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Direzione Pd: nessun dialogo tra Renzi e le minoranze a sinistra

Nulla di fatto. Renzi apre alla "larga coalizione" ma non fa passi indietro su nulla. Scontenti Orlando, Bersani, Pisapia

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Matteo Renzi, segretario Pd – Credits: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images

Matteo Renzi ha messo sul piatto una proposta di alleanza larga a sinistra. Ma in pochi lo seguiranno. Perché in pochi gli credono.

Così, la direzione del Pd convocata per il 13 novembre si è risolta in un nulla di fatto. La proposta del segretario PD per una coalizione "larga" dai centristi a sinistra da Campo Progressista ai Radicali, ai Verdi, ai Socialisti fino a Idv, senza "veti e paletti" per poter scrivere "una pagina bianca" nel programma e nel metodo di una leadership non piu' "solitaria", non ha convinto.

La sfida per le politiche 2018 secondo Renzi

Per il leader la consapevolezza della "campagna elettorale alle porte" comporta uno "sforzo unitario" del Pd (nessun cenno al flop delle elezioni siciliane). A scontrarsi, secondo Renzi, saranno il Pd e la destra perché il M5S è "sovrastimato nei sondaggi e con il Rosatellum se non raggiungi almeno il 30 per cento nei collegi" sei fuori dai giochi.

Ma cercare un'alleanza non significa sconfessare quanto fatto in passato. Renzi ne è convinto. E non lo fa.

 

 

Nessun passo indietro

Nessun passo indietro sulle politiche messe in campo negli anni del suo Governo. Un segnale che sarebbe forse bastato per aprire quantomeno un dibattito. Invece, nulla.

Anzi, il segretario ha rivendicato quanto fatto pur aggiungendo che si "potrebbe fare meglio" sul Jobs act, per esempio, ma anche sulle politiche migratorie per le quali Emma Bonino ha chiesto la cancellazione dell'accordo sulla Libia. Renzi ha difeso Minniti: "Il calo degli sbarchi c'è stato, 50mila in meno rispetto allo scorso anno".

E a Giuliano Pisapia che gli ha chiesto di fare dei diritti civili una priorità approvando subito ius soli e biotestamento, ha risposto picche. Il tema dei diritti "va tolto dal tavolo" delle alleanze. "Cercheremo di farlo rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare", ha dichiarato.

Chiusura anche davanti alla richiesta di Pisapia di non fare intese con pezzi del centrodestra (AP): è "cruciale" che moderati e centristi non tornino all'ovile da Berlusconi. Renzi ne è convinto. 

Cosa non è piaciuto alla minoranza

Troppo poco. Michele Emiliano lo segue, con lui anche Dario Franceschini, ma non lo fa Andrea Orlando, che si astiene perché l'impegno di Renzi "non è abbastanza", tantomeno Pier Luigi Bersani e l'unità con gli ex di Mdp resta sempre più lontana. "Le chiacchiere stanno a zero, adesso ci vogliono dei fatti", chiude Pier Luigi Bersani per il quale "qualche milione di italiani" non è d'accordo con le rivendicazioni dell'ex premier.

Ma il segretario non ci sta a fare la parte di quello che divide (non stavolta almeno): "Chi vuole rompere lo faccia, non troverà sponde nel Pd" dice.

Cosa può succedere ora

Mentre Renzi riparte con il suo treno a fare campagna elettorale "a contatto con la gente", come dice lui, a Roma Piero Fassino e Dario Franceschini tenteranno ancora di ricomporre la rottura con Bersani, D'Alema e la sinistra.

La minoranza però sta già lavorando alla creazione di un nuovo soggetto politico che, con la leadership di Pietro Grasso e il contributo di Laura Boldrini, possa ambire a un profilo di "centrosinistra civico".

Per ora Pisapia sceglie di tacere e resta aperto un estremo canale di dialogo, ma cresce dentro Cp lo scetticismo. "Un pezzo di Campo progressista è già con noi", dicono i bersaniani.

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