(Ansa)
Politica

Conte festeggia la battaglia vinta, ma la guerra con l'Ue la perderemo noi

Nel discorso in Parlamento dopo il Consiglio Europeo sul Recovery Fund il premier si atteggia a trionfatore, dimenticandosi che la guerra per la salvezza del paese è solo agli inizi

Un trionfo, anzi, un trionfatore. La faccia tirata ma soddisfatta, il tono di voce rassicurante, più del solito, con le parole scandite come meglio non si potrebbe. Il tutto tra una salva di applausi e l'altra.

Giuseppe Conte è tornato dalla Campagna d'Europa da vincitore, con un bottino da 200 e più miliardi per gli italiani, ma soprattutto ha tenuto una linea molto dura contro i barbari che volevano farci la guerra.

E così quando entra in Parlamento con la standing ovation della maggioranza per spiegare nei dettagli cosa prevede l'accordo raggiunto a fatica a Bruxelles sembra un generale in parata dopo aver vinto una guerra con qualcuno che addirittura grida "Bravo, bravo…" in totale clima da stadio a Palazzo Madama

"Abbiamo piantato il fiore della speranza nel giardino europeo" dice per chiudere il suo intervento alla Camera utilizzando così anche la poesia, che non guasta mai.

Ma più di tutto via con ila lista di ringraziamenti degna di una neo eletta Miss Mondo: ringraziamenti a tutti i ministri "in particolare al Ministro Amendola che era con me a Bruxelles". Grazie alle forze della maggioranza "perché avete sostenuto in maniera compatta ancora una volta l'azione del governo di cui condividete il progetto". Ma anche all'opposizione "che pur con posizioni diverse hanno compreso l'importanza del passaggio storico e di cosa vi era in gioco nell'interesse nazionale".

Poi il grazie agli italiani "perché il loro comportamento durante la quarantena, il senso di comunità, che mi ha fatto percