Amministrative a Roma: il M5S vuole la giunta co.co.pro

Il leader del M5S Luigi Di Maio annuncia che se Virginia Raggi sarà sindaco i suoi assessori lavoreranno a tempo determinato. I primi nomi

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Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio con Virginia Raggi – Credits: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Maria Franco

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Assessori romani a tempo determinato. Nove e non più dodici. È l'ultima trovata in casa 5Stelle che vuole così trasformare il rimpasto di giunta da emergenziale in intervento strutturale. Come se amministrare una città fosse uguale a guidare il proprio gruppo alla Camera e al Senato dove chi svolge quel ruolo nel M5S viene sostituito ogni sei mesi.

A meno di una settimana dal voto ad annunciarlo in tv è il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Nella Capitale, l'idea è questa, se per caso l'assessore alla "Riorganizzazione delle partecipate" non dovesse farcela a riorganizzarle entro un tempo prefissato, sarà costretto a lasciare il posto a qualcuno presumibilmente più capace di lui.

Ma allora cosa accadrà? Si fisserà un nuovo tempo massimo e così all'infinito o verrà mantenuto quello precedente così che il nuovo assessore dovrà ingaggiare una guerra senza quartiere contro il tempo per non essere anche lui eliminato? E quanti sono i professionisti dei vari settori disponibili a sottoporsi a un pressure test del genere? Ma soprattutto, Luigi Di Maio e Virginia Raggi sanno che non esiste una fattispecie di contratto del genere per gli assessori? Cosa si ritroverebbero a firmare al momento dell'accettazione della delega: un'assunzione a progetto o per lavoro stagionale?

Oggi comunque la candidata sindaco grillina ha presentato non i nomi della giunta che in caso di vittoria l'accompagnerà in Campidoglio, bensì la struttura della giunta. Oltre alla "Riorganizzazione delle partecipate”, gli altri assessorati saranno alla “Persona, scuola e comunità solidale”, “Bilancio, risorse economiche e patrimonio”, “Sostenibilità ambientale, “Città in movimento”, “Crescita culturale”, “Sviluppo economico turismo e lavoro” e “Qualità della vita, sport e politiche giovanili”. Qualche nome sta già circolando, ma nulla di certo.

Per la cultura si parla di Claudio Santamaria, protagonista del film super celebrato da critica e pubblico “Lo chiamavano Jeeg Robot” e che sarà ospite della chiusura della campagna elettorale a Piazza del Popolo. Un altro personaggio noto, che avrebbe dato la propria disponibilità ma con riserva è Damiano Tommasi, ex calciatore della Roma. A occuparsi di urbanistica e infrastrutture potrebbe essere l'avvocato Vincenzo Perticaro, che ha già collaborato con Roberta Lombardi a Montecitorio. In lizza anche Marilisa Magno, che ha lavorato alla relazione prefettizia sul Comune di Roma e il docente Luciano Vasapollo, anch'essi molto vicini alla deputata pentastellata.

Il problema è che trattandosi di personaggi della società civile, che hanno già altri lavori e in alcuni casi anche molto meglio retribuiti di quello di assessore, prima di accettare pare che tutti stiano aspettando di vedere come vanno le cose. Almeno in questo caso perché, invece, a Roberto Giachetti, che ha attinto altrettanto dalla società civile, hanno già detto tutti di sì a carte coperte. Una delle ragioni per cui il M5S ha deciso di non ufficializzare i nomi è questa.

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L'altra è la preoccupazione per gli eventuali effetti negativi che rischia di avere sull'opinione pubblica ciò che la stampa potrebbe scoprire su di loro come è stato nel caso di Raggi e delle collaborazioni con lo studio che ha difeso Previti e la società collegata a Panzironi, imputato nel processo per Mafia Capitale, entrambe omesse dal suo curriculum.

La granitica convinzione di avere già in mano la vittoria ha cominciato da qualche tempo a sbriciolarsi e perde pezzi ogni giorno che passa. Virginia Raggi avrebbe deluso molti di quelli che l'hanno sempre sostenuta. Il mini direttorio composto da parlamentari e consiglieri regionali ha rappresentato l'estremo, ma forse tardivo, tentativo di correre ai ripari. Qualcuno è arrivato a sostenere che se la campagna elettorale fosse durata un'altra settimana, lei avrebbe addirittura rischiato di restare fuori anche dal ballottaggio.

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