Così rinasce Open, la fondazione di Matteo Renzi

Il rilancio è pronto con nuovi soci e una nuova mission sulla scia di En Marche per realizzare il progetto centrista del Partito della Nazione

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L'ex segretario del Pd Matteo Renzi - 5 marzo 2018 – Credits: ANSA/ETTORE FERRARI

Marco Antonellis

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Open e riopen. La fondazione renziana chiude e riapre. Matteo Renzi non solo non lascia, ma raddoppia.

Dopo sei anni di Leopolde e di convegni, l’ex segretario, ma ancora formalmente segretario (ancorché dimissionario) del Pd, rifonda la fondazione Open. Cambieranno i soci e cambierà soprattutto la mission, sulla scia di En Marche, l’Association pour le renouvellement de la vie politique di Emmanuel Macron.

Per essere pronto agli sviluppi della situazione politica, fonti del Nazareno spiegano che il giglio magico avrebbe in animo di partire con la costituzione di una nuova fondazione che consenta di andare "oltre il Pd", con uno sguardo al centro e uno a Macron. Dal Nazareno si lascia intendere che Matteo Renzi avrebbe addirittura già depositato il simbolo.

Insomma, il senatore di Rignano non lascia ma raddoppia, anche grazie ad una nuova fondazione culturale. Giusto il tempo di capire come finirà la partita di governo e poi, passate le consultazioni e schiarito il quadro politico, il giglio magico sarà pronto ad occuparsi nuovamente del Pd, "ventre a terra" come amano dire da quelle parti.

L'obiettivo è essere pronti già per le prossime europee, terreno sempre propizio per i giovani politici toscani. Senza dimenticare che l'anno prossimo potrebbero tenersi anche le elezioni politiche, magari proprio in concomitanza con quelle del Parlamento di Brxelles: "Anche se Mattarella riuscisse nella non facile impresa di dare un governo al paese, potrebbe non durare moltissimo" si osserva dalle parti del Nazareno.

Matteo Renzi, dunque, vuole tornare in sella presto. Ora con una nuova Fondazione politica, domani chissà. Chi lo conosce bene giura che ambisca ad incarichi europei oppure a tornare alla guida del Partito, una volta portata a termine la 'macronizzazione' per rilanciare così il progetto centrista del Partito della Nazione che troverebbe nuovo carburante in un esecutivo istituzionale anche di breve durate in cui potrebbe però stringere rapporti sempre più saldi con Silvio Berlusconi e con tutto quel mondo centrista che non si riconosce più negli schemi della politica tradizionale.

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