Croppi: verso il Campidoglio l'ex fascista più amato dalla sinistra

Parla l'ex assessore alla Cultura autore di "Romanzo Comunale, il libro nero su Alemanno

Umberto Croppi (Credits: Manuela Giusto)

Claudia Daconto

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Di uno che, in una sola vita, è stato già professore all'università, direttore di agenzia pubblicitaria e di case editrici (Officine del Novecento e Vallecchi di Firenze), fondatore di gallerie d'arte, presidente di varie associazioni, membro di fondazioni e commissioni di premi letterari (Strega) e cinematografici (David di Donatello), esperto di design, comunicazione e arte, dirigente di partito ieri (Msi) e oggi (Fli), fondatore di movimenti politici (i Giovani Disoccupati) e associazioni contro la pena di morte (Nessuno tocchi Caino), ideatore di mitiche e mitologiche manifestazioni culturali (Campi Hobbit), consigliere regionale, assessore comunale alla Cultura, commendatore della Repubblica, autore di numerosi saggi e di un best seller (Romanzo Comunale), appassionato di viaggi e pellegrinaggi, sommelier diplomato, marito di una bellissima donna americana, padre di due figli, insomma di uno così quello che istintivamente ti viene da pensare è che come minimo se la deve tirare da morire. Poi scopri che ha studiato filosofia e giurisprudenza ma che non si è mai laureato e già ti sembra più umano. Apprendi che arriva a Roma ogni giorno da Palestrina con treno e mezzi pubblici e ti diventa pure simpatico. Alla fine lo incontri di persona nel suo ufficio a due passi da Piazza Navona, sede della sua fondazione Valore Italia, e ti trovi di fronte uno che ti chiede: “Possiamo darci del tu?”.

Ecco a voi Umberto Croppi, l'uomo che ha fatto diventare sindaco di Roma quel Gianni Alemanno che dopo un paio di anni l'avrebbe cacciato dalla sua Giunta in uno dei quattro o cinque (abbiamo perso il conto) rimpasti di governo.

Altro che intervista, per raccontare come andò ci vorrebbe un libro. E infatti Croppi l'ha scritto. Si intitola “Romanzo Comunale” e nessuno, finora, si è azzardato a presentare mezza querela. Parla di come Alemanno abbia sprecato l'occasione storica che gli si presentò il 28 aprile di quasi cinque anni fa quando, per la prima volta, la destra conquistò la Capitale d'Italia. Descrive il sistema di spartizione di soldi e poteri, i favori, i favoritismi, gli inciuci, le puttanate. I limiti umani e politici di un sindaco ostaggio dei poteri forti ma soprattutto di quelli deboli, indeciso a tutto ma capace di solenni impuntature, disorganizzato, inconcludente, insicuro. Stop. Questa non è una recensione (per quanto ci piacerebbe recensirlo a vita un libro così, anche se l'avesse scritto, cosa che non è, solo per ripicca contro chi l'ha licenziato), questa è un'intervista. Infatti, dopo essere arrivato a un soffio dal raccogliere le 50 mila firme necessarie a far votare gli otto quesiti referendari promossi da un comitato (Roma si muove) di comunisti, ambientalisti, radicali e omosessuali, Umberto Croppi ha deciso una cosa: fare il sindaco di Roma.

Di solito quando perdi una posizione ti si appiccica addosso l'odore della sconfitta e c'è l'ablatio memoriae. A me è successo il contrario. Quando prendi un calcio sui denti a volte può farti bene. E' da quel momento, dalla mattina del 14 gennaio 2011, che in tanti hanno iniziato a chiedermi di candidarmi sindaco”.

Quindi ora ha deciso?
Fino a un po' di tempo nemmeno lo prendevo in considerazione: fare il sindaco di Roma è una follia. Perché non mi faccio illudere dagli attestati di stima e poi perché significherebbe rinunciare alla mia vita personale.

Però?
Però il centrosinistra non sa ancora chi candidare, Alemanno non ha più alcuna possibilità di essere rieletto e Grillo viene dato intorno al 20%. Insomma, c'è spazio per vincere.

Come?
Mettendo insieme più liste civiche guidate da un candidato fuori dagli schemi, con esperienza fuori e dentro la politica. E io queste caratteristiche le ho.

Compresa quella di aver fatto vincere Alemanno e di averlo sempre difeso per due anni, lo scrive lei nel suo libro, anche quando era indifendibile...
Dai riscontri che ho avuto, anche a seguito della pubblicazione del libro, non mi sembra che questa esperienza costituisca un handicap. Tutti sanno che ho agito come dovrebbe agire un  amministratore, con buon senso e senza pregiudiziali di tipo politico o amicale.

Il che gli è costatato la cacciata dalla Giunta. Crede che anche da sindaco sia possibile non finire ostaggio di pressioni e appetiti?
Sì, in tre modi: ristabilendo l'originale separazione di competenze tra Giunta e Consiglio comunale, il che significa abolizione delle deleghe e che chi si candida, anche se non viene eletto, non farà l'assessore; azzerando i consigli d'amministrazione delle 12 società municipalizzate che avranno  un amministratore unico in modo da prosciugare il bacino di coltura delle spartizioni; infine esercitando quello che finora i sindaci, Alemanno in particolare, non hanno mai fatto: il potere che gli deriva dall'investitura popolare diretta.

