Renzi e la Thatcher: quante differenze

Susanna Camusso ha paragonato il nostro presidente del Consiglio al premier inglese degli anni 80. Ma la storia ci dice che i due sono distanti anni luce

Margareth-Thatcher

Margareth Thatcher – Credits: https://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/riforma-banco-prova/

Sabino Labia

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Il segretario della CGIL Susanna Camusso ha paragonato il modo di fare del presidente del Consiglio Matteo Renzi al premier inglese degli anni Ottanta Margaret Thatcher. Renzi, quasi sentitosi offeso, si è subito affrettato a dichiarare che alla Thatcher lui preferisce Blair, Clinton e Obama.

Siamo sicuri che la Camusso abbia usato il termine di paragone corretto per identificare il nostro premier? A prima vista l’unica similitudine esistente tra i due è la situazione politica ed economica che entrambi hanno ereditato. Come oggi in Italia anche l’Inghilterra, nel 1979, attraversava il suo peggiore momento di crisi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’inflazione era al 10%, la disoccupazione aveva raggiunto livelli record, al 6% delle forze lavoro (un milione e mezzo di persone), le industrie chiudevano e le esportazioni erano ferme.

Nel 1979 si presentò al cospetto degli inglesi una signora di 53 anni che prometteva “una nuova spiaggia per l’Inghilterra”, si chiamava Margareth Hilda Roberts in Thatcher figlia di un droghiere e con una laurea in chimica a Oxford e una seconda laurea in Legge.

Nel 1959 era stata eletta per la prima volta alla Camera dei Comuni. Passano un paio d’anni e, nel 1961, riceve il primo incarico come segretario parlamentare per il ministero delle Pensioni. Nel 1970 arriva la nomina al dicastero dell’Educazione.

Il grande salto arriva nel 1975 quando, tra lo stupore e la diffidenza generale, vince le elezioni dei Tory, i conservatori britannici, diventando la prima donna segretario di un partito maschile e maschilista. I giornali la definiranno la “seconda regina d’inghilterra”.

Il suo primo obiettivo sarà quello di ricompattare proprio il partito, oramai alla deriva e spaccato in mille correnti con lotte interne fratricide. Nel frattempo continua con pazienza il suo lavoro per arrivare alle elezioni del maggio 1979. Alle urne Maggie conquisterà la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Comuni. Tempo 24 ore e presenta la sua squadra di governo, tutti nomi poco noti ma di grande esperienza di politica interna e internazionale come Lord Carrington al dicastero degli Esteri che le consentirà immediati successi diplomatici come riconobbe il Time un anno dopo la vittoria elettorale: “Il suo grande merito è stato di lasciare la politica estera nelle mani di uno specialista come Lord Carrington”.

Nel giro di pochissimi mesi mette mano ai primi provvedimenti impopolari ma incisivi per le sorti del Paese, riduzione delle imposte dirette e aumento dell’Iva.

Trascorre poco meno di un anno e con l’economia ancora in stallo si presenta in televisione e in un discorso alla Nazione dichiara: “Non ho mai promesso un sole splendido e immediato. E oggi posso dirvi soltanto che alcune cose peggioreranno prima di migliorare. Tra ogni vasto intervento chirurgico e l’inizio della convalescenza c’è un periodo in cui il paziente ha più dolori di prima. Non per questo però un infermo rifiuta di farsi operare, quando soltanto così può salvarsi la vita”.

I primi rimedi furono lotta all’inflazione, riduzione della spesa pubblica, incentivi per la produttività e per l’industria privata. I risultati di quella operazione chirurgica inglese sono sotto gli occhi di tutti.

Giunti a questo punto, evitando di descrivere il percorso politico e le prime scelte fatte dal nostro Capo del Governo, ci permettiamo di tranquillizzare la Camusso perché tra Renzi e la Thatcher più che il canale della Manica li divide l’oceano Atlantico.

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