Politica

Cos'hanno detto le elezioni in Abruzzo (vinte dal centrodestra)

Chi ha vinto, chi ha perso e se il trionfo di Marsilio (e della Lega di Salvini) avrà rivolti anche a Palazzo Chigi

Marco-MArsilio-Abruzzo-elezioni

La vittoria nelle elezioni regionali in Abruzzo del centrodestra e del neo governatore, Marco Marsilio, non ha colto di sorpresa commentatori ed analisti. Una certa tendenza si può dire che fosse nell'aria, ma nessuno si aspettava tanto (nel bene e nel male) da questo o quel partito. Ed i numeri (reali, non più sondaggi) hanno parlato chiaro.

Trionfa la Lega di Salvini

(Regionali 2014 - assente; Politiche 2018 -13,8%; Regionali 2019 - 27,5%)

La vittoria del centrodestra ha un nome: Matteo Salvini. Impressionante la cavalcata del Ministro dell'Interno e del suo partito che ha raddoppiato i consensi in 11 mesi passando dal 14% al 28% in una elezione in cui il candidato governatre ed altre figure importanti non erano e non sono leghisti ma più legati agli altri partiti della coalizione. Un risultato che soprattutto certifica la trasformazione salviniana da quello che era stato (per anni) un partito "del Nord" in un partito nazionale capace di raccogliere consensi anche al sud. E questo, alle prossime europee e politiche, conterà parecchio. 

Movimento 5 Stelle tra flessione e riflessioni

(Regionali 2014 - 21%; Politiche 2018 - 39,9%; Regionali 2019 - 19,7%)

"Abbiamo più o meno ottenuto lo stesso risultato delle regionali di 5 anni fa". La difesa dei grillini nel giorno in cui il partito in Abruzzo passa dal 40% al 20% sa molto di dichiarazione stile prima Repubblica, quando nessuno, per un motivo o per l'altro usciva sconfitto dalle varie tornate elettorali. La conquista del Reddito di Cittadinanza (non ancora entrato in vigore) non basta a coprire le difficoltà di un intero movimento che sta pagando la sua prima volta al Governo (oltre che la superiorità del suo alleato di Governo). "Nessun rimpasto, si va avanti così" filtra oggi dai grillini che però devono invertire una tendenza negativa in vista delle europee del 26 maggio. Le prime due mosse (il ritorno sulla scena di Di Battista e la possibile alleanza con i Gilet Gialli in Francia) hanno creato più danni che altro. L'emorragia è ancora in corso.

Notizie del Pd?

(Regionali 2014 - 25,5%; Politiche 2018 -13,8%; Regionali 2019 - 11,1%)

E' vero. L'11% con cui il Partito Democratico chiude le urne è un risultato bugiardo, falsato dalle diverse liste civiche che hanno frammentato il voto di centrosinistra. Ma la sensazione è che oramai il Pd sia un partito in attesa. In attesa di un segretario che dia una linea precisa, anche nel fare opposizione. In attesa di una scintilla. Di una scossa (Calenda?). Ecco: il Pd oggi è una macchina con la batteria scarica. Ferma, ad osservare lo scorrere della vita politica che passa. Spettatore e non protagonista. E con al suo interno questioni di leadership e rancori del passato non ancora risolti. Le primarie sono vicine. E' forse l'ultima spiaggia.

Le fatiche di Forza Italia

(Regionali 2014 - 16,7%; Politiche 2018 -14,4%; Regionali 2019 - 9,2%)

Per un partito abituato a primeggiare vedere per la prima volta in 25 anni i propri consensi sotto le due cifre dovrebbe far riflettere. Forza Italia è al 9%. Forza Italia vale in Abruzzo oggi un terzo della Lega. I rapporti di forza all'interno della coalizione di centrodestra sono chiari, anche troppo. Berlusconi e la sua ennesima discesa in campo con una campagna elettorale impegantiva in cui il leader e fondatore si è speso in prima persona come poche altre volte in passato, non hanno fermato il calo. Restano le incognite sul futuro, la questione "Toti" e, soprattutto, le elezioni europee che saranno forse uno spartiacque, storico. E, su tutto, una domanda: Berlusconi saprà essere in grado di gestire il nuovo ruolo di alleato di "minoranza"?

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