Così si va verso il Governo del Presidente

Motivi e condizioni per cui è probabile che il prossimo esecutivo sarà guidato da una figura terza ai partiti con l'appoggio di tutti

Palazzo Chigi

Palazzo Chigi - Roma, 09 dicembre 2016. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Sara Dellabella

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C'è chi lo chiama “governo del Presidente”, chi “governo di scopo”, chi di “responsabilità nazionale” e infine “governo di tutti”. Nella sostanza vuol dire che i partiti vincitori sulla carta alle elezioni politiche del 4 marzo non riusciranno a trovare un accordo e il Quirinale sta pensando ad una formula per mettere tutte le forze politiche intorno ad un tavolo che consenta di formare un esecutivo deputato a fare poche cose e poi tornare alle urne.

Perché è vero che la Germania ci ha messo cinque mesi per accordarsi, ma l'Italia non può aspettare un tempo così lungo e soprattutto chi oggi dovrebbe guidare la partita non si chiama Angela Merkel.

Il ruolo di Sergio Mattarella

Cautamente Sergio Mattarella che in questi giorni post elettorali sta parlando il meno possibile, ha invitato tutte le forze politiche alla “responsabilità”. Questo per dire che senza i parlamentari del Pd non ci sono maggioranze possibili all'interno del parlamento e anche la formazione di un governo resta una missione impossibile senza l'apporto dem.

Chiaramente dalle parti del Nazareno fanno sapere senza troppo imbarazzo che non ci sarà alcun appoggio né a un governo a trazione Di Maio, tantomeno a uno guidato da Matteo Salvini. La posizione sarebbe certamente diversa se tutti fossero chiamati ad una compartecipazione ad un governo guidato da una figura terza, alla quale nessun partito potrebbe opporsi e così anche Leu tornerebbe in partita con la sua sparuta rappresentanza parlamentare.

In queste ore stanno circolando diverse ipotesi, soprattutto con nomi in arrivo dalla Consulta, ma c'è da scommettere che in questa fase così delicata potrebbe essere un economista o un magistrato il nome che potrebbe tirare fuori la politica dallo stallo.

Sarà la partita dell'elezione dei presidenti delle Camere a svelare gli esiti dei dialoghi che in queste ore stanno interessando gli sherpa dei partiti. Tuttavia bisognerà sondare la stabilità delle maggioranze che si formeranno intorno ai nomi, prima di cantare vittoria.

Lo schema più probabile

Per ora lo schema più credibile è quello che vede Di Maio e Salvini i primi incaricati a un mandato esplorativo e poi nel caso del fallimento di entrambi potrebbe intervenire il Colle con una sua proposta.

In questo caso, il Pd tornerebbe pesantemente in partita insieme a Leu, Forza Italia e chi nel frattempo avrà aderito al gruppo misto. A quel punto anche pezzi del Movimento 5 stelle e della Lega avrebbero difficoltà a non aderire alla missione di cambiare la legge elettorale (sperando in un risultato migliore del Rosatellum) e portare a compimento la legge di stabilità e il Def, con le correzioni che arriveranno dall'Europa.

Mancano dieci giorni alla prima seduta della XVIII legislatura e la strada che porta al Quirinale è ancora tutta in salita e per giunta piena di buche.

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