Politica

Elezioni 2018: il caso Pesaro, simbolo del disastro del Pd e di Renzi

Il ministro dell'Interno Marco Minniti sconfitto dal grillino "impresentabile" Andrea Cecconi. Ecco cosa è successo e cosa significa

Marco Minniti e Andrea Cecconi

Simona Santoni

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Le Marche, nelle elezioni politiche del 4 marzo, hanno lasciato molti a bocca aperta, soprattutto in casa Partito democratico. La regione storicamente di centrosinistra ha visto l'avanzata travolgente del Movimento 5 Stelle, seguito dal centrodestra, col Pd al terzo posto. Da Pesaro emerge la debacle più sonora per Renzi & Co.: i pesaresi hanno preferito il candidato "impresentabile" grillino Andrea Cecconi, coinvolto nello scandalo "Rimborsopoli", piuttosto che il ministro uscente del Pd Marco Minniti.

Ecco cosa è successo e cosa significa. 

I risultati elettorali di Pesaro

Pesaro è una città guidata da un'amministrazione di centrosinistra dal 2014, con primo cittadino Matteo Ricci del Pd. Ed è un proprio un ex sindaco di Pesaro il presidente della Regione Marche, il dem Luca Ceriscioli, eletto nel 2015.

Queste premesse non sono servite a tenere alto lo stendardo del Pd nella città di Rossini. L'uomo della sicurezza del Pd, il ministro dell'Interno Marco Minniti, ha registrato infatti una rovinosa caduta, battuto da una sorta di non-candidato. Nel collegio uninominale di Pesaro per la Camera è stato sconfitto dal deputato pentastellato Andrea Cecconi, espulso dal M5S per i bonifici truccati sui rimborsi.

Cecconi ha vinto con 48.423 preferenze pari al 34,98% dei voti. Seconda è arrivata Anna Maria Renzoni Bezziccheri del centrodestra con il 31,53%. Minniti si deve addirittura accontentare della medaglia di bronzo, terzo con il 27,69%.

Chi è Andrea Cecconi, l'impresentabile del M5S

34 anni, pesarese, dal 2014 deputato per le Marche per il Movimento 5 Stelle, Andrea Cecconi è finito al centro dello scandalo "Rimborsopoli" che ha coinvolto i grillini. 

Grande amico di Di Maio e Casaleggio, Cecconi ha creato non pochi problemi al Movimento, tanto da essere stato espulso per i bonifici truccati sui rimborsi.
Meno di un mese fa su
l suo profilo facebook aveva scritto: "Vi comunico che ho già deciso di rinunciare alla mia elezione". Aveva quindi ammesso un ritardo nella restituzione di soldi prevista dal M5S, "dovuto a motivi di natura personale, che penso che nessuno possa essere in grado di giudicare, e sui quali non mi dilungo". Sul blog pentastellato è stato comunicato a febbraio che Cecconi aveva "immediatamente proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito", e che era stato deferito dai probiviri

Eletto al collegio uninominale di Pesaro e anche come capolista al proporzionale nel collegio Marche 2, che comprende il nord della regione, Cecconi ora è "scomparso". "È in silenzio stampa" dicono dal M5S nelle Marche. "Di Maio gli ha chiesto di dimettersi".
Cecconi finora non ha fatto sapere nulla sulle sue intenzioni e ha cancellato i suoi profili social. In un post di qualche giorno fa aveva pubblicato una foto che lo ritraeva in montagna con la moglie. 

Cosa significa il risultato di Pesaro

Secondo Matteo Renzi, segretario quasi dimessosi del Pd, il "vento estremista" ha travolto il voto degli italiani. Cita proprio il caso di Pesaro, nel sul commento al voto al Nazareno: "Il simbolo di questa campagna è l'assoluto stridente contrasto in uno dei collegi, mi riferisco a Pesaro. Abbiamo candidato un ministro che ha fatto un lavoro straordinario contro un candidato M5S impresentabile per loro stessa ammissione, che è riuscito ad avere la meglio contro ogni valutazione di merito".

Minniti perde in un collegio roccaforte storica della sinistra, per mano di un impresentabile e di una misconosciuta. Cosa significa tutto ciò? Gli italiani sono arrabbiati e hanno voglia di defenestrare Renzi e il suo seguito. Poca importa chi sia il volto deputato a farlo. Il partito, o in questo caso il "movimento", ha avuto più forza della qualità del singolo.
Inoltre, come avevano evidenziato alcuni studi pre-voto, pochi elettori conoscevano davvero i candidati del proprio seggio. Conoscevano però quelli che non volevano votare. E infatti non li hanno votati. 


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