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Ecco le buste paga di Di Maio: niente lavoro nero

Il vicepremier e ministro del Lavoro pubblica i documenti dopo lo scoop delle Iene sui lavoratori senza contratto nella ditta del padre. Ma restano dubbi

Di Maio

Eleonora Lorusso

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Il tentativo è quello di mettere a tacere la bufera scatenata dopo il programma Le Iene su presunti lavoratori “in nero” nella ditta del padre di Di Maio. Ora il vicepremier ha pubblicato le proprie buste paga sul Blog delle Stelle, con un link che rimanda ai “documenti che dimostrano” la sua regolare assunzione nella ditta del padre. “Trovate tutto in questo file” ha spiegato il ministro del Lavoro.

Le buste paga

Nel documento al link si trova la lettera di assunzione di Di Maio relativa a un contratto di lavoro a tempo determinato, dal 27/02/2008 al 27/05/2008. Tre mesi di lavoro per la matricola n. 1/00004 presso l’azienda di famiglia con sede in via Ugo Ricci a Napoli.

Il vicepremier all’epoca era inquadrato inizialmente come “operaio”, poi come “manovale”, con un livello 1. Si tratta di un contratto di lavoro nel settore EDILIZIA, Piccole e Medie Imprese, con una retribuzione di 632,99 euro (minimo), 513,46 per contingenza, 10,33 (E.D.R), ai quali si sommavano 150, 51 euro per Indennizzo territoriale. Totale: 1.348,81 euro mensili lordi per 40 ore settimanali.

Il documento prevede anche ferie e permessi retribuiti come da contratto nazionale di categoria. Compresi in busta paga anche indennità di mensa e di trasporto.

La lettera di Di Maio

Sul Blog delle Stelle, organo “ufficiale” del pentastellati, il vicepremier ha voluto spiegare le proprie ragioni così:

“Oggi, come promesso, pubblico i documenti che dimostrano l’assunzione nell’azienda di mio padre e le relative buste paga per il periodo di lavoro. Trovate tutto in questo file.

Pubblico nuovamente, viste le menzogne che circolano, le mie dichiarazioni patrimoniali e di reddito da quando sono parlamentare e da quando sono ministro. Per visionarle sarebbe sufficiente accedere al sito della Camera, ma per comodità le carico su un file a parte scaricabile qui. Potrete vedere come la mia quota di partecipazione senza funzioni di amministratore o sindaco nella società Ardima sia sempre stata regolarmente dichiarata a partire dal 2014. A dimostrazione ulteriore che i fatti denunciati non riguardano il periodo in cui sono socio dell’azienda".

Di Maio, dunque, punta a fugare anche il dubbio di avere avuto una quota di partecipazione societaria, nella ditta di famiglia non dichiarata, nel curriculum ufficiale.

Caso chiuso?

La mossa di Di Maio ha lo scopo di mettere a tacere le polemiche sollevate dal programma tv Le Iene, ai cui microfoni un lavoratore della ditta di Di Maio senior ha dichiarato di aver lavorato per anni senza contratto, aggiungendo che, in occasione di un infortunio, gli sarebbe stato chiesto il silenzio sostenendo di essersi fatto male a casa.

Ma la bufera non è finita. Debora Serracchiani (Pd) ha presentato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta da altri dem, nella quale chiede se il ministro del Lavoro intenda rendere pubblica l’intera documentazione inerente al suo rapporto di lavoro con la Ardima Costruzioni, "con particolare riguardo all’estratto conto contributivo, nonché chiarire se nel corso degli anni dal 2008 al 2013 sia stato percettore di trattamenti di indennità legati allo stato di disoccupazione”.

Il giallo dell’immobile “fantasma” e l’estratto contro contributivo

Tra le carte pubblicate dal vicepremier manca, infatti, l’estratto contro contributivo. Ma la decisione di pubblicare le buste paga da parte di Di Maio ha lasciato alcuni punti in sospeso, ad esempio la verifica su quanto dichiarato dal lavoratore intervistato dalle Iene, a cui sono seguite altre tre dichiarazioni da parte di altrettanti lavoratori che sarebbero stati impiegati “in nero” nell’azienda del padre di Di Maio. A chiedere chiarezza è stata anche la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, secondo cui il ministro del Lavoro ha “il dovere istituzionale di mandare gli ispettori a verificare la situazione, perché solo su quella base potranno essere dati giudizi”.

Resta poi il “giallo” del presunto immobile “fantasma”, ossia quello sorto su terreno a Pomigliano di proprietà della famiglia Di Maio. Ad accendere i riflettori è stata un’altra inchiesta della stampa, questa volta firmata da Il Giornale. Secondo il quotidiano l’edificio “non risulta censito nel database dell’Agenzia del Territorio (ex catasto)” e servirebbe come magazzino per la ditta del vicepremier, come dimostrerebbe la presenza di attrezzi in uso in campo edile.

La società di famiglia

Al centro dell’attenzione anche la composizione societaria della Ardima di Paolina Esposito, la ditta di famiglia con sede a Mariglianella (Na). È nata nel 2006, gestita dal padre e intestata alla madre di Di Maio. Il ministro del Lavoro è socio al 50% con la sorella Rosalba della Ardima Srl nata nel 2012 a Pomigliano d’Arco, dunque dopo le presunte irregolarità. Si tratterebbe, quindi, di due società differenti, seppure con un legame dato dai soggetti coinvolti e in particolare dal fatto che la prima azienda è stata donata dalla madre di Di Maio ai figli.

Dal 2014 la ditta di Luigi e Rosalba aumenta il capitale fino a 100 mila euro. Avrebbe un parco mezzi che conterebbe su una betoniera, un autocarro, quattro perforatori, due elevatori, un banco sega, trapani, flex, ponteggi e altri attrezzi utili a effettuare lavori edilizi.

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