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Politica

Elezioni politiche italiane 2018: i sondaggi

M5S primo partito, Pd in calo; sale il centrodestra. Il ruolo di Silvio Berlusconi al centro della politica italiana

L'importanza di avere un leader. Oggi facciamo due osservazioni sull'importanza della leadership per il risultato elettorale delle politiche del 2018.

Le osservazioni ruotano attorno al ruolo di Silvio Berlusconi.

Come ha sottolineato Ilvo Diamanti su Repubblica, il leader di Forza Italia è l'unico in Italia ad avere la capacità di creare e tenere insieme una coalizione politico-elettorale compatta, come ha ampiamente dimostrato nelle elezioni siciliane del novembre 2017.

La coalizione di centrodestra è dunque l'unica che arriverà alle elezioni con una certa capacità di tenuta e, grazie alla leadership, con la capacità di attrarre l'elettorato di tutte le sue componenti, da quelle moderate di centro a quelle di destra-destra.

La seconda osservazione che ci suggerisce Diamanti, è ancora più significativa. Riguarda la fiducia che Berlusconi come leader ottiene oggi: stabile attorno al 30%. Ma anche il fatto che questa fiducia la ottiene anche fra elettori di centrosinistra. Che gli riconoscono soprattutto le sue doti di mediatore.

In questa situazione il ragionamento di Diamanti è il seguente: Berlusconi ha il centrodestra dalla sua, ma - visto che con il Rosatellum bis sarà molto difficile per il vincitore delle elezioni governare senza alleanze - (Quanto bisogna vincere per governare?) con pezzi esterni al proprio schieramento - gli viene anche riconosciuto un ruolo di mediazione per creare alleanze adeguate a formare un governo dopo le elezioni.
Un ruolo di tessitore che nessun altro leader della politica italiana è in questo momento in grado di ricoprire.

La media dei sondaggi calcolata da Youtrend, 8 novembre 2017:

M5 Stelle 27,6%
Pd 25,5%
- Lega Nord 15,0%
- Forza Italia 14,9%
- Fratelli d’Italia 4,7%
Centrodestra 34.6%

Mdp 3,0%
Ap 2,0%
Si 2,3%

La media dei sondaggi pubblicata da Youtrend relativa al 2 novembre 2017:

M5 Stelle 27,7%
Pd 26,7%
- Lega Nord 14,8%
- Forza Italia 14,3%
- Fratelli d’Italia 4,7%
Centrodestra 33.8%

Mdp 3,2%
Ap 2,4%
Si 2,3%

1 giugno 2017, sondaggio SWG

Forza Italia: 11,8%
Lega Nord: 13,6
Fratelli d'Italia: 5,0%

M5s: 27,8%

Pd: 29,5%

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1 giugno 2017, sondaggio Index Research per Piazzapulita (La7)

Forza Italia: 13%
Lega Nord: 12,9%
Fratelli d'Italia: 4,6%

M5s: 29,2%

Pd: 26,6%

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29 maggio 2017 sondaggio EMG Acqua per il TG La7

Forza Italia: 13%
Lega Nord: 12,9%
Fratelli d'Italia: 4,6%

M5s: 29,9

Pd: 27,5%

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28 maggio 2017, Sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera

Forza Italia: 13,2%
Lega Nord: 12,8%
Fratelli d'Italia: 4,6

Pd: 30,4%

Movimento 5 Stelle: 30,5%



QUANTO BISOGNA VINCERE PER GOVERNARE

Il contesto più convincente è stato disegnato da Roberto D'Alimonte professore alla Luiss di Roma e fondatore del Cise (Centro Italiano Studi Elettorali) sul Sole 24 Ore il 15 ottobre 2017 e poi approfondito sul blog del Cise-Luiss il 27 ottobre. D'Alimonte ha calcolato quanto servirebbe a una coalizione per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e al Senato: in sostanza per avere i numeri per governare.

Dalle simulazioni si ricava che, molto probabilmente, la vittoria elettorale non basterà alla coalizione vincente per governare.

