Politica

Del Debbio: "Torno in tv, senza politici"

Dopo un periodo di assenza ecco il nuovo programma più vicino alla gente e più lontano dal teatrino della politica

Paolo Del Debbio

Domenica 3 marzo: primarie del Pd. Lunedì 4: un anno dalle elezioni politiche. Giovedì 7: debutta in prima serata su Rete 4 «Dritto e rovescio», il nuovo programma di Paolo Del Debbio.

In tempo per le celebrazioni.

Temo di deluderti: non sarà il classico talk show.

Si dice sempre così, poi uno guarda cinque minuti e si deprime: la solita minestra.

Proprio per questo il tentativo sarà quello non di raccontare i politici e le loro stucchevoli diatribe, che peraltro -per dirla in maniera educata- mi annoiano a morte. Al centro ci sarà la realtà delle persone, anche dal punto di vista della loro presenza fisica.

La «piazza» non più in collegamento ma in studio accanto a te?

Diciamo che il pubblico, numeroso e diviso in quattro grandi settori, risulterà composto solo da chi vive sulla propria pelle gli effetti dei provvedimenti decisi dalla politica.

Un esempio?

La chiusura dei negozi e dei centri commerciali la domenica.

Proposta di Luigi Di Maio, che il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha rispedito soavemente al mittente: «Se vuole la faccia ad Avellino, non rompa le palle a Milano»?

Perfetto: questo sarebbe esattamente il modo solito di affrontare la questione. Il teatrino, il batti e ribatti. Ed è proprio il modello che non seguirò.

Quindi?

A discuterne in studio ci saranno i lavoratori (commessi, dipendenti), i piccoli esercenti, i rappresentanti della grande distribuzione, e infinele famiglie, che hanno l’abitudine di fare la spesa la domenica, e che «vivono» i centri commerciali, pur essendo quelli dal punto di vista sociologico dei «non luoghi».

Ecco che esce il professore e il filosofo. Che cita Marc Augé ma ha imparato a usare un altro linguaggio sul piccolo schermo.

Se vuoi ironizzare, allora ti annuncio che uscirà a breve il mio nuovo libro: Etica economica e fiscale di Ezio Vanoni. Ma questo riguarda le mie passioni di studio. La tv generalista invece si rivolge per definizione a tutti, al colto e all’inclita, e tutti hanno il diritto di essere messi in condizione di capire. Noi giornalisti, conduttori, operatori della comunicazione abbiamo il dovere di far capire, e di farci capire. In modo accessibile, non da iniziati o da presuntuosi addetti ai lavori.

Semplicità non vuol dire superficialità, d’accordo. Allora, per dirla papale papale, tu ritorni in video dopo che a fine maggio, così vuole la vulgata, Mediaset ti fece accomodare alla porta.

Non alla porta: in panchina. Con me l’azienda fu chiara: l’esperienza di Quinta colonna si chiude qui, ma tornerai con un altro progetto l’anno prossimo. Ed è stata di parola. Io non mi sono sentito né sconfitto né perdente.

A me fu raccontato invece di un Silvio Berlusconi fuori dalla grazia di Dio dopo il 4 marzo: «Le mie tv con i loro programmi mi hanno fatto perdere 3-4 punti percentuali,  hanno tirato la volata a quelli là», Cinquestelle e Lega.

Iimmaginare che un programma tv sposti voti non solo da uno schieramento a un altro, ma addirittura dentro uno schieramento, magari può essere lusinghiero per chi quel programma conduce, ma mi pare decisamente esagerato. Anzi: idiota. E poi quello sfogo, presunto, mi è stato smentito da Berlusconi in persona. Il 2 febbraio.

Non ti fidi e te lo sei segnato sul calendario?

Me lo ricordo perchè mi ha fatto gli auguri per il mio compleanno.

Ok. Vai in onda il giovedì, là dove c’era W l’Italia di Gerardo Greco, attualmente desaparecido.

Per questo ti devi rivolgere all’azienda, non sono fatti miei.

Mi fai tornare in mente Raz Degan nello spot di quell’amaro. Come riuscirai a fare a meno dei politici, visto che per le Europee scatterà l’incubo par condicio?

Li inviterò come da norme, ma si dovranno comunque sempre confrontare con le categorie presenti in trasmissione. Lo scopo rimane far parlare le persone dei loro problemi, non far fare passerella al governo e all’opposizione.

C’è chi dubita che ce ne sia una, in questo momento. Anzi, in molti sostengono che l’esecutivo gialloverde ingloba ed esaurisca al suo interno tutta la dialettica, con le due forze che, a turno, sono governo e sono opposizione.

L’opposizione viene vissuta come inesistente perchè è fatta nel modo sbagliato. Maurizio Martina da segretario del Pd aveva detto: ripartiamo dalla gente, dalle periferie, ma non mi pare che all’annuncio siano seguite iniziative adeguate.

Però il Pd, e anche Forza Italia, si fa sentire nelle aule parlamentari.

Appunto: fanno un po’ di gazzarra, rilasciano qualche dichiarazione per finire sulle agenzie, ai tg o sui siti, attaccano il governo magari sul piano personale, come nel caso dei Cinquestelle, accusandoli di essere cialtroni, ignoranti, incompetenti...

Be’, non è che non ci mettano del loro...

Va bene, ma come recuperi consenso, come la costruisci un’alternativa credibile nel Paese se ti limiti a questo, non avendo un’agenda propria ma facendotela dettare dal governo, con Salvini bravo a occupare tutti gli spazi, e tu dietro a rimorchio?

Questo vale anche per Forza Italia? Nel 2014, in un’intervista, fosti abrasivo: «Forza Italia non ha una proposta politica, deve capire cosa vuole fare da grande».

Forza Italia è Berlusconi. Che è ancora il suo valore aggiunto, ma anche il suo limite strutturale: senza di lui, il partito si sfarina. Ma un altro come lui dove trovarlo? Né lui ha fatto molto per far crescere una classe dirigente adeguata.

O forse non ne aveva una a disposizione. Quando di recente hai commentato una riflessione di Berlusconi: «Avrei voluto un delfino, ma ho trovato solo sardine», hai evocato un’altra immagine ittica.

Intendi i pesci sega?

Quella.

Però, forse, ho esagerato.

Direi.

No, intendevo sulle dimensioni. Chiamiamoli come meritano: mezze seghe.

Alé.

Ma sì, dài, dove pensano di andare senza il Cavaliere?

Per non farci mancare niente, chiudiamo con un retroscena riportato da Dagospia che riguarda gli equilibri di Cologno Monzese. Berlusconi e Fedele Confalonieri sarebbero ai ferri corti, Fidel (tuo mentore, gli hai dedicato anche un libro: «a F.C.», c’era scritto) avrebbe schierato le tv a sostegno del governo Conte, e via inzigando, con tanto di nomi e cognomidei Confa-boys...

In ogni azienda, Mediaset non fa eccezione, ci sono «spifferatori», seminatori professionali di zizzania. Veri e propri avvelenatori di pozzi. Andassero a praticare l’attività in Arabia Saudita.

E mo’ che c’entra?

Be’, se lì ti beccano ti tagliano gli zebedei. Così diventi un bel castrato, torni e vieni mandato a cantare nel coro degli eunuchi. Così impari a sparare cazzate. 

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