"Ecco cosa c'è dentro i messaggi di Bettino Craxi"

Stefania, la figlia dello statista e segretario del Psi, racconta com'è nato il libro ("Io parlo, e continuerò a parlare") raccolta dei pensieri del padre in esilio - Il Libro

L'ex segretario del Psi, Bettino Craxi – Credits: Ansa/Dc

Paola Sacchi

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«Scriveva di notte o la mattina. In quegli appunti Bettino Craxi fotografa vent’anni prima l’Italia di oggi: il dramma della disoccupazione giovanile, i problemi con l’Europa. Mette in guardia dai pericoli di una democrazia che si stava avvitando su se stessa diventando una finta democrazia, oppure una videocrazia, così la definì.  Ci sono i ritratti di quelli che definiva gli extraterrestri: da Giuliano Amato a Giorgio Napolitano a Romano Prodi e Massimo D’Alema, gli uomini nuovi della Seconda Repubblica che nuovi non erano. Ma in Craxi non c’è mai rancore, c’è una lucidità politica impressionante che fa la differenza tra chi è uno statista, un grande politico e chi non lo è».

Stefania Craxi, presidente della Fondazione dedicata alla memoria del padre, racconta a Panorama.it come è nato il libro «Io parlo e continuerò a parlare» (Mondadori), raccolta degli scritti dell’esilio tunisino (1994-2000) per il 70 per cento inediti a cura dello storico Andrea Spiri.

Quando ha iniziato a nascere l’idea di questo libro?

«Da una delle ultime interviste in cui Craxi dice: “La Storia andrà riscritta bene con tutti i suoi falsi eroi e falsi miti, è l’unica cosa che posso fare, ma la partita della storia non gliela faccio vincere”. E termina dicendo: “Io parlo e continuerò a parlare”».

Quindi, la sua unica arma rimasta erano quegli appunti. 

«Sì, scriveva. Senza mai decidersi a fare un libro di memorie. Forse non lo voleva fare o forse quando lo ha deciso era troppo tardi. E scriveva dietro i fogli riciclati della rassegna stampa che ogni giorno un compagno gli mandava, uno di quei compagni  che niente gli doveva, mai stato senatore, mai stato deputato o presidente di qualcosa,  ma legato a Craxi solo dalla militanza politica. E quindi, lui la mattina scriveva o le riflessioni delle notte insonni, oppure reagiva a quello che leggeva».

Inviava poi i suoi scritti in Italia, attraverso il famoso fax di Hammamet.

«Sì, cercava di farli pubblicare, spesso venivano cestinati nelle redazioni, qualcuno veniva pubblicato su un foglio dell’Avanti clandestino. Il libro che ne viene fuori (è solo una parte degli appunti) è uno sguardo sulla seconda Repubblica visto da Hammamet. Ed è da un lato una cronaca puntuale di quello che accadeva in quegli anni, dall’altro non è un libro di memorie ma di attualità. Lui vede con vent’anni di anticipo che questo paese sarebbe stato ridotto in macerie. Lui vede cosa sarebbe successo dell’Europa così come si andava costruendo e di come  avrebbe messo l’Italia in difficoltà. È strabiliante perché il libro sembra scritto ieri. Ma chi cerca scoop o parole di rancore non ne troverà. Troverà una descrizione senza infingimenti del sistema politico e la visione di quella che sarebbe stata la Seconda Repubblica».

E dei personaggi della Seconda Repubblica cosa dice?

«C’è qualche notazione sui cosiddetti uomini nuovi che si aggiravano in quel momento sullo scenario politico come degli extraterrestri (così lui li definiva), spacciandosi per essere stati fino al giorno prima sulla luna. Lui sostanzialmente dice: ma come nuovi, se hanno partecipato tutti attivamente alla Prima Repubblica?  C’è la rivendicazione orgogliosa di una vita vissuta, anche con tutto il suo carico di errori, per il bene del paese. L’altra cosa che emerge, per chi vuole leggere questo libro anche con l’anima non solo con l’intelletto, è un dolore, una nostalgia che a chi non ha pregiudizi fanno molto male al cuore. Sono le pagine dedicate all’esilio».

Qualche aggettivo per definire i cosiddetti personaggi nuovi?

«C’è una carrellata su Amato, Napolitano D’Alema, Prodi…Sono ritratti precisi e c’è per tutti un’invocazione a dire la verità sulla storia della Prima Repubblica di cui avrebbero potuto essere precisi e autorevoli testimoni. Per ognuno c’è una definizione, ma questo lasciamolo al lettore. Craxi rivendica anche i meriti della Prima Repubblica che aveva risollevato le sorti di un paese contadino uscito dalla guerra che diventò la quinta potenza mondiale».

Come vedeva Silvio Berlusconi già da allora?

«Craxi preconizza la persecuzione giudiziaria nei suoi confronti e il tradimento di Fini. Quanto agli altri politici della Seconda Repubblica sostanzialmente Craxi dà loro dei bugiardi».

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