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Europee 2019: come funziona il Parlamento (e perché Di Maio corteggia i gilet gialli)

Le regole di Bruxelles impongono alleanze per contare in Europa. Quanto vale nelle urne il movimento che spaventa Macron

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Anna Migliorati

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Per contare in Europa bisogna conoscere l’Europa e le sue regole. L’ha imparato a sue spese il Movimento 5 Stelle ed ecco perché il partito di Di Maio ora punta all’alleanza con i gilet gialli in vista delle urne delle Europee 2019 di maggio, anche in Francia. Quando i Pentastellati approdarono la prima volta nell’emiciclo di Strasburgo rischiarono di restare isolati. Questa volta non vogliono arrivare impreparati. 

Ecco perché è un’alleanza imposta dall’Europa quella tra gli italiani del M5S e l’ala non violenta del movimento di protesta francese. O, meglio, dalle regole del Parlamento europeo. Sta qui il nodo del corteggiamento insistente sull’asse Roma-Parigi.

Come funziona il Parlamento europeo e il gioco delle alleanze

A maggio, quando tutti i paesi dell’Unione saranno chiamati alle urne, chi voglia avere un peso in Europa dovrà avere alleati. Come in ogni Parlamento che si rispetti anche nell’emiciclo di Strasburgo i posti chiave sono le poltrone nelle Commissioni. Per accedervi, però, gli europarlamentari devono far parte di un gruppo parlamentare e le normative parlano chiaro: gli eletti non sono organizzati per nazionalità ma per affiliazione politica e per formare un gruppo politico europeo sono necessari almeno 25 membri che rappresentino almeno un quarto degli stati membri.

Tradotto: servono alleati provenienti da almeno altri sei paesi europei. I parlamentari che non riescono a formare un gruppo, per quanto numerosi, vengono definiti membri non iscritti. Il che, nei fatti, si traduce in nessuna, o quasi, possibilità di incidere nell’agenda parlamentare.

Quanto valgono i gilet gialli nelle urne?

La caccia è aperta. Il M5S è alla ricerca di alleati forti e stabili in Europa, che altri partiti per tradizione hanno già. Se la Lega da tempo in Francia ha stretto un patto con il partito della famiglia Le Pen, sono i gilet gialli l’asse a cui punta oltralpe il partito Pentastellato.

Anche perché, secondo i dati dell’ultimo sondaggio di Eurobarometro, il sistema di monitoraggio dello stesso Parlamento europeo che raccoglie tutti i sondaggi dei paesi membri, al 23 gennaio 2019 in termini di voti i manifestanti francesi valevano il 10,3%.

Una percentuale non indifferente, visto che la discesa in campo era di poco prima e per il movimento francese si tratterebbe di un esordio che potrebbe tradursi anche in una crescita in vista di maggio. In ogni caso un bel pacchetto di eletti che andrebbe a sommarsi ai deputati che Di Maio, che non a caso con Di Battista si è messo al volante direzione Bruxelles, porterebbe dall’Italia per arrivare alla fatidica soglia di 25.

Potrebbero bastare, in linea teorica, anche solo cinque parlamentari purché provenienti da cinque paesi diversi. Ecco perché le alleanze in Europa lasciano spesso a desiderare quanto a patti di programma.

Di Battista Di Maio M5S

– Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Alleanze verso le Europee 2019: lo scacchiere

I gruppi politici dell’europarlamento oggi seduto a Strasburgo sono otto:

Gruppo del partito popolare europeo (Democratici cristiani)
Gruppo dell’alleanza progressista di Socialisti e Democratici
Gruppo europeo dei conservatori e riformisti
Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa
Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea – Sinistra verde nordica
Gruppo verdi/Alleanza liberale europea
Gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta
Europa delle nazioni e libertà

Il gioco delle alleanze i Pentastellati a Bruxelles lo hanno imparato sulla loro pelle. Dopo i primi momenti di sbandamento dopo l’elezione del Parlamento ora insediato, gli eurodeputati grillini fanno parte del Gruppo della libertà e della democrazia diretta (EFDD) ma il futuro è tutto da vedere. Dallo stesso gruppo si è sfilata ormai da tempo la Lega di Salvini e ad oggi l’EFDD rappresenta sette paesi, il minimo consentito.

Senza contare che la Brexit potrebbe costare cara al partito di Di Maio sia per rappresentanza sia per numero di eletti: co-presidente del gruppo a Strasburgo è il britannico Nigel Paul Farage e suoi i parlamentari più numerosi. Pronti, però, a fare le valigie.

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