Direzione Pd: Renzi sotto attacco. Ma vince ancora lui

L'acceso dibattito, con gli attacchi di Speranza, Emiliano e Cuperlo si chiude con la relazione del segretario votata con 13 no e 98 voti a favore

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi-22 febbraio 2016. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Redazione

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L'attesa direzione in cui il Pd avrebbe dovuto "fare i conti" con se stesso è arrivata. In ritardo di due settimane rispetto alla prima data prevista - saltata per la tragedia del bus spagnolo - e ad appena tredici giorni prima del referendum sulle trivelle.

E resa dei conti è stata. Matteo Renzi ha subito un attacco coordinato da tre fronti della minoranza Dem, per la prima volta allineati: Cuperlo, Speranza ed Emiliano.

Gianni Cuperlo attacca il premier-segretario: "Matteo, hai chiesto i voti per diventare segretario: non lo stai facendo. Non sei all'altezza del tuo ruolo e non hai la statura del leader, ma l'arroganza del capo".

Roberto Speranza colpisce il Pd renziano: "La segreteria di Matteo Renzi finora è stata insufficiente" per quanto riguarda la capacità di intendere un partito come 'comunità'.

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano si ferma sul piano dei territori: "È possibile che non si possa decidere insieme? Il referendum sulle trivelle purtroppo è stato determinato dall'incapacità del governo che non ha eliminato il termine massimo di durata delle concessioni".

Due i piani su cui si è mossa la discussione: uno squisitamente politico, relativo al partito; l'altro nel merito del referendum sulle trivelle e della vicenda Guidi.

Il caso Potenza
Sull'inchiesta di Potenza, Speranza ha usato espressioni dure. "Quell'emendamento rivendicato da Renzi lo avrei voluto discutere in Parlamento perché stravolge le regole delle autorizzazioni petrolifere". Ancora: "Sulle grandi questioni strategiche nazionali vanno fatte discussioni formali alla luce del sole e non emendamenti approvati di notte".

Mentre sul piano del referendum, la critica dell'ex capogruppo alla Camera è rivolta contro l'astensione professata dal leader del Pd che per difenderla cita la medesima posizione adottata dai Ds nel 2003 contro il referendum sull'articolo 18 - con tanto di slide con il manifesto della Quercia.

La risposta di Renzi
Alle accuse, Renzi risponde nella replica finale, punto per punto. Riduce il giudizio di Cuperlo sul suo ruolo da segretario a "un punto di vista personale" e critica l'idea di sinistra propria dell'ex presidente del partito (per 38 giorni, come ama ricordare lo stesso). "Io ho l'ambizione, Gianni direbbe arroganza, di proporre una sinistra credibile, possibile e riformista", dice il premier.

Sempre al leader della minoranza Renzi risponde che mentre Cuperlo era a Firenze a criticarlo al convegno di SinistraDem, lui era ad ascoltare i giovani del Pd alla scuola di formazione politica. Invita quindi Speranza a studiare perché non è vero che non ci sia stato dibattito parlamentare sull'emendamento riguardante il giacimento petrolifero di Tempa Rossa.

E a Emiliano ricorda un particolare pranzo a cui entrambi presero parte e nel quale il governatore pugliese gli fece delle confidenze. Altro non aggiunge ed Emiliano, interpellato alla fine della direzione, non risponde.

In realtà Renzi non dà spazio - e di conseguenza peso - alle profonde accuse che gli rivolge la minoranza del suo partito e sposta l'attenzione tutta sul referendum trivelle e sulla vicenda Guidi, arrivando a interpellare i pm, come un suo illustre predecessore, e guadagnandosi così il titolo di giornata. "Chiedo alla magistratura italiana - dice Renzi - non solo di indagare il più velocemente possibile, ma di arrivare a sentenza. Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi e non si è mai arrivati a sentenza. Un Paese civile è un Paese che va a sentenza".

Segue battibecco con Emiliano, che in quanto ex magistrato si sente chiamato in causa, e risposta finale del ministro della Giustizia Andrea Orlando che stempera: "Le parole del presidente del Consiglio non si riferiscono alle vicende di oggi ma ai dodici punti della riforma della giustizia in cui si è impegnato il governo, tra i quali anche la rapidità delle sentenze". E la direzione, cui partecipa anche un silente Pier Luigi Bersani, dà ragione a Renzi. La stragrande maggioranza è a favore della relazione del segretario: soltanto 13 i no, contro 98 voti a favore

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