Elezioni al Quirinale: voti, alleanze e qualche veleno

Spifferi, retroscena, battutine e colpi di scena della prima sessione di voto

Quirinale: al via prima votazione per presidente ++

Il presidente della Camera Laura Boldrini con la vice presidente Valeria Fedeli nell'Aula della Camera per la prima votazione per eleggere il presidente della Repubblica, Roma, 29 gennaio 2015 – Credits: ANSA /Ettore Ferrari

Laura Maragnani

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Nulla di fatto. E si sapeva, ovviamente, che la prima votazione sarebbe andata così. Delle quattro ore di rituale estenuante -  la chiama, l’insalatiera, lo spoglio soporifero –  restano più che altro le immagini: spettacolari. Rosi Bindi raggiante. Anna Finocchiaro con un sorriso impietrito. Piero Chiamparino con un guizzo sadico a illuminare, a tratti, un cipiglio cupo. E Casini che sorride e che scherza, ma che già, dicono i suoi, medita vendetta mentre i leghisti ridono, e scherzano, e invocano: almeno dateci un comunista serio da combattere!

A viverla sul velluto rosso del Transatlantico, dalla parte dei peones, è stata una giornata confusa e inutile, allegra e insieme cupa. Tutto un annusarsi reciproco. Un gran calcolare di voti e alleanze. Fin dal mattino quelli del Pd erano i più compatti, dopo il grande discorso di Renzi ai suoi: Mattarella è il candidato del Pd, l’unico che abbiamo. Non vi illudete che, se cade Mattarella, poi arriva Veltroni o qualcun altro. Intesi?

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Veltroni o Fassino

Intesi. Infatti i veltroniani – ne esiste ancora qualcuno – sfilano per il Transatlantico con un’aria da sfinge. Racconta la leggenda che su Veltroni l’accordo con il Cavaliere era già concluso, bastava solo che Renzi ufficializzasse il nome: ma Renzi non l’ha fatto. E nemmeno, siamo onesti, ha pronunciato il nome che si aspettavano i fassiniani, ossia quello di Piero Fassino, attuale sindaco di Torino e presidente dell’Anci.
Fassino medesimo a se stesso credeva molto, e, a differenza di Veltroni, da giorni si spendeva apertamente per procacciarsi voti e sostegno. Raccontano in Transatlantico che a Renzi aveva portato pure il via libera di Mediaset e il gradimento di Forza Italia. Raccontano che a mettersi di traverso è stato "nientepopodimeno" Bersani.
E dunque, fine della candidatura Fassino.

Con soddisfazione, dicono i peones piemontesi, di Piero Chiamparino, presidente della regione Piemonte, altro Pd, ex ds, ex pci come Fassino, e come lui molto convinto di essere in corsa per il Quirinale. A vedere Fassino in vantaggio gli era venuto, narrano i pettegoli, un mezzo colpo. Ora si aggira per Montecitorio con aria palesemente sollevata.
Quanto a Bersani eccolo, con un sorriso un po’ tirato – in effetti a lui il Quirinale non sarebbe dispiaciuto affatto – ma ha palesemente l’aria che comunque gli va bene così; la candidatura del costituzionalista Mattarella, che piace anche ai Civati, a Sel, agli ex grillini, a quel che rimane di Scelta Civica, è una sua vittoria a prescindere.

Il tramonto di Casini

Pure Rosi Bindi sorride un sacco, oggi, e con lei tutti gli ex che vengono dalla sinistra dc della prima Repubblica.
Pierferdinando Casini sorride un po’ meno.
Casini fino all’altro giorno era il candidato ufficiale del blocco Berlusconi-Alfano, era la bandiera di Forza Italia e Ncd: tramontata. Da buon democristiano maschera bene la delusione, e assicura che voterà Mattarella; chi lo conosce bene, però, garantisce che già medita democristianamente vendetta.

