I due problemi di Renzi: Ignazio Marino e Rosario Crocetta

Il premier punta il dito contro sindaco di Roma e il govenatore siciliano: "Governino o vadano a casa". E punta a elezioni anticipate

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Il primo ministro italiano Matteo Renzi – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Redazione

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Nuovo avviso di sfratto di Matteo Renzi a Ignazio Marino, finito sul Nyt per le montagne di rifiuti a Roma, e a Rosario Crocetta, che davanti all'Assemblea siciliana ha chiarito di non aver alcuna intenzione di farsi da parte. "Si occupino di cose concrete, basta telenovelas: se sono in grado di governare vadano avanti altrimenti a casa", è l'aut aut del leader Pd che, a quanto si apprende, punta a elezioni sia nella capitale sia in Sicilia spiazzando parte dei vertici locali impegnati in una ripartenza. Da settimane il premier aveva preferito non intervenire pubblicamente su due situazioni ad alto tasso di problematicità per il Pd.

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La prima pagina dell'edizione internazionale del New York Times

Marino "non in grado"

A Roma, dopo l'ultimatum a Marino che aveva spiazzato anche il commissario Matteo Orfini, Renzi ha deciso di aspettare la decisione di Alfano sulla relazione del prefetto Gabrielli prima di decidere la strada da prendere. Il ministro dell'Interno, a quanto si apprende, dovrebbe riferire all'inizio della prossima settimana ma sembrerebbe escluso lo scioglimento della capitale per infiltrazioni mafiose. "Aspettiamo la decisione di Alfano e siamo pronti a partire per il rilancio", è la linea di Orfini che crede ancora che, con innesti virtuosi in giunta ed un repulisti tra dirigenti e società partecipate, Marino possa andare avanti.

Ma, secondo fonti Pd, Renzi non crede che il sindaco di Roma abbia le capacità di gestire la città in un momento, il Giubileo, in cui la capitale sarà sotto i riflettori del mondo. "Ci sono ancora i margini per andare a votare ad ottobre", sostiene qualche renziano. O al massimo in primavera nella tornata delle comunali che riguarderanno anche Milano.

La Sicilia

La primavera 2016 è anche la data che a Roma si immagina come la più probabile per il ritorno alle urne in Sicilia. Ma, dopo la vicenda delle intercettazioni, Crocetta non sembra avere alcuna intenzione di mollare e sfida il suo partito a sfiduciarlo. L'ala dura del Pd, come il sottosegretario Davide Faraone, chiede le dimissioni ma il rischio, secondo altre fonti dem, è che il Pd, presentando una mozione di sfiducia, si spacchi e Crocetta riesca a trovare i numeri per un governo del presidente. Ma, al di là della strategia, tutti nel Pd sono convinti che in Sicilia serva una verifica politica che porti Crocetta a prendere atto che non si possa andare avanti. Un incontro tra Renzi e il segretario siciliano Fausto Raciti viene dato per imminente da giorni ma Raciti assicura di non aver avuto alcuna convocazione a Palazzo Chigi.

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