Elezioni 2013: la zampata vincente del Cavaliere

Berlusconi è riuscito nell'ennesimo miracolo ed esce vincitore da questa tornata elettorale. Ecco come e perché - lo speciale - i risultati - Monti - Ingroia - Grillo - Twitter ed il 'giaguaro' di Bersani -

Silvio Berlusconi durante il voto nel seggio di Via Scrosati (credits: Ansa).

Marco Ventura

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Sarà difficile ora dire che Berlusconi non è l’uomo della provvidenza, dei miracoli e della bacchetta magica.

Chi l’avrebbe mai detto appena un mese fa? Il Pdl risorge dalle urne ma tutto il merito è del Cavaliere, che ha fatto una campagna elettorale gigantesca. Un leone. Un mattatore. E soprattutto un leader che è riuscito ancora una volta a essere convincente e a proporre agli italiani la ricetta percepita come la migliore. L’unico che sia riuscito a dare una speranza, a far “sognare” (fosse pure il sogno banale della resa di un’imposta vessatoria). Il Cavaliere smentisce tutti i sondaggi, i media, gli scommettitori della borsa e quelli della politica. Dato per morto, era stato liquidato con disprezzo, archiviato, tutti si ragionava sul dopo-Berlusconi come una deriva ineluttabile, e si guardava a Bersani come il vincitore che nessuno avrebbe spodestato dal podio più alto, incontrastato e finalmente vindice di una sinistra che assaporava di nuovo lo zucchero del governo.

E invece. Il Pdl (meglio, Berlusconi) resiste all’arrembaggio dei 5 Stelle che penalizzano di più il Partito democratico, resiste anche all’offensiva studiata a tavolino dal centro di Monti, fallimentare, resiste al calo vistoso della Lega che non porta l’acqua di una volta al mulino del centrodestra. Il consenso “moderato”, quello della maggioranza silenziosa di un tempo, si ritrova nel chiuso dell’urna, nella riservatezza anche davanti alle domande dei sondaggisti (gli americani a differenza degli italiani calcolano meglio la reticenza e le bugie degli intervistati), e resiste infine all’alzabandiera dei Pm che si sono trasformati in partito e hanno clamorosamente perso.

Adesso il Pd deve comunque fare i conti con il Pdl. Bersani deve fare i conti con Grillo, e la mancata vittoria suona come una sconfitta cocente mentre la mancata sconfitta di Berlusconi somiglia a un trionfo.

Certo, Grillo e il suo esercito di parlamentari giovani e battaglieri sarà un pungolo per tutti. Uno sprone al cambiamento. La sferza che incalza anche Berlusconi e quanti nel Pdl appartengono a un passato negativo che solo la “magnanimità” del Cavaliere ha salvato dall’oblio. E poi, va detto, dietro il Cavaliere c’è una proposta politica: la sovranità nazionale (contro i diktat della Germania, dell’austerità a ogni costo) e la riduzione della pressione fiscale (contro la politica montiana del rigore senza speranza). Se Matteo Renzi avesse avuto la meglio su Pier Luigi Bersani, oggi racconteremmo una storia diversa. Berlusconi non si sarebbe presentato, avrebbe lasciato il posto a un Pdl che difficilmente avrebbe avuto la possibilità di contrastare l’astro nascente di una sinistra socialdemocratica. Ma la sinistra italiana è quella che è. La sua classe dirigente si è rivelata ottusa. E il risultato è che la transizione non è conclusa. Adesso cominceranno le alchimie attorno all’elezione del nuovo capo dello Stato, e le consultazioni che dovranno in qualche modo portare a un governo, quale che sia, o a nuove elezioni.

La Merkel, le banche, la sinistra, i magistrati, Grillo, i liberisti a oltranza alla Giannino, i media “che contano” schierati contro, gli speculatori e le cancellerie internazionali (da Obama a Barroso che pure è presidente della Commissione Europea grazie al Cavaliere) non sono riusciti a riportare negli scantinati del presente l’“unto dal Signore”. Alla fin fine si potrebbe dire che questa “è la democrazia, bellezza”. Berlusconi, comunque vada a finire, ha vinto. Lui e Grillo. I vincitori della campagna elettorale sono, com’è giusto che sia in un sistema democratico, i vincitori delle elezioni.

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