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Il crocifisso per Toscani e la deriva della nostra cultura

Per il fotografo Cristo è "...uno magro, inchiodato...". Ormai in Italia si difendono più i valori degli altri rispetto a quelli della nostra cultura. E sarà la fine

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Redazione

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"Il crocifisso mi fa impressione, uno magro, inchiodato...". Oliviero Toscani definisce così in una trasmissione radio il Cristo sulla croce, da due millenni simbolo della Chiesa ma anche della nostra storia e cultura. Un'opinione legittima dato che in Italia esiste totale libertà di opinione, anche se qui rasentiamo la bestemmia e come tale non la si può commentare. L'unico sentimento che suscita è sana compassione e carità cristiana.

Ma bisogna chiedersi da dove nasca una frase del genere, quale sia il terreno culturale su cui poggia oggi il nostro paese andando al di là del personaggio e delle sue provocazioni. Perché qualche anno fa nessuno si sarebbe mai sognato di dire una frase del genere. Ma oggi, le cose sono cambiate.

Non si può infatti non pensare ad altri piccoli fatti che, di per se sarebbero anche comici, ma che messi tutti assieme aiutano a mostrarci le cose per quello che sono.

Prendiamo ad esempio la recente disputa sul tortellino di Bologna, doc, la cui ricetta è stata modificata su richiesta della Curia di Bologna che in occasione di una festa popolare ha fatto mettere nel ripieno il pollo al posto della mortadella e della carne di maiale per non offendere i musulmani. Pensiamo poi alle recite di Natale proibite, per non isolare, ai presepi nascosti se non tolti nelle scuole, sempre per non urtare e discriminare...

Se si mettono insieme tutte queste cose il quadro è molto chiaro. In Italia stiamo facendo di tutto per rispettare al massimo (per alcuni troppo, per altri in maniera corretta e civile) le religioni, le tradizioni, le culture degli altri. Quello che però forse non vediamo o non vogliamo vedere è che contemporaneamente stiamo distruggendo la nostra di cultura, per motivi misteriosi. Attaccando per di più chiunque provi a tenere su certe cose la "barra dritta".

Non sappiamo se sia buonismo o debolezza o tutte e due le cose messe insieme; sta di fatto che questa è la strada, questo è il terreno dove si poggia culturalmente oggi il nostro paese.

Un albero con sempre meno radici (storiche e culturali) e, come tutte le piante deboli, destinato a crollare. 

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