De Luca l'impresentabile: un pasticcio che può costare 44 milioni

Il caso del candidato Pd in Campania non è solo un problema per il governo, per Renzi e per il partito, ma anche un costo per i cittadini

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (D) a Salerno con il candidato alla regione Campania Vincenzo De Luca, 22 maggio 2015. – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

Claudia Daconto

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Serve una buona dose di pazienza e concentrazione per seguire il filo dell'intrigo giuridico che ha la parola “project manager” a un capo, 44 milioni di euro all'altro e in mezzo Vincenzo De Luca. Ma andiamo per ordine.

La condanna per "abuso linguistico"

All'origine del caos che rischia di abbattersi sulla Campania quando alle 23 di domenica prossima si chiuderanno i seggi e nel giro di qualche ora si saprà chi ha preso più voti tra De Luca e il presidente uscente Stefano Caldoro, c'è un signore che si chiama Alberto Di Lorenzo. All'epoca in cui De Luca era, oltre che sindaco, anche commissario straordinario di governo per la costruzione del termovalorizzatore di Salerno, Di Lorenzo viene nominato “project manager”. Una figura che, secondo i giudici, De Luca si “inventa” in quanto non contemplata dal codice degli appalti. Lo avesse nominato “coordinatore” non sarebbe successo nulla. Invece lo condannano per abuso d'ufficio a un anno di reclusione (pena sospesa). E viene inserito tra gli "impresentabili"

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Sospensione e decadenza

Intanto, già nel gennaio del 2014, il tribunale civile decide di dichiarare De Luca “decaduto” per incompatibilità con la carica di viceministro del governo Letta. Lui fa ricorso in appello e l'ordinanza viene sospesa. Ma il 23 gennaio 2015 arriva la sospensione vera e propria, quella prevista dalla legge Severino per gli amministratori pubblici (non i parlamentari però) condannati anche solo in primo grado. De Luca fa di nuovo ricorso e tre giorni dopo il Tar lo reintegra ma il 3 febbraio è di nuovo stop per incompatibilità con l'incarico nell'esecutivo Letta.

La sentenza della Cassazione

Tutto sarebbe filato liscio per l'ormai ex sindaco se, proprio nei giorni scorsi, la Cassazione non avesse stabilito che le decisioni su candidabilità ed eleggibilità spettano al giudice ordinario e non al Tar. E che il prefetto non ha alcuna discrezionalità nel decretare la sospensione in base alla Severino. Che significa? Significa che, qualora fosse eletto presidente della Campania e per via della Severino venisse immediatamente sospeso, De Luca non potrebbe far ricorso al Tar che in mezza giornata lo rimetterebbe al suo posto. Ma dovrà rivolgersi al tribunale ordinario che ha tempi molto più lunghi. Che fare allora? Secondo De Luca la Severino non sarebbe applicabile a chi viene eletto per la prima volta. Glielo avrebbero assicurato “giuristi” non meglio identificati. Uno dei massimi esperti di diritto amministrativo però dissente: “La differenza tra prima e dopo esiste solo per reati di natura privata – sostiene l'avvocato Gianluigi Pellegrino - non per l'abuso d'ufficio per cui è stato condannato De Luca”. L'ex viceministro alle Infrastrutture probabilmente lo sa bene e in queste ore sta solo cercando di convincere i campani che votarlo non sarebbe inutile.

Cosa succede se De Luca in caso di elezione

Ma cosa succederà nel momento in cui dovesse davvero essere eletto? Una volta proclamato eletto, in base allo Statuto della Campania, De Luca avrebbe 30 giorni per fissare la data della prima seduta del consiglio e nominare la giunta. Nel frattempo l'autorità giudiziaria dovrà avvisare il prefetto che a sua volta allerterà il governo. A quel punto il premier, consultato il ministro dell'Interno, dovrà dichiarare la sospensione di De Luca e comunicarla al prefetto che a sua volta la notificherà al consiglio regionale. Passaggi che daranno il tempo allo stesso De Luca di nominare un vicepresidente che governerà la Campania fino a quando il giudice ordinario, al quale avrà fatto ricorso, non avrà deciso se lasciarlo al suo posto in attesa della sentenza della Consulta sulla Severino che dovrebbe arrivare dopo l'estate. L'altra ipotesi è quella di un decreto legge sulla Severino. Ma è altamente improbabile che Matteo Renzi, costretto oggi a un sostegno di facciata, vorrà esporsi così tanto per un sindaco decaduto e presidente di regione sospeso con il quale non ha mai avuto nemmeno un briciolo di feeling e di cui si sarebbe voluto volentieri liberare fin dai tempi delle primarie. “È stato un sindaco straordinario” ha detto ieri, ma se vincesse Caldoro sarebbe meglio per tutti e soprattutto per lui.

Nuove elezioni, costi raddoppiati

Ma mettiamo il caso che a De Luca vada tutto male: niente decreto legge, niente sentenza favorevole del giudice ordinario, Severino e sospensione per 18 mesi confermate. Che succederebbe? O la Campania viene abbandonata a un vuoto governativo lungo un anno e mezzo con danni incalcolabili per l'economia della Regione e non solo, oppure si va a rivotare. E qui tocca farsi due conti. Che De Luca voglia vincere a ogni costo lo hanno capito pure i sassi. Ma esattamente a quale costo, sta scritto in un decreto dirigenziale firmato dal direttore del Dipartimento Uffici Speciali Francesco Del Vecchio e datato 22 aprile 2015. Trattasi di oltre 22 milioni di euro adesso (esattamente 22.089.735,07) più altrettanti quando i cittadini della Regione saranno richiamati alle urne qualora, domenica sera, il candidato presidente più votato risulterà essere proprio De Luca. In tutto 44.179.470 euro.

Non solo De Luca non ha guardato in faccia nessuno dei candidati delle liste a suo sostegno (altrimenti si sarebbe accorto prima, lui dice, degli “impresentabili”), ma nemmeno ha guardato alle tasche dei suoi concittadini che rischiano di dover pagare due volte l'ostinazione suicida di un uomo che, abituato a vincere, non sa e non vuole perdere. Soprattutto, tornando a Di Lorenzo, per aver usato una parola per un'altra.

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