Anna Finocchiaro e l'amore che fu

I leghisti, intanto, ridono. Luca Zaia annuncia che voteranno "per Vittorio Feltri", e questa è la lapide che cala sull’amore che fu per Anna Finocchiaro, la donna che fino all’Italicum era la candidata, sia pure Pd, che Calderoli e Maroni erano pronti a votare più volentieri. Calderoli, in Senato, la amava particolarmente: erano due esperti di affari costituzionali, due mastini dei regolamenti, due avversari rispettosissimi l’uno dell’altra. Poi, la convulsa approvazione della nuova legge elettorale li ha violentemente portati a scontrarsi su emendamenti, controemendamenti, regolamenti e coordinamenti. E a Finocchiaro è rimasta come sponsor solo la ministra Boschi, a lei molto grata per l’aiuto ricevuto in aula. Anche a Forza Italia, dicono, non sarebbe dispiaciuto votarla. Ma il marito della Finocchiaro, Melchiorre Fidelbo, ha un processo in corso in Sicilia per gli appalti alla sanità. E Renzi ha scelto un altro candidato ufficiale.

I leghisti ridono, scherzano, hanno l’aria di divertirsi un sacco. Il senatore Johnny Crosio, che è il giamburrasca del gruppo, si chiede con l’occhio furbo come possano, quelli di Ncd, votare per Mattarella: "è siciliano, sì, ma non è dei loro". Risatina. "In Sicilia si scatenerebbe un dramma". Risatona. "Qui ci sono logiche siciliane che manco ci immaginiamo". Risata a singulto.

In effetti quelli di Ncd in giro non si vedono. Alfano è a colloquio con Berlusconi. Gli altri si defilano in fretta. E quei pochi che non si defilano, come Schifani, non sembrano molto in vena di scherzare. A fine giornata annunciano che voteranno scheda bianca a oltranza.

I Cinque stelle bellicosi

I Cinque stelle votano «Imposimato», come annuncia con aria bellicosa Laura Bottici, questora del Senato, mentre dietro di lei sfila via rapida la deputata Pd Sandra Zampa, con un’aria arrabbiatissima: era la portavoce di Romano Prodi, e Prodi, già sconfitto amaramente nel 2013, oggi è relegato al secondo posto anche nelle quirinarie di Grillo. Ha fatto un comunicato per chiamarsi fuori da questo teatrino.

Il pomeriggio volge al termine. Ciò che resta di Scelta Civica, nelle sue varie declinazioni, vota «tranquillamente e compattamente per Mattarella» come assicura il senatore Alessandro Maran.

Come finirà?

E Forza Italia cosa farà? Se lo chiedono tutti. Cosa annuncerà Berlusconi ai suoi? Fiato sospeso. Poi in Transatlantico arriva il senatore Antonio Razzi, l’ex Idv convertito al più ardente amore berlusconiano: nell’assemblea dei parlamentari forzisti, annuncia quasi sotto choc, "il Cavaliere ha annunciato che il patto del Nazareno è finito". Dice che ci sono stati grandi applausi da parte di tutti. Che i senatori Augusto Minzolini e Cinzia Bonfrisco l'hanno abbracciato e baciato davanti a tutti.

A sapere tutto ciò, in Transatlantico, sui divani dove stazionano i parlamentari Pd c’è una specie di ola. Tutti si congratulano l’uno con l’altro per la scelta, furbissima, di candidare Mattarella: un vero colpo di genio renziano, capace di mettere Forza Italia con le spalle al muro. Questo è quello che pensano, e che dicono. Prima di andarsene, però, passa Minzolini e sibila: «Vedremo se Mattarella ha davvero i voti». Vedremo.

Gli ultimi sussurri della giornata, prima di andarsene finalmente a casa, sono questi: a Mattarella sarebbero mancati 70 voti da parte dei ribelli del Pd, ma la rottura con Forza Italia restituisce a Renzi un partito orgogliosamente compatto. In ogni caso, ci sarebbero già 30-40 voti forzisti pronti a sostenere sottobanco il candidato renziano. Fuori da Montecitorio, e dalla sua grande ammuina, cade una pioggia fredda, e dura, e implacabile.



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