Ecco chi sparò il missile che colpì il Dc9

Dopo la sentenza: le verità mai dette, a 32 anni dalla strage di Ustica, sulla guerra aerea tra Francia e Italia per il controllo del petrolio libico. Foto e storia : parla un parente

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Il corpo di una donna in mare dopo che il DC 9  precipitato nel mare di  Ustica in una foto d'archivio ( 27 giugno 1980). – Credits: MASSIMO CAPODANNO/DBA

Giovanni Fasanella

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Dunque, fu un missile, la sera del 27 giugno 1980, ad abbattere sul cielo di Ustica l’aereo civile Dc9 Itavia, con 81 persone a bordo. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione civile, spazzando via in un sol colpo depistaggi, verità precostituite e ipotesi di comodo. Fu un missile sparato da un aereo militare nel corso di una vera e propria azione di guerra aerea. E la sentenza che lo afferma si basa sulla documentazione raccolta dal magistrato che si occupò dell’inchiesta, il giudice Rosario Priore. Ma chi fu a lanciare quel missile, e perchè? A questa domanda la Cassazione non poteva rispondere. Ma lo scenario di “guerra” è delineato con estrema precisione dallo stesso giudice Priore, nel libro Intrigo internazionale , scritto a quattro mani con il sottoscritto e pubblicato da Chiarelettere nel 2010 (vedi in particolare i capitoli La sera che volevano uccidere Gheddafi e Gheddafi e La guerra italo-francese).

Era una guerra “invisibile” e “indicibile”, quindi segreta, perchè combattuta tra due paesi amici e alleati, Francia e Italia, per il controllo del petrolio libico e dell’uranio del Tibesti, la fascia subsahariana al confine tra il Chad filo-francese e la Libia filo-italiana. L’obiettivo francese, quella sera di giugno, era il leader di Tripoli Gheddafi, salito al potere nel 1969 grazie a un colpo di Stato organizzato in Italia e, con gli anni divenuto, una vera e propria spina nel fianco degli interessi di Parigi in Africa. Prima dell’episodio di Ustica, ultimo di una serie di “provocazioni”, aveva invaso il Chad, provocando una cruenta guerra civile: chadiani appoggiati da truppe francesi combattevano contro chadiani appoggiati dall’aviazione libica (i cui piloti erano stati addestrati nelle nostre basi e spesso erano addirittura affiancati nelle loro missioni da ufficiali italiani).

Quella sera del 1980, Gheddafi era decollato dall’aeroporto di Tripoli, diretto a Varsavia per una visita ufficiale. E come faceva sempre, quando si spostava nei cieli europei, viaggiava sotto protezione italiana, usando corridoi aerei privi di copertura radar Nato, per non essere intercettato. Quella volta però, i francesi erano riusciti a “vederlo” e lo attendevano al varco su Ustica. Ma i Servizi italiani, come già avevano fatto in altre occasioni di pericolo, lo avevano avvertito. All’altezza di Malta, l’aereo di Gheddafi invertì improvvisamente la rotta e tornò in patria. Nel frattempo, i caccia francesi avevano individuato i due Mig libici che, partiti presumibilmente da basi italiane, avrebbero dovuto prendere in consegna Gheddafi e scortarlo sino a Varsavia. Per proteggersi, andarono a nascondersi sotto la pancia del Dc9 Itavia, che viaggiava lungo la rotta Bologna-Palermo....

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