Claudia Daconto

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A un mese dall'annuncio della sua ricandidatura a sindaco di Parma, Federico Pizzarotti è diventato una sorta di calamita per moltissimi dei fuoriusciti o espulsi dal Movimento 5 Stelle. La sua lista civica “Effetto Parma” conta infatti già diversi emuli in alcune delle città più importanti tra i circa mille comuni chiamati al voto nel giugno prossimo.

Pizzarotti, che nel maggio del 2012, fu il primo grillino eletto sindaco di una città capoluogo di provincia, e che del grillismo è stato uno dei volti più noti, ha ormai da tempo preso le distanze da Beppe Grillo, senza il quale – disse – non si sarebbe mai alzato dal divano, deluso dalla deriva verticistica che il Movimento ha subito negli ultimi anni.

Il felice connubio, incrinato già un anno dopo l'elezione per via del braccio di ferro sull'inceneritore che ha visto Pizzarotti assumere via via posizioni sempre più autonome rispetto alla linea dettata dai capi, si ruppe definitivamente quando, dopo mesi di totale isolamento (Grillo non si fa più vedere a Parma dal 2013), il sindaco finì nel registro degli indagati per le nomine al Teatro Regio.

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A differenza di quanto accadrà ai colleghi di Livorno Filippo Nogarin e di Roma Virginia Raggi, Pizzarotti, venne subito sospeso e nonostante l'archiviazione dell'inchiesta, il suo nome non sarà mai riabilitato. Da qui la decisione di uscire dal Movimento annunciata il 3 ottobre in una conferenza stampa rilanciata su Facebook con un post titolo dal titolo “Non sono io a essere cambiato, è il movimento”. Con la “m” minuscola.

“Dall’uno vale uno – spiegò allora il sindaco “ribelle” - siamo arrivati al passaggio dinastico tra padre e figlio, dalla democrazia orizzontale, al capo politico; da regole condivise da tutti, a un pacchetto di regole calate dall’alto, ad personam contro i non allineati e senza rispettare nessuna procedura di discussione e approvazione”. La reazione del blog non si fece attendere: “Sono contento e specialmente per lui – scrisse allora Grillo - Spero che si goda i suoi quindici minuti di celebrità”.

Un esempio per tanti altri amministratori locali (sindaci, assessori, consiglieri) che hanno intravisto in Pizzarotti e nella nascita della sua lista “Effetto Parma” (che a giugno si misurerà contro il simbolo del Movimento 5 Stelle anche se non è scontato che i grillini si presenteranno con un loro candidato) l'occasione per smarcarsi a loro volta da un partito che, per via dell'indisponibilità a piegarsi a ogni diktat e delle critiche mosse ai vertici, mai avrebbe garantito loro una seconda chance elettorale.

Ecco allora, nella città natale di Beppe Grillo, spuntare a pochi mesi di distanza e per iniziativa dei tre consiglieri comunali fuoriusciti Paolo Putti, Emanuela Burlando e Mauro Muscarà, anche “Effetto Genova” dove il candidato sindaco potrebbe essere Lorenzo Fazio, fondatore della casa editrice Chiarelettere, con cui hanno pubblicato i loro libri proprio Grillo e Gianroberto Casaleggio.


Sempre ispirata all'esempio di Parma, nei giorni scorsi è nata “Effetto Spezia” e il consigliere del M5S Fabio Vistori ha già fatto sapere che nei prossimi giorni annuncerà il suo addio al Movimento e l'adesione al nuovo progetto. A cascata potrebbero aggiungersi anche città in cui da tempo molti attivisti stanno abbandonando il Movimento per dare vita a nuove esperienze che guardano proprio al modello Pizzarotti. C'è già “Effetto Lucca”, lanciata dall'ex attivista storico Pietro Bernicchi (già promotore di Democrazia Diretta, movimento nato da una spaccatura interna alla base dei sostenitori locali), e presto potrebbe nascere “Effetto Livorno”, dove Marco Valiani, nel 2014 primo dei non eletti nella lista dei 5Stelle, espulso per aver criticato Filippo Nogarin sulle nomine di alcuni assessori, rientrato poi in consiglio comunale con il nuovo gruppo “Livorno Bene Comune” e detto anche “l'anti Nogarin”, è determinato a fare opposizione al sindaco in carica.

In Emilia Romagna, la regione di Pizzarotti, il sindaco di Comacchio Marco Fabbri, espulso nel 2014 per essersi candidato alle elezioni provinciali sfidando il divieto dei vertici, potrebbe decidere di costituire un asse con il ben più noto collega parmense. Il giudizio sul Movimento consegnato a Il Resto del Carlino a pochi giorni dall'uscita di Pizzarotti parlava chiaro: “Mancano uno statuto, regole precise, organismi riconosciuti che giudichino le infrazioni, ogni volta si agisce con modalità diverse, è tutto lasciato in mano a direttori e ‘capetti’ non legittimati. È diventato un partito come gli altri al suo interno scorazzano bande di ogni genere che si fanno la guerra”. Ancora più tranchant quello sul fedelissimo di Grillo in Regione Massimo Bugani: “ha devastato il Movimento regionale”.

Ci sono poi realtà locali in forte subbuglio. Come a Verona dove il candidato sindaco Alessandro Gennari è stato eletto con soli 85 voti nel corso di una consultazione on line comunicata agli iscritti mentre già era in corso. Sempre in Veneto, a Padova, chi era pronto a candidarsi ha deciso di fare un passo indietro mentre altrove la situazione appare, a soli tre mesi dalle consultazioni, ancora pericolosamente in bilico. Nella Sicilia eletta da Grillo a principale terra di conquista dopo Roma, in attesa delle regionali del 2018, preoccupa Palermo. Qui il candidato sindaco del Movimento Ugo Forello, fondatore del movimento antiracket Addiopizzo, risulta indagato, come atto dovuto, nell'inchiesta sulle firme false per aver indotto, questa l'ipotesi di reato, Claudia La Rocca a rendere dichiarazioni mendaci. Accuse sempre respinte da Forello e che anche la Procura aveva deciso di archiviare ma che per l'opposizione di alcuni parlamentari tra cui Riccardo Nuti, il gip ha deciso invece di discutere.

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