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Politica

La crisi del Movimento 5 Stelle

L'espulsione di Paragone è solo l'ultimo atto della disgregazione di un partito che ha perso o tradito i propri principi

Piaccia o non piaccia il Movimento 5 Stelle ha ancora la maggioranza relativa in Parlamento, ha scelto il Presidente del Consiglio, ha il controllo di diversi ministeri di non scarsa importanza. Verrebbe da pensare che il partito stia quindi vivendo uno dei suoi momenti di maggior splendore. Invece no. Per capire come stia il Movimento di Casaleggio e oggi di Grillo basta guardare alla cronaca degli ultimi giorni.

Si comincia con le dimissioni del Ministro dell'Istruzione, Fioramonti, che poi annuncia il passaggio al Gruppo Misto in polemica contro la manovra economica in cui mancano i miliardi di stanziamenti per l'Università ed è pronto a farsi un gruppo suo (legato al premier e dovrebbe chiamarsi "Eco"). A seguire scoppiano le polemiche sui mancati rimborsi di un folto numero di parlamentari. Il più arrabbiato è Giarrusso che spiega di non aver pagato "per sostenere le spese legali legate alla sua attività politica" e ha contrattaccato puntando verso il Capo politico, Luigi Di Maio, invitando lui a dimettersi. E si finisce la tre giorni con l'espulsione di Gianluigi Paragone, colpevole di aver votato contro la Manovra Economica.

A questo va aggiunto che diversi esponenti grillini hanno di recente cambiato bandiera, che i sondaggi danno il partito al 16% (dal 37% delle ultime politiche), che nemmeno le visite di Grillo a Roma riescono a riportare tranquillità, che Giuseppe Conte dal M5S posizionato a Palazzo Chigi ha già salutato i suoi scopritori strizzando l'occhio al Pd o almeno alla sinistra, che il Reddito di Cittadinanza si sta dimostrando un fallimento per il paese ed una manna per migliaia di furbetti (molti dei quali nel napoletano avrebbero acquistato con la tessera il Dom Perignon con cui brindare a Capodanno), che molti parlamentari sono contro Di Maio, che si preparano diversi rospi da ingoiare su prescrizione, Ilva, Alitalia, Autostrade, banche da salvare...

Ad essere generosi si può parlare di "crisi", per i più cattivi invece il M5S è sull'orlo della fine. Poco cambia. Il problema è, come si diceva in principio, che questo partito gestisce di fatto il paese e con tutti i guai interni di cui sopra la gestione non può che essere dannosa.

Il perché di questa auto-distruzione? La crisi del M5s ha un'origine quasi "semplice", soprattutto facilmente prevedibile: il movimento nacque come partito antisistema e oggi è stampella (di maggioranza) del partito più di sistema che c'è, cioè il Pd. Di Maio 20 mesi fa chiedeva l'impeachment di Mattarella e oggi lo loda, Grillo sempre sul Presidente della Repubblica disse le peggio cose e adesso evita persino di fare il contromessaggio di capodanno per rispetto verso il Quirinale. Due esempi per dire che il M5S non c'è più, soprattutto com'era all'inizio. Ed è destinato alla fine

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