Claudia Daconto

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"Chiediamo scusa ai romani. Abbiamo piena fiducia nella magistratura. Noi andiamo avanti". In una delle rarissime conferenze stampa concesse fino ad oggi, Virginia Raggi ha liquidato così l'arresto per corruzione del suo fedelissimo Raffaele Marra, scaricato solo oggi in tutta fretta ("lo sostituiremo") dopo mesi sulle barricate pur di tenerselo stretto.

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Parole di circostanza che, al di là della vicenda giudiziaria in sé e che farà il suo corso, eludono la questione di fondo che, giunti a questo punto, tutti i cittadini romani - a maggior ragione se suoi elettori - avrebbero il diritto di veder affrontata una buona volta: cosa sta nascondendo il sindaco di Roma.

Cosa la lega a doppio nodo - o la legava, a questo punto - a una fugura come Marra? Perché il sindaco grillino ha voluto nel suo cerchio magico un ex uomo di Alemanno, protagonista di una lunga fase della storia politica e amministrativa romana su cui il Movimento 5 Stelle ha impresso il marchio dell'infamità e costruito tutta la propria propaganda anti-sistema? Una figura tanto controversa da autodefinirsi “lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento” e bollato a sua volta, da parte della deputata pentastellata Roberta Lombardi, acerrima nemica della Raggi, come il “virus che lo ha infettato". Poteva Raggi non sapere nulla del passato e degli affari del suo braccio destro come oggi vorrebbe far credere?


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Anche in occasione di una recente cena “segreta”, Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno provato a estorcerle qualche informazione in più: "chi sono queste persone? Perché da mesi ti ostini a fare da scudo umano a soggetti come Paola Muraro, Salvatore Romeo e lo stesso Marra?" Solo ieri infatti la polizia ha prelevato una serie di documenti in Comune su ordine della Procura che indaga sulle nomine di quattro dirigenti tra cui Romeo, funzionario comunale in aspettativa dal giorno della vittoria grillina per essere promosso capo segreteria del sindaco al triplo dello stipendio.

“Tranquilli”, la risposta di Raggi fornita ai commensali: trattasi di “atto dovuto” seguito a un esposto presentato da Fratelli d'Italia e dall'ex capo di gabinetto Carla Raineri. Zero ammissioni di responsabilità, nessun cedimento. E nemmeno remore a farsi processare - anche se informalmente, per il momento – dai suoi superiori pur di difendere quelle nomine e chi quelle nomine le aveva a sua volta spinte, sostenute, pretese: appunto Raffaele Marra.


Nel frattempo Paola Muraro è stata indagata e si è dimessa e Marra è finito in manette insieme a Sergio Scarpellini, notissimo costruttore romano che per decenni ha intrecciato i suoi affari con quelli della politica. Moltissimi palazzi romani in uso a enti pubblici e istituzioni sia locali che nazionali sono di sua proprietà. In 30 anni, tra Senato, Camera e Campidoglio, ha incassato in contratti di locazione qualcosa come 600 milioni di euro. Per Marra l'accusa di corruzione riguarda fatti precedenti l'assunzione del suo incarico nell'amministrazione Raggi: avrebbe acquistato un attico di lusso dal gruppo di Scarpellini, con uno sconto di quasi mezzo milione di euro, quando era direttore del Patrimonio e della Casa del Campidoglio all'epoca di Alemanno.

La circostanza temporale non solleva comunque Virginia Raggi dall'obbligo, almeno morale e politico, di spiegare come mai in questi mesi lo abbia fortissimamente voluto al suo fianco, difeso sempre a spada tratta (anche con una lettera all'Anac in cui si assume la responsabilità della promozione del fratello di Marra controfirmata dallo stesso Raffaele), resistito a ogni richiesta di metterlo da parte. Cosa c'entra lei con un ex di Alemanno, amico dei palazzinari, finito in manette per una presunta tangente? Cosa c'entra Marra con il Movimento 5 Stelle? è la domanda.

Molti parlamentari grillini sono in fibrillazione. C'è chi si augura che le strade del M5s e di Virginia Raggi si dividano il prima possibile. Il timore è che, oltre alle continue gaffes, le dimissioni a raffica, le inchieste in corso e ora anche l'arresto di un fedelissimo, sia impossibile schivare gli schizzi di fango. A maggior ragione se, come qualcuno teme e si comincia a vociferare, le indagini finiranno per tirare in ballo anche la stessa Raggi.

Fino a ieri Beppe Grillo sembrava intenzionato a salvare il sindaco almeno fino alle prossime elezioni. Toglierle il simbolo ora, dopo l'investimento fatto su di lei per accreditare il Movimento come forza in grado di governare anche a livello nazionale, avrebbe significato assumersi il rischio di compromettere tutto.

Ma dopo l'arresto di Marra, che qualcuno aveva già soprannominato il “sindaco ombra”, la situazione sembra precipitata. Impossibile che Grillo e Davide Casaleggio facciano finta di credere che Raggi paraticamente non sapesse nulla di Marra e non intervengano per liberarsi in tempo utile di chi, da quando è stata eletta, ha creato non pochi imbarazzi al Movimento e minato la fiducia nella capacità dei pentastellati di rappresentare e attuare quel cambiamento che fino a questo momento, almeno a Roma, non si è di certo visto.

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