Maria Franco

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C'è qualcuno che commentando su Facebook lo scontro tra Maria Elena Boschi e Pier Luigi Bersani che ha avuto al centro l'intervento del ministro delle Riforme su “partigiani veri e falsi”, teme che “così a ottobre non ci arriviamo”. Mai, in effetti, il clima si era surriscaldato a questi livelli con tanto anticipo rispetto alla data della resa finale dei conti che, in questo caso, sarà a ottobre quando gli italiani decideranno se confermare o bocciare la riforma di una buona parte della Costituzione scritta dal governo e approvata dal Parlamento con due voti di fiducia in entrambe le Camere.


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Scontro tra tifoserie
Insomma, chi pensava che argomenti come la futura composizione del Senato delle Regioni o il nuovo iter legislativo dopo la fine del bicameralismo perfetto non esercitassero una particolare attrazione sull'opinione pubblica, si sbagliava. Ieri sui social sembrava si stessero affrontando le tifoserie di due squadre di calcio avversarie: da una parte gli ultras di Bersani e della minoranza dem, dall'altra quelli della Boschi.

Che la posta in gioco sia davvero alta lo si capisce dai toni assunti proprio dalla stessa Boschi e dalla reazione inviperita di Bersani. Toni assolutamente inediti per il ministro più importante del governo Renzi che, almeno fino ad oggi, si era sempre espressa misurando anche le virgole dei suoi interventi, sempre attenta a non esacerbare oltre certi limiti lo scontro perenne con la minoranza interna. Intervistata da Lucia Annunziata, Meb (come la chiamano affettuosamente i suoi fans) ha letteralmente perso i suoi mitici freni inibitori, esplodendo in una dichiarazione spericolata che l'ha immediatamente esposta a critiche e attacchi durissimi.

Ma che aveva detto Boschi che, qualche settimana fa, era già finita nel tritacarne per aver paragonato chi voterà contro la riforma ai militanti di Casapound? “L'Anpi come direttivo nazionale – queste le sue parole – ha preso una linea, poi ci sono molti partigiani, quelli veri, che voteranno Sì alla riforma”. Apriti cielo! “Come si permette - ha sbottato l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani – di distinguere tra partigiani veri e partigiani finti? Chi si crede di essere?”.

Perché Boschi è esplosa sull'Anpi
Non importa che oggi l'Anpi sia un'associazione che, per ragioni semplicemente anagrafiche, rappresenta più i nipoti dei veri partigiani resistenti che i partigiani resistenti stessi; che l'Anpi si comporti come un partito cui torna utile mettere sullo stesso piano la lotta partigiana e la campagna per il no al referendum di ottobre; non importa che, citando il 97enne Germano Nicolini detto “Diavolo”, Boschi dimostri avere qualche ragione nel sostenere che i “veri” partigiani voteranno a favore; non importa nemmeno che non ci sia stato nulla di eversivo o antidemocratico nel modo in cui si è arrivati a riscrivere una parte della Costituzione che, tra l'altro, verrà sottoposta al giudizio degli italiani.

Sostiene infatti Bersani che “in nome di una mezza riforma del Senato si rischia di creare una frattura insanabile nel mondo democratico e costituzionale”, per cui Renzi, che è stato alla Brembo, farebbe bene a “tenere a freno i suoi”. A cominciare da Maria Elena Boschi, poco elegantemente definita dall'Anpi “una dama bellina” cui non sarà consentito di storpiare “la Costituzione conquistata con il sangue di migliaia di partigiani”.

La domanda è se dietro l'inedita aggressività del ministro si celi una strategia studiata nei minimi dettagli, magari dai guru americani accorsi a dare una mano al premier, oppure se l'autrice della riforma, colei che materialmente l'ha scritta e ci ha messo la firma, stia pagando il prezzo di oltre due anni di battaglia e si preoccupi oggi per l'esito di una consultazione popolare niente affatto scontato.

L'esito incerto del referendum...
L'aver condizionato il proprio futuro politico – “se vince il Sì resto, ripete sempre Renzi, altrimenti vado a casa” - ha inevitabilmente impresso a questo referendum un significato che va ben oltre il merito della riforma stessa anche se ci si scontra molto anche su questo e in particolare sugli effetti del combinato disposto con la nuova legge elettorale. Gli italiani voteranno soprattutto per o contro Renzi.

Che al premier e alla Boschi piaccia o meno. Ma sono stati loro i primi a imporre un'interpretazione del genere a questa sfida e probabilmente oggi se ne sono pentiti, da qui il nervosismo palesatosi nelle inopportune e controproducenti dichiarazioni sull'Anpi. I sondaggi, tra l'altro, non sono per niente rassicuranti.

Il rischio di vedersi bocciare la riforma più qualificante di questo governo, ingaggiato dall'ex presidente Giorgio Napolitano proprio per realizzare le riforme costituzionali su cui altri governi precedenti si erano arenati, è altissimo. Dall'Anpi a Casapound, da Sel-Si alla Lega Nord, dai sindacati ai magistrati, esiste un fronte trasversale e agguerrito che non vede l'ora di levarsi Matteo Renzi e la sua cricca di torno. E che prima che arrivi l'ora del referendum, già conta di assestare un colpo quasi mortale alle sue ambizioni con le amministrative del prossimo 5 giugno.

...e quello delle amministrative

Guarda caso, proprio ieri sera, mentre infuriava la polemica sulle sue dichiarazioni a proposito dei partigiani, Maria Elena Boschi si è fatta fotografare accanto a Roberto Giachetti all'ingresso del Teatro dell'Opera per l'anteprima romana de “La Traviata” con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino. Dopo settimane mesi di freddezza, evidentemente Matteo Renzi ha deciso di lanciare l'artiglieria pesante a sostegno dei “suoi” candidati sindaco. Una mossa azzeccata o potenzialmente controproducente?

Finora proprio il candidato sindaco di Roma ha scontato, più dei suoi colleghi, il fatto di essere stato paracadutato direttamente da Renzi sull'agone elettorale. Le speranze di agguantare almeno il ballottaggio si sono riaccese solo ultimamente. A Milano la sfida è aperta e non è affatto detto che a spuntarla non sia alla fine l'altro candidato civico, sostenuto dal centrodestra, Stefano Parisi. A Napoli le speranze per Valente sono ridotte al lumicino.

La delusione è forte, la tensione alta. È ovvio che la vittoria nelle sole città dove i sindaci Pd sono uscenti (Torino, Bologna) non sarebbe sufficiente a Renzi a intestarsi il successo elettorale. In questo contesto, si capisce perché anche una campionessa di nervi saldi come Maria Elena Boschi, possa arrivare a perdere le staffe.

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