Elezioni 2013: la lunga notte del Pd

La triste e solitaria notte del centrosinistra in Largo del Nazareno  

La lunga notte del pd

– Credits: Web

Laura Maragnani

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E alle otto della sera, lunedì 25 febbraio, finalmente Massimo D’Alema diede i numeri. Esatti. Azzeccando i risultati di Camera e Senato con un’approssimazione dello 0,1 per cento. Da ore i massimi dirigenti del Pd erano riuniti a Largo del Nazareno, in un secondo piano accuratamente presidiato dalla vigilanza. Niente caciara e zero giornalisti, vietato l’accesso ai perdigiorno, sorveglianza implacabile, ingressi col contagocce. E presenze iper-selezionate.

Massimo D’Alema, per l’appunto: serissimo. Rosi Bindi: pure lei serissima, con la febbre alta e il cappotto addosso. Giuseppe Fioroni, Enrico Letta: nervosi. Il responsabile dell’organizzazione, Nico Stumpo, insieme al coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca, asserragliato nell’ufficio di Bersani. Il quale Bersani chissà dov’era.

Di Bersani al secondo piano si vedeva solo l’ombra, Stefano Di Traglia, il portavoce storico. A un certo punto è poi comparso il presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, braccio destro di Bersani in campagna elettorale, sottosegretario in pectore alla presidenza del Consiglio. Ovvio: dopo poche ore di scrutinio, con il profilarsi dell’ingovernabilità al Senato, tanto “in pectore” non pareva più.

Facce serie, telefonate coi referenti sul territorio, calcoli su calcoli. Collegamento costante al sito del Viminale. Consultazioni a voce bassa. Ancora calcoli e incertezza fino a quando D’Alema non è arrivato con un fogliettino in mano e ha letto i numeri. «Di D’Alema possiamo fidarci» ha sentenziato qualcuno.

E la lunga notte al Nazareno è continuata così.

Racconta chi c’era che Stefano Fassina, dopo aver dichiarato alle agenzie che bisognava tornare subito a votare, si aggirava per i corridoi come un fantasma, telefonando a chissà chi, senza che nessuno gli rivolgesse la parola. L’ex presidente della regione Calabria, Gigi Meduri, non riusciva a nascondere di essere soddisfatto della tenuta del Pd calabrese. Musi lunghi, invece, sul brutto dato della Campania, inatteso; e inatteso arrivava anche il dato siciliano, con M5S primo partito. “Abbiamo pagato il sostegno a Monti”.

L’unico che pareva contento dicono fosse Dario Franceschini, sia pure per motivi tutti suoi: “Ma tu mi voti alla presidenza della Camera?” chiedeva all’uno e all’altro, aggirandosi per i corridoi insieme ai suoi sodali più stretti. E’ andata avanti così fin dopo la mezzanotte. Due aranciate. Un pezzo di pizza al taglio. Il caffè della macchinetta.

A un certo punto Miguel Gotor – storico, editorialista, autore con Claudio Sardo del libro-intervista a Bersani e grande coach di Bersani stesso alle primarie – è comparso in tv. “E quello chi è?” ha domandato una voce. “Il nostro capolista in Umbria”. Ah.
E poi via, alla spicciolata. Gli ultimi sono usciti dal palazzo quasi all’una di notte. In Largo del Nazareno non c’era un giornalista ad aspettarli. Ma nemmeno un militante.

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