Politica

Durerà l'alleanza tra Vendola e Bersani?

Dubbi e interrogativi sono più che giustificati: ecco perché l'accordo tra Sel e Pd, che potrebbe governare l'Italia, rischia però di avere le gambe corte

Pier Luigi Bersani con Nichi Vendola - ANSA/SAMANTHA ZUCCHI

Pd-Sel. Durerà l’intesa siglata l’altro ieri tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola o è solo un fuoco agostano destinato a spegnersi subito dopo la pausa estiva?  L’annuncio dell’alleanza ha spiazzato molti osservatori che davano ormai per consolidato un asse Sel-Idv alternativo al Pd, secondo lo schema già sperimentato in molte città italiane. Perciò, dubbi e interrogativi sono più che giustificati. Ma vediamo.

Le difficoltà, innanzitutto.

È bastato che la notizia dell’incontro tra i due dirigenti rimbalzasse sulla rete, perchè buona parte dell’opinione pubblica di Sinistra e libertà si rivoltasse. Tanto più  che l’annuncio dell’accordo con il Pd veniva presentato come il preludio di un’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini. Prospettiva che non entusiasma la base: l’idea di una futura alleanza con il partito che con più convinzione sostiene il governo Monti-Fornero, tanto da riproporre l’esperienza anche per il dopo-elezioni, è davvero poco allettante. Vendola deve dunque fare i conti col rischio di un’emorragia di voti verso Antonio Di Pietro, il quale ha già fiutato l’aria e, annunciando 4 referendum contro la “casta” e la riforma del mercato del lavoro, si è subito proposto come unico difensore dei diritti dei lavoratori e della moralità pubblica.

Quanto al Pd, invece, incassa il non disprezzabile risultato politico della rottura dell’asse Sel-Idv, ma rischia di mandare all’aria il credito accumulato negli ambienti moderati sostenendo Monti e dialogando con Casini.

Dunque, se si dovesse dare una risposta alla domanda iniziale sulla base di questi due soli dati, la conclusione non potrebbe che essere una: l’alleanza tra Bersani e Vendola non ha alcuna prospettiva. Tuttavia, vanno considerati anche altri elementi.

Il primo è che l’annuncio dell’altro ieri non è proprio un fulmine a ciel sereno. Da molto tempo, infatti, Pd e Sel lavoravano per preparare il loro incontro. Ben sapendo, entrambi i leader, che dovesse essere solo il primo tassello di un’operazione politica destinata ad andare ben oltre l’accordo elettorale.

Il secondo è che la stretta di mano tra Bersani e Vendola non è solo un punto d’arrivo, il frutto di un lungo lavoro sotteraneo teso ad attenuare i punti di attrito e a ricostruire un filo unitario. E’ anche un punto di partenza, l’inizio di un processo che dovrebbe portare alla nascita di un nuovo partito della sinistra. Almeno nelle intenzioni, di una sinistra moderna, di governo, post-ideologica. E autosufficiente.

Già. Perchè sia il Pd che Sel sono perfettamente coscienti che, da soli, non andrebbero da nessuna parte. Mentre insieme potrebbero costituire un polo di attrazione per un potenziale bacino elettorale che oscilla fra il 30 e il 40 per cento.  Percentuali che, stando ai sondaggi, farebbero di loro di gran lunga il primo partito italiano. E quindi la forza politica con maggiori probabilità di governare l’Italia nella prossima legislatura. Sempre che il voto del Parlamento (fine agosto-settembre) confermi il compromesso che si sta profilando in queste ore tra Pd e Pdl su una nuova legge elettorale che riconosca un premio non a una coalizione, ma al partito di maggioranza relativa.

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