CAMERA

Per ottenere una maggioranza assoluta alla Camera (316 seggi), una qualsiasi coalizione deve vincere almeno il 55% dei seggi nell'uninominale e il 50% dei seggi nel proporzionale (in questo caso otterrebbe 326 seggi) o il 60% nel maggioritario e il 45% nel proporzionale (318 seggi). Sono ipotesi realistiche?. Ricordiamo che il Rosatellum bis assegna alla Camera 386 seggi proporzionali e 232 seggi maggioritari, 12 nella circoscrizione estero (nella simulazione di D'Alimonte sono inseriti 5 seggi di questi ultimi, resterebbero quindi da assegnarne 7).

SENATO

Al Senato, servirebbe il 50% dei seggi sia nella quota maggioritaria sia in quella proporzionale: così si otterrebbero 158 seggi sui 315 totali del Senato. (Al Senato, il Rosatellum assegna 109 seggi in collegi uninominali; 200 in collegi proporzionali, oltre a 6 della circoscrizione estero).

UNA MAGGIORANZA PER UNO DEI TRE POLI DALLE URNE? NON È REALISTICO

Ha scritto in proposito D'Alimonte:

«Nella storia della Seconda Repubblica non è mai successo che una coalizione sia arrivata al 50% dei voti proporzionali alla Camera. Questa percentuale è stata sfiorata dai due poli nel 1994 e dalle coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra nel 2006. Ed erano i tempi del bipolarismo, mentre oggi il formato del sistema partitico è tripolare. Quanto ai collegi uninominali utilizzati tra il 1994 e il 2001, i picchi sono stati registrati dalle coalizioni di Berlusconi nel 1994 alla Camera (63,7%) e al Senato nel 2001 (65,5%). Nessuno è mai arrivato al 70%.»

IL PIENO NEI COLLEGI MAGGIORITARI

«Cosa fa pensare che a marzo del prossimo anno uno dei tre poli possa arrivare a queste percentuali? Per essere ancora più precisi prendiamo come punto di riferimento la percentuale ottenuta dalla Casa delle Libertà di Berlusconi nel 2001 al Senato, e cioè il 65% dei seggi maggioritari. Se uno dei tre poli ripetesse questo exploit alle prossime politiche dovrebbe comunque arrivare ad ottenere alla Camera il 45% dei voti proporzionali per riuscire ad avere 330 seggi e la stessa percentuale al Senato per avere 165 senatori. Certo, non si può escludere del tutto che questo avvenga. Ma che probabilità è realistico assegnare ad un evento del genere?»

Sempre secondo D'Alimonte, andrà tenuta in considerazione l'eventuale dispersione dei voti, i voti, cioè, dati a i partiti che non raggiungono la soglia del 3% e che quindi verranno ridistribuiti ai partiti sopra la soglia. Più è alta la dispersione più alta la quota aggiunta di seggi che influenzerà il risultato. Inoltre, ci sono i calcoli sui collegi uninominali, su come verranno distribuiti, con il nord a favore del centrodestra, il centro Italia del centrosinistra e il sud, dove la partita potrebbe essere aperta.

È quindi davvero difficile pensare a una delle coalizioni che esca vincitrice nel senso di dotata dei seggi necessari per governare da sola.

ECCO COME SI VINCE DAVVERO

Interessante però anche la simulazione pubblicata da Youtrend un paio di settimane fa. Conferma la sostanziale incertezza-difficoltà a raggiungere la maggioranza assoluta da parte del vincitore delle elezioni, quindi la buona probabilità di una sostanziale parità di forze in Parlamento.

Anche se un risultato molto netto a favore di uno dei tre poli, potrebbe arrivare a generare una maggioranza assoluta. Come quello registrato alle Europee del 2014 quando i partiti della coalizione che oggi potremmo ipotizzare si crei attorno al Pd ottenne l’equivalente il 46% dei voti e, contemporaneamente il centrodestra si fermò al 26,7% e il M5S al 21,6%. Un risultato così, porterebbe la coalizione vincitrice a un probabile trionfo anche in termini di seggi, che Youtrend ipotizza in 386 seggi.

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