Politica

Crisi di coppia nell’agosto caldissimo della politica

Fini e Bocchino, D’Alema e Chiamparino, Monti e il numero uno della Confindustria: retroscena degli attriti d’estate. E si scopre che Grillo è lontano dal suo Movimento 5 stelle.

Beppe Grillo (Credits: Matteo Rossetti/Olycom)

1. Beppe, per vincere fatti più in là.

Beppe Grillo come Umberto Bossi e come Silvio Berlusconi: un leader carismatico alla cui ombra rischia di non emergere nessun altro. Che potrebbe strozzare in culla la sua creatura. Possibile? «Dipende da lui». Cioè? «Se da Lancillotto riesce a trasformarsi in Re Artù. Se impara dagli errori della Lega.

Se riesce a non diventare un limite per il 5 stelle»: Alessandro Amadori è il direttore di Coesis Research e insieme alla collega Paola Simonetta si è Beppe, per vincere fatti più in là divertito a incrociare sondaggi, dati elettorali, analisi dei flussi. Nel 2013 Grillo e i suoi potrebbero acchiappare il 12-13 per cento dei voti. Ma attenzione: «Su 100 interpellati dall’istituto Demos a maggio 2012, ben il 43,3 per cento avrebbe votato M5S per protesta contro i partiti» spiega Amadori.

«Solo il 6,6 lo avrebbe votato per le sue proposte concrete. E ancora meno, il 6,3, per la fiducia nella personalità di Grillo». Sorpresona. M5S era, a giugno, il partito in cui gli italiani avevano più fiducia: 26,2 di «molto o abbastanza» su 100. Contro il 19,4 dell’Idv, il 16,9 del Pd, il 12,8 di Sel. E il 6 per cento di Grillo in persona.

Una differenza di 20 punti tra il leader e il suo movimento. Possibile, Amadori? «Grillo rischia di diventare il limite del M5S. Il suo modello mentale è vecchio. Leaderistico, carismatico, top down. Molto Seconda repubblica». Un film che abbiamo già visto altrove? «Sì, nella Lega e nel Pdl, altri due partiti guidati da leader carismatici. E di cui abbiamo visto i limiti».

Che Grillo sta ripetendo? «Il 5 Stelle è, già adesso, qualcosa che va oltre Grillo. Ha una fortissima presenza giovanile, a differenza del Pd, e potrebbe diventare l’equivalente italiano dei Verdi tedeschi: un partito concreto, orientato al problem solving. A patto che…» Grillo si faccia da parte? «O lasci che il movimento gli scappi di mano».

2. Italo sui «mille» scippa Gianfranco

La nuova «impresa dei Mille» di Gianfranco Fini parte con il piede sbagliato. Voleva un contenitore per rievocare, almeno nel numero, la spedizione garibaldina, pescare nella società civile e prendere le distanze dal Fli, sua creatura politica mai davvero riconosciuta.

Ma la frenetica attività di reclutamento dei suoi uomini-macchina ha fallito, non riuscendo a tagliare la fatidica quota mille. A quel punto ad approfittarne è stato Italo Bocchino. Che ha scippato l’operazione dando il via all’azione ribattezzata dai rivali interni #occupyMille: una blindatura della lista con nomi a lui riconducibili, compresi alcuni ex di An. In pratica uno snaturamento dell’idea di partenza del leader che ora ha tempo fino al 30 settembre (data di presentazione dei Mille) per smarcarsi anche da questa creatura nuova di zecca.

3. L’«anonimo» fa una lista?Intanto, contro Baffino...

Non c’è soltanto il mistero dell’autore, dietro cui molti hanno riconosciuto l’identikit di Sergio Chiamparino. Nel pamphlet Per un programma di sinistra (ma forse anche didestra), curato da Peppino Caldarola e firmato Anonimo Pd, ci sono altri due elementi da segnalare. Il primo è un dettaglio di storia: come, secondo l’autore, il centrosinistra ha preso una cattiva piega.

Anno 1998, il governo Prodi era appena caduto. «Ricordo» racconta l’anonimo «che il gruppo parlamentare discusse, su proposta del capogruppo Fabio Mussi, una linea molto netta che diceva: o un incarico all’allora ministro Carlo Azeglio Ciampi o elezioni. Il mattino successivo leggemmo sui quotidiani che prendeva corpo l’ipotesi del governo di Massimo D’Alema».

Un’ improvvisa virata, chiosa l’Anonimo Pd, «che sconcertò molti». Ma il libretto è anche (e soprattutto) il possibile programma per la Grande coalizione. Forse per quello stesso Monti bis che tanti stanno evocando, soprattutto nelle ultime settimane. L’Anonimo ci aveva pensato per tempo, prima di ritirare la sua firma dal libro. Infatti, come si legge nella nota dell’editore, al mister X fu proposto «un suo esplicito appoggio a Monti, anche tramite un’eventuale lista civica, (…) alle prossime elezioni». Chissà che non ritorni sui suoi passi. Tempo ce n’è.

4. L'ordine del premier a Squinzi: rema di più in Europa

Un’ora e un quarto per siglare la pace e prepararsi alla guerra contro il nemico comune: lo spread. È il senso dell’incontro del 24 luglio fra il presidente del Consiglio, Mario Monti, e quello della Confindustria, Giorgio Squinzi. La versione ufficiale parla di appuntamento di routine istituzionale, ma a Panorama risulta che sia partita una vera convocazione da parte di Monti di fronte all’attacco ai nostri titoli di stato.

Dopo le critiche di Squinzi alla riforma del lavoro, definita una «boiata» a metà giugno, l’obiettivo di Monti era mettere una pietra sopra le polemiche e soprattutto suggerire un intervento in favore della posizione italiana sul debito pubblico presso l’Unione delle confindustrie europee (presieduta dal tedesco Jürgen R.Thumann).

Oltre a raccomandare diplomazia nelle eventuali manifestazioni di dissenso sull’operato del governo nel mese di agosto. Messaggio evidentemente ricevuto. «Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione» ha dichiarato il giorno successivo Squinzi, che poi ha avuto un lungo e cordiale colloquio telefonico con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

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