Gli ex consiglieri lombardi e il vitalizio da non tagliare

La storia (e i numeri) di quanti hanno presentato il ricorso al Tar contro la legge regionale che riduce del 10% il loro assegno

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La sede della Regione Lombardia – Credits: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

Claudia Daconto

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Rinunciare a una percentuale simbolica di un privilegio che in tempi di crisi e dolorosi risparmi per tutti appare ormai non solo anacronistico ma anche ingiustificato? Macché! Gli ex consiglieri della Regione Lombardia vogliono tenersi stretto il loro vitalizio tutto intero. Anche quando, pur avendo versato contributi irrisori sono già arrivati a percepire cifre astronomiche. Come quell'ex consigliere che con 29mila euro se ne è aggiudicati, fino ad oggi, ben 450mila. Un diritto acquisito, secondo loro, che nessuno può togliergli. Nemmeno la legge regionale del 1 ottobre scorso che stabilisce un taglio medio del 10% sul loro assegno e contro cui hanno già fatto ricorso al Tar.

I conti della Regione

Ma a quanto ammonta la cifra che la Regione, e dunque i cittadini, è costretta a versare nelle tasche di chi ha occupato un seggio al Pirellone talvolta anche solo per pochi mesi? Secondo dati ufficiali dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale si tratta in tutto (pensione più vitalizio) di oltre 150 milioni di euro: più di quattro volte i contributi effettivamente maturati dai consiglieri (36.676.213 milioni). Solo i vitalizi costano ogni mese 620mila euro, 7,4 milioni di euro l’anno e a beneficiarne sono, attualmente, in 221 a cui si devono aggiungere almeno una cinquantina di coniugi superstiti con assegno di reversibilità.

La trattativa

Prima che la Regione ne deliberasse la sforbiciata, si era però tentata la via della trattativa. Tutto aveva avuto inizio con un ordine del giorno proposto dal Pd nel giugno del 2013. Nei mesi successivi il gruppo di lavoro ristretto sulla riduzione dei costi della politica le tentò tutte per piegare l'agguerritissima associazione di ex consiglieri presieduta dall’ex vicesindaco di Milano Luigi Corbani (per lui 34.127 euro lordi nel 2013). Fu proposta prima la riduzione del vitalizio in base al rapporto tra l’ammontare dell’assegno e i contributi versati poi quella per scaglioni. Ma niente da fare. Al massimo gli ex consiglieri avrebbero potuto cedere a un contributo di solidarietà, ma non a una revisione delle regole. “Non possiamo permetterci di toccare un contratto che è stato firmato” chiuse il discorso l'ex con l'assegno più consistente, Luciano Valaguzza, 6.300 euro al mese.

Cosa stabilisce la legge

Fallita la trattativa, il 1 ottobre scorso la Regione, “al fine della ulteriore riduzione dei costi della politica, del contenimento della spesa pubblica e della tutela delle finanze regionali”, deliberò comunque la modifica della normativa sull'assegno vitalizio (Legge Regionale 1 ottobre 2014, n.25). Ha stabilito che l'età necessaria per beneficiare del vitalizio passa da 60 a 66 anni, una decurtazione per scaglioni sull'assegno e il divieto di cumulo con stipendi per incarichi pubblici. Prendendo in esame solo la tabella relativa ai vitalizi diretti, i tagli vanno dal 5% su importi fino a 1.500 euro, all'8% fino a 2.500, al 10% fino a 3.500, al 14% fino a 4.500 e al 16% per importi superiori.

Il ricorso degli ex consiglieri

Troppo per 54 ex consiglieri che hanno fatto ricorso al Tar contro la Regione e il consiglio regionale appellandosi non solo alla Costituzione, ma anche al diritto europeo. “Il ricorso — si legge nella comunicazione dell’ufficio legale alla presidenza del consiglio regionale — è incentrato sulla individuazione di profili di illegittimità costituzionale delle norme di legge regionale su cui è basata la riduzione dei vitalizi. Viene lamentata la violazione del principio di intangibilità dei diritti acquisiti (nel caso di specie: il diritto acquisito dai ricorrenti alla percezione dell’assegno nella misura piena determinata secondo la normativa di riferimento) e parallelamente la violazione del principio del legittimo affidamento e della certezza e stabilità dei rapporti giuridici, che sarebbero determinati dall’effetto sostanzialmente retroattivo della riduzione”.

I “paperoni”

In cima alla classifica dei più pagati c'è Luciano Valaguzza, prima esponente della Dc e poi di Forza Italia, cui ogni mese finiscono in tasca 6.300 euro. Tra gli irriducibili “anti-taglio” l'ex sindaco comunista di Milano Piero Borghini (5.898 euro) e l'ex leader del Movimento studentesco Mario Capanna (3.159). Nell'elenco anche personaggi coinvolti in inchieste varie come l’ex vicepresidente del consiglio regionale del Pdl Carlo Saffiotti (38.393 euro) rinviato a giudizio per le spese pazze dei gruppi consiliari, l'ex tesoriere della Lega Alessandro Patelli (46.641 euro nel 2013) arrestato nel 2002 per una tangente da 200 milioni di lire per l'affare Enimont, e il cognato di Roberto Formigoni Giulio Boscagli (33.786 euro). Spiccano poi i nomi dell’ex ras della sanità pavese Gian Carlo Abelli (43.001 euro) e dell’ex deputato del Pci ed ex europarlamentare Giovanni Cervetti (28.697 euro). Tra gli “ex” della politica locale, l’ex assessore provinciale Maria Chiara Bisogni (25.279 euro), l’ex assessore regionale socialista Michele Colucci (47.829 euro) e l’ex governatore democristiano Giuseppe Giovenzana (39.219 euro). Mentre già percepiscono il vitalizio, pur ricoprendo ancora incarichi pubblici, l’attuale assessore alla Casa del comune di Milano Daniela Benelli (50.054 euro) e del consigliere a Palazzo Marino Roberto Biscardini (65.979 euro).

I casi clamorosi

Altri casi, ben più eclatanti, sono quelli relativi a chi, pur avendo versato contributi minimi, percepisce da anni una pensione da “paperone”. Come quell'ex consigliere cui sono bastati 29mila euro di contributi per mettersi in tasca, fino ad oggi, ben 450mila euro. O i 600mila euro spesi dai contribuenti per pagare prima il vitalizio e poi l'assegno al coniuge superstite di chi aveva versato solo 58.984 euro. E ancora, gli oltre 922mila (quasi 1 milione di euro!) che hanno arricchito il fortunato cui ne erano bastati 182mila per assicurarsi l'iscrizione di diritto nella “Casta”.

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