Cosa c'è dietro la guerra di Quarto tra Pd e M5S

Le due principali forze politiche italiane si lanciano accuse di scarsa moralità. Ecco su cosa si giocherà la campagna elettorale delle amministrative

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Luigi Di Maio e Roberto Fico con il sindaco di Quarto rosa Capuozzo. – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

Claudia Daconto

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Nel botta e risposta che va avanti da giorni sul caso Quarto tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico, ieri è intervenuto anche il premier Matteo Renzi che rivolto ai grillini ha gongolato: “non avete più il monopolio della moralità”. Ma allora chi c'è l'ha? Nessuno, evidentemente.


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Sul piano della cronaca dei fatti, la giornata campale si era aperta con la cacciata dal Movimento della sindaco Rosa Capuozzo, determinata rimanere comunque alla guida dell'amministrazione del Comune, e si era chiusa con l'occupazione di tutti i principali spazi televisivi da parte dei big del direttorio a 5 Stelle che, qualche ora prima, seduti vicini vicini su una scomoda panca di legno, si erano lanciati in Rete in un'accorata autodifesa.

Un video impregnato del solito mantra dell'onestà in cui i tre ventriloqui di Beppe Grillo hanno messo in scena lo scarico di responsabilità sul sindaco, rea di non aver denunciato i ricatti e le presunte pressioni subite. Nemmeno al Movimento che, se fosse stato avvisato, sarebbe immediatamente intervenuto.


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Una ricostruzione che desta qualche dubbio visto che a smentirla ci sarebbero una serie di intercettazioni in cui la stessa prima cittadina invoca un intervento sul territorio perché la situazione si stava facendo ormai troppo pesante tanto che di lì a pochi giorni l'ex consigliere pentastellato Giovanni De Robbio, il più votato - è il sospetto - dalla camorra locale, sarebbe finito nel registro degli indagati per voto di scambio.

Circostanza anche questa tutta da chiarire visto che Roberto Fico ha pubblicato sulla sua pagina Facebook gli screenshot dei messaggi che, a suo avviso, dimostrerebbero che in realtà Capuozzo non avrebbe mai fatto riferimento a minacce o a ricatti e che fu il capogruppo Nicolais a chiedergli chiarimenti ma solo in merito all'espulsione di De Robbio.

Ma anche ammettendo che davvero non sapessero nulla, che la sindaco non li avesse mai allertati sulla situazione di Quarto (e ad oggi non sono emerse prove di contatti diretti tra lei e i vari Di Maio e Fico che, se esistessero, Capuozzo avrebbe avuto tutto l'interesse di rendere noti anche se la legge impedisce di rendere pubbliche le telefonate dei parlamentari), la domanda è se questo in qualche modo possa giustificarli.

Risposta negativa. E per due motivi: al netto delle reticenze del sindaco a colloquio con i carabinieri, se una settimana prima della sua iscrizione nel registro degli indagati, De Robbio veniva espulso dal Movimento 5 Stelle, evidentemente il livello nazionale sapeva che a Quarto la situazione non era proprio limpida. Inoltre sarebbe davvero complicato immaginare che due ras locali del Movimento come Fico e Di Maio ignorassero del tutto cosa stava accadendo in casa loro.

Al punto che oggi parte della base grillina chiede anche loro siano sottoposti allo stesso trattamento riservato alla Capuozzo: se lei non ha denunciato e quindi va espulsa, nemmeno loro lo hanno fatto e, a maggior ragione, devono essere puniti perché appunto, come ha scritto Grillo, “il Movimento non guarda in faccia a nessuno e non ci sono poltrone che tengano”.

Commentando il post di Fico con lo screenshot del messaggio inviatogli da Nicolais, il consigliere torinese Vittorio Bertola non ci gira tanto intorno: “da fuori c'è comunque la sensazione che abbiate provato per due mesi a insabbiare la vicenda – scrive - e poi abbiate cambiato idea solo di fronte alla continua pressione dei giornali; è difficile ora sostenere di non aver saputo. E sentir minacciare querele non aiuta, ti ricordi che tanti anni fa dicevamo addirittura che la querela per diffamazione andava abolita? Purtroppo la gestione del caso, ai massimi livelli del M5S, palesemente non è stata all'altezza”.

In effetti c'è qualcosa che stride profondamente tra l'attacco al governo Renzi che difende il ministro Boschi sulla vicenda Banca Etruria solo per salvaguardare se stesso, e l'imbarazzata autodifesa messa in campo sul caso Quarto. La sensazione, come sostiene l'esponente piemontese del Movimento, è che l'inversione a U sulla Capuozzo, sia stata frutto di un calcolo politico semplice semplice: o scarichiamo lei o rischiamo di finire nel fango anche noi e di pagarne il prezzo proprio in vista delle amministrative che ci vedono già vincenti soprattutto a Roma.

Eh già: la battaglia che si sta combattendo a Quarto a colpi di "chi è più onesto di chi" riguarda soprattutto la Capitale. Per i 5 Stelle conquistare Roma rappresenta il passo necessario per dare la spallata definitiva al governo di Matteo Renzi. Per questo appena è scoppiato lo scandalo campano tra i primi a menare duro c'è stato il presidente dem e commissario romano Matteo Orfini, per mesi sottoposto al fuoco di fila grillino per la vicenda di Mafia Capitale e poi delle dimissioni di Ignazio Marino.

Tanto che da ieri, a farsi un giro sui social, tra esponenti e militanti dei due fronti era tutto un rilanciarsi accuse a vicenda, con i dem da una parte a invocare la cacciata delle punte di diamente del Movimento Roberto Fico e soprattutto Luigi Di Maio e Casaleggio dall'altra che faceva pubblicare sul blog di Grillo un post a puntate con l'elenco di tutti gli amministratori Pd indagati regione per regione, accompagnato dall'hashtag #PiddiniCostituitevi.

Una forma brutale di battaglia politica che nemmeno il Pd ha disdegnato quando, agitando la questione morale a seconda della convenienza, ha permesso che si dimettessero ministri nemmeno indagati o colpevoli di non aver versato qualche centinaio di euro di Ici e ha coperto altri esponenti, del suo e di altri partiti, sospettati di colpe ben più gravi.

Mentre sul versante grillino si sentono risuonare espressioni come “macchina del fango” a proprio danno e vengono lanciate minacce di querela (che Grillo definiva fino a qualche tempo fa “un'arma del potere”). Espressioni tipiche della tanto disprezzata Casta quando reagisce agli attacchi, più o meno giustificati, di moralismo sfrenato di cui soffre questo Paese, ostaggio dei vari Saviano e di una magistratura talvolta ciecamente manettara.

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