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Di Battista, Fico e Di Maio, tutte le anime del Movimento 5 Stelle

Rappresentano le tre anime pentastellate e oggi sono tutti utili per arginare l'esuberanza leghista e tenere compatti anche i delusi

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Sara Dellabella

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Alessandro Di Battista, Roberto Fico e Luigi Di Maio rappresentano i tre volti del Movimento 5 Stelle. Il primo fuori dal Parlamento appare come il più ribelle, l'unico ancora in grado di attirare i giovani e permettersi qualche stilettata all'alleato di governo leghista, mentre gli altri due hanno le mani legate.

Tre anime per tenere unito il Movimento

Di Battista, fuori dal parlamento e dai contratti di governo, rappresenta un battitore libero, l'unico a cui è consentito criticare Salvini senza creare fratture interne alla maggioranza e aiutare Luigi Di Maio ad uscire dall'angolo. Non a caso, il gruppo di comunicazione guidato dall'instancabile Rocco Casalino, ha previsto per Di Battista una serie di ospitate tv in collegamento dal Guatemala.

Roberto Fico ad oggi appare quello più distante dalle posizioni del governo giallo verde e in più di un'occasione è divenuto oggetto di sberleffi da parte del Ministro dell'Interno, costringendo alcuni ministri pentastellati alla difesa e al richiamo del rispetto che si deve alla terza carica dello Stato.

Intanto, Roberto Fico è riuscito in queste settimane ad attirare intorno alla sua figura una truppa di parlamentari scontenti di questa alleanza di governo che sta schiacciando i grillini sulle posizioni della lega non sempre condivisibili, soprattutto quando si parla della gestione migranti.

L'azione del Presidente della Camera aiuta anche a contenere le possibili fuoriuscite di parlamentari dal Movimento verso il gruppo misto. Insomma, suo malgrado Fico si ritrova ad essere l'argine interno del movimento, mentre da fuori lo vedono come un possibile leader di quella che molti immaginano come una grossa federazione di sinistra, che potrebbe anche attirare gli scontenti del Movimento.

Infine, c'è Di Maio, il capo politico del Movimento 5 stelle, impegnatissimo nella sfida di governo nel triplice ruolo di vicepremier, Ministro del Lavoro e Ministro dello Sviluppo economico. Ha in mano tutti i dossier economici che in questi anni sono stati la base dell'opposizione grillina: energia, lavoro, precariato, reddito di cittadinanza, welfare. Insomma, rispetto a Salvini che rimane costantemente impegnato sugli sbarchi, i dossier più caldi e più complicati li ha in mano lui.

La fragilità delle promesse

Oggi che la retorica non basta più, pure le promesse rischiano di infrangersi contro la realtà fatta di vincoli di bilancio e tetti di spesa da rispettare per non portare i conti in deficit.

Il Movimento rispetto alla Lega ha promesso in campagna elettorale dei cambiamenti concreti nella vita delle persone, come il reddito di cittadinanza, le chiusure domenicali degli esercizi commerciali, lo stop ad alcune grandi opere.

Cose che se non dovessero essere realizzate getterebbero delusione verso un elettorato che si è fidato di questa nuova forza politica "del cambiamento".

Le promesse vaghe di Salvini

Diversamente Salvini ha promesso più sicurezza, meno immigrati.

Il leader leghista lavora sulle percezioni e una nave fermata in un porto (su decine che ne arrivano ogni giorno) fa molto più baccano e suscita maggiore approvazione rispetto ad un operato che poi concretamente è minimo e non sposta alcunché nella vita concreta delle persone.

D’altronde un recente studio Eurispes mostra che gli italiani hanno una percezione distorta della presenza degli immigrati sul territorio, pari all’8 per cento, frutto di una retorica martellante contro una categoria di persone.

Così fermare una nave diventa un gesto eroico contro l’invasione, ma è più difficile spiegare perché il reddito di cittadinanza non viene accreditato ogni mese sul proprio conto corrente. Insomma, il Movimento rischia di rompersi l’osso del collo a questa prima prova di governo.

Per questo arrivano Di Battista e Fico a rassicurare gli elettori che il Movimento non è cambiato e le sue promesse neppure.  

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