anagraficamente che per presenze in Parlamento, e che rischiava di non trovare espressione, ma anche quello di promotore della mozione votata oggi sulla funzione del Parlamento in merito a scelte strategiche che non possono essere affidate solo all'esecutivo.

Mi fa piacere che almeno si sia aperto un dibattito – spiega - su un'idea di difesa diversa da quella attuale basata sugli armamenti. La difesa dovrebbe invece servire a costruire e diffondere la pace. Adesso abbiamo sei mesi di tempo per ricompattarci su questa nuova prospettiva. Già il voto di oggi alla mozione, passata quasi all'unanimità, va in questa direzione”.  

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