Costituzione o Tavole della Legge?

Dopo 50 anni di discussioni, con l'insediamento dei 35 saggi si potrebbe ora arrivare alle necessarie riforme istituzionali. Ma il condizionale è d'obbligo: ecco perché

Se davvero partisse l'iter per le riforme costituzionali, il 6 giugno 2013 diventerebbe una data storica per la politica italiana. (Credits: Getty Images).

Sabino Labia

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Il 6 giugno 2013 potrebbe, il condizionale è più che mai d’obbligo, passare alla storia come una di quelle date simbolo per la politica italiana. In un solo giorno si sono verificati due eventi: il primo è l’insediamento dei 35 saggi (gli ennesimi) incaricati di studiare le riforme costituzionali; il secondo è l’approvazione da parte del Governo Letta del ddl per l’istituzione del Comitato dei 40 (20 deputati e 20 senatori) che si occuperà dell’iter per le riforme, sempre costituzionali. La scelta numerica è probabilmente voluta visto che 75 furono i membri della Costituente e 18 mesi durò l’Assemblea.

Non è la prima volta che nel nostro Paese si tenta di cambiare la Carta, solo che ogni volta che si comincia a parlarne, immediatamente i discorsi si complicano a tal punto da far sembrare l’impresa ardua quasi ai confini dell’impossibile, come se l’oggetto della modifica non fossero alcuni articoli scritti dagli uomini, ma i Dieci Comandamenti impressi sulle Tavole della Legge e consegnate da Dio a Mosè sul Monte Sinai.

Lo stesso presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel corso della trasmissione "Otto e mezzo" ha tenuto a precisare che uno degli articoli da riformare e che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, non è una questione di semplice soluzione, in quanto bisognerebbe modificare proprio una legge costituzionale.

Fino al febbraio 1963 il numero dei parlamentari era stabilito, secondo la Costituzione, in proporzione al numero della popolazione: quindi, se aumentavano gli italiani, di conseguenza aumentavano i parlamentari. Dopo il censimento del 1961, che aveva registrato l’ennesimo incremento demografico, si stabilì che il sistema doveva essere modificato per evitare che l’aumento dei parlamentari continuasse ad aumentare all’infinito e così sul finire della legislatura nell’arco di poco più di un anno venne attuata la modifica degli articoli 56, 57 e 60. I Deputati passarono definitivamente da 596 a 630 e i Senatori da 246 a 315.

Quella riforma costituzionale si realizzò in pochissimo tempo con l'approvazione definitiva al Senato il 7 febbraio 1963 con la quasi unanimità dei senatori (195 voti a favore e solo 5 contrari). Immediatamente dopo si cominciò a parlare che forse quel numero (945) fosse un tantino eccessivo e così nacquero le prime discussioni sulla possibilità di ridurlo; ma se per aumentarli si era impiegato meno di vent'anni, per ridurli se ne sta parlando da cinquanta…

Visto che abbiamo usato come termine di paragone della Carta Costituzionale le Tavole della Legge, è sufficiente ricordare che anche queste ultime hanno subìto una modifica in quanto Mosè - scendendo dal Monte Sinai - le scaraventò contro il vello d'oro che veniva adorato dal popolo. Un ultimo particolare da considerare è la durata di questo governo: tutti sostengono che l’esecutivo durerà cinque anni, ma se la meta dovesse essere raggiunta realmente entro i 18 mesi promessi, la legislatura decadrà immediatamente a meno che non si vorrà farla prolungare con una legge speciale. E siamo tornati al punto di partenza: l’intoccabilità delle Tavole della Legge.

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