Elezioni Regionali 2015: cosa cambia da oggi

La frenata del Pd, l'exploit della Lega e del Movimento 5 stelle: le conseguenze della tornata elettorale

Regionali-Serracchiani

Debora Serracchiani, durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni regionali - Roma 1 giugno 2015 – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Claudia Daconto

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Finisce 5-2 per il centrosinistra. Ma per Matteo Renzi si tratta comunque di una brusca frenata. Dai fasti del 40% di un anno fa alle Europee, il suo Pd arretra molto e perde la Liguria. Riconquista la Campania, ma la vittoria di Vincenzo De Luca era l'unica di cui il premier avrebbe fatto volentieri a meno. Va un po' peggio del 6-1 di cui si parlava all'inizio della campagna elettorale e un po' meglio del 4-3 paventato, ma solo per far risaltare di più l'eventuale 6-1, negli ultimi giorni.

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Chi si augura contraccolpi nel governo però resterà deluso: non ce ne saranno semplicemente perché, come avevamo già spiegato qui, nessuno vuole andare al voto anticipato. Anzi, probabilmente Renzi accelererà ancora di più sulle riforme e si farà vedere sempre più spesso a Bruxelles. Piuttosto il presidente del Consiglio dovrà vedersela con il suo partito e la minoranza interna guidata dai vari Bindi, D'Attorre, Fassina. Lo scambio d'accuse sulla responsabilità del “flop” è già partito.

Campania e Liguria

Anche se da una parte il centrosinistra ha vinto e dall'altra ha perso, i due risultati che preoccupano di più Matteo Renzi sono la Campania e la Liguria. La vittoria di Vincenzo De Luca in Campania è la prova che nel Pd c'è ancora spazio per nuove leadership (a livello locale quella di De Luca dura da decenni) in grado di contendere lo scettro all'attuale segretario premier. La sconfitta in Liguria, invece, è la prova che la guerra interna può solo fare del male al Pd (e allo stesso Renzi) per cui prima o poi qualcuno dovrà andarsene. Anche perché né il tentato “sabotaggio” subito da De Luca ad opera di Rosy Bindi con i suoi “impresentabili”, né quello di cui ha fatto le spese Raffaella Paita in Liguria da parte di Luca Pastorino e dei suoi sostenitori, potranno restare senza conseguenze.

Oggi il segretario dem non caccerà nessuno. Ma domani quei nomi saranno esclusi dalle liste per le politiche del 2018. Questa sarà la sua vendetta. Per cui, se è vero che la Liguria doveva essere un “laboratorio nazionale” e che il 9% di Pastorino è un buon risultato, chi glielo fa fare ai vari Bersani, Cuperlo, Bindi, Speranza, D'Attorre, Fassina di restare nel Pd se l'Italicum dà loro la possibilità di piazzarsi in Parlamento anche solo con il 3%?

Il nodo della leadership del centrodestra

Sul fronte del centrodestra, invece, i risultati delle regionali hanno detto che vince (Liguria) o comunque funziona bene (Umbria) dove si presenta unito; che se in Puglia Francesco Schittulli è andato meglio di Adriana Poli Bortone sostenuta da Forza Italia, alla fine entrambi sono stati surclassati dalla candidata grillina; che la Lega prende più voti di Forza Italia ma che sia in Liguria, dove la vittoria di Giovanni Toti ha il peso politico più elevato di questa tornata elettorale, che in Umbria, dove un moderato come Claudio Ricci ha sfiorato l'impresa di strappare la regione più rossa d'Italia al Pd e alla governatrice uscente Catiuscia Marini, per vincere, o quasi, è servito ancora Silvio Berlusconi. E che quindi la competizione per la guida del centrodestra, che Matteo Salvini è convinto di poter rivendicare per sé, è invece apertissima.

Sul fronte Lega altre due osservazioni: la prima, l'affermazione schiacciante di Luca Zaia, che ha praticamente doppiato la candidata dem Alessandra Moretti, ha dato ragione alla decisione di Salvini di puntare tutto su di lui a costo di sacrificare il sindaco di Verona Flavio Tosi; la seconda (e più siginificativa), è che che la Lega dell'"altro Matteo" è riuscita a sfondare la linea del Po strappando un clamoroso secondo posto in Toscana con Claudio Borghi.

Il successo dei grillini senza Grillo

Nel frattempo il M5s è diventato primo partito in Puglia, Campania e Liguria. Non c'è dubbio che si tratti della forza politica più in salute. La ricetta "meno piazza più televisione" ha funzionato e l'assenza di Beppe Grillo dalla campagna elettorale è risultata strategica. L'esito più sorprendente è quello pugliese dove il M5s non si era mai presentato e dove è riuscito, con Antonella Laricchia, a superare il centrodestra balcanizzato. Se domani si votasse con l'Italicum, il Pd se la dovrebbe vedere al ballottaggio proprio con il M5s.

Astensione record

Tuttavia, come ormai si dice sempre più spesso, il vero vincitore anche di queste elezioni, è l'astensionismo. Ieri è andato a votare poco più di un elettore su due. L'affluenza si è fermata al 52,2%. 10 punti in meno rispetto alle scorse regionali. Lo scorso anno, alle Europee, votò il 58,7% degli aventi diritto. Nessun partito, compreso il M5S, è stato in grado di invertire una tendenza ormai consolidata. La distanza tra politica e cittadini è ancora più profonda. Le regionali non erano forse un campo attraente. Eppure le polemiche delle ultime settimane avevano acceso la competizione. Lasciando evidentemente freddi i cittadini. A riprova del fatto che i politici non riescono più a parlare di ciò che interessa davvero la gente e che la politica è avvitata in polemiche autoreferenziali che disgustano l'opinione pubblica. Il ponte di mezzo, poi, non ha aiutato.. Prima o poi bisognerà pensare ad allestire i seggi anche ai caselli autostradali.

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