Lei racconta di aver restituito il sorriso a un preoccupatissimo Gigi Proietti trovando nel giro di una paio di telefonate 400 mila euro per salvare il teatro Globe all'epoca diretto dall'attore. Se trovare fondi per Roma fosse così facile sarebbe una pacchia...
Non è così facile, ma non è impossibile. Agire sul bilancio si può. Ci stavano riuscendo due assessori attraverso l'istituzione della centrale unica degli acquisti e la holding delle municipalizzate. Peccato che Alemanno ha cacciato anche loro e non se ne sia fatto più niente.

E quindi?
Quindi grazie alla Camera di Commercio della Brianza sappiamo che il brand del Colosseo vale 91 miliardi di euro e che su questo si possono trovare flussi economici importanti. Basta ragionare in termini manageriali.

Vuol dire che, a suo rischio e pericolo, lei caccerebbe i centurioni da sotto l'Anfiteatro Flavio?
Fenomeni del genere non esistono in alcun altro posto del mondo. Confondere il Colosseo con il folclore è degradante. A volte ci cascano anche alte autorità internazionali: il presidente del Parlamento canadese era convinto che i centurioni fossero i discendenti di romani deportati e messi nelle riserve al pari degli indiani d'America e che lì sotto chiedessero l'elemosina.

Uno dei suoi punti d'orgoglio è di aver impedito le corse con le bighe al Circo Massimo.
E avevo avuto pressioni costanti anche da parte del sindaco.

Il dilemma che vi si presentò quando Alemanno vinse a sorpresa il ballottaggio contro Rutelli fu: “Se adesso facciamo come loro ci accuseranno di non aver cambiato nulla, ma se cancelliamo la Notte Bianca saremo quelli che hanno spento Roma”. Da sindaco quale sarebbe la sua priorità: il rilancio del museo d'arte contemporanea Macro o le buche lungo la Tiburtina?
Le due cose sono strettamente collegate. Il problema del cosiddetto veltronismo, che Alemanno ha recepito e rilanciato all'ennesima potenza, fu il fatto di interpretare le manifestazioni culturali soltanto come una questione di immagine e non come elementi strutturali della vita, anche economica, della città. Una delle mie priorità è il decoro urbano.

Di sicurezza, per carità, non si parla più.
Che Roma sia insicura, come scrivono anche certi giornali stranieri, è una falsa percezione dovuta soprattutto al fatto che la città è sporca, malandata, che i trasporti funzionano male, che è difficile accedere alle informazioni. Ecco, partiamo da queste cose.

Alemanno ha cercato, senza riuscirci per niente, di chiudere tutti i campi rom. Lei pure ci proverà?
Una volta un'associazione rom venne a chiedermi uno spazio per fare una manifestazione. Io gli diedi, lasciandoli stupiti, il Globe Theatre. Non si può affrontare il problema della convivenza marginalizzando questa gente in ghetti.

Tra i quesiti referendari che lei ha sostenuto c'era anche quello per il riconoscimento delle coppie di fatto. Da sindaco lei istituirebbe il registro delle unioni civili?
Io dico che è tempo di cambiare il Diritto di Famiglia. Da sindaco posso solo eliminare elementi di discriminazione. Quindi sì. E lo dico da cattolico professante, ma chi amministra deve avere una visione laica.

Ma lei sarebbe un sindaco di destra o di sinistra?
La destra e la sinistra non esistono in natura, si danno storicamente e nemmeno sempre. Amministrare una città significa avere una propria visione e assumersi la responsabilità di soluzioni che non sono né di destra né di sinistra.

Lei si autodefinisce un eterodosso, allergico a visioni manichee della realtà. Per qualcuno lei è l'esemplare perfetto del “fasciocomunista” di Antonio Pennacchi. Le piace?
Non molto. Sono contrario a qualsiasi forma definitoria. Alle forme di ostentazione. E mi ritengo estraneo a ogni tipo di catalogazione. Però Antonio è un mio grandissimo amico, so che se gli offrissi un ruolo politico non lo accetterebbe, tuttavia mi piacerebbe coinvolgerlo in qualche modo.

Rinnega il suo passato fascista?
Non lo rinnego e non ne faccio mistero. Sottolineo però che le scelte che uno fa a 14 anni sono del tutto casuali.

Fascista per caso?
Sì, direi di sì. Lo divenni per reazione a quello che diceva la gente dei fascisti, che erano brutti e cattivi. Ma come è possibile? - pensai io – Se mio padre, che è fascista, è l'uomo più buono del mondo? Però non ho mai fatto il saluto romano.

Da sindaco quale il suo braccio “destro” e quello “sinistro”?
Quello “destro” sarebbe Livio De Santoli, ex preside della facoltà di architettura di Roma, esperto di smart cities e bioedilizia; quello sinistro Monica Scanu, anche lei architetto, esperta di design e di sistemi di innovazione. Tecnici insomma, nessun politico.

Oggi quali sono i suoi rapporti con Gianni Alemanno? Del libro le ha detto qualcosa?
Non ci sentiamo più dalla pubblicazione, ma lo prevedevo.

Che consiglio gli darebbe ora dopo tutti quelli, molti dei quali inascoltati, che gli ha dato in 30 anni di amicizia e stretta collaborazione?
Io credo che ci siano dei momenti nella vita in cui bisogna avere la forza di fare autocritica, un'uscita di scena farebbe sicuramente bene a lui, alla sua immagine e potrebbe essere la base anche per continuare un impegno in politica. Se resta rischia invece di chiudere male questa esperienza e di ritrovarsi appiccicato addosso il marchio del fallimento.

Le darà retta?
Sarebbe anche capace, ma non credo lo farà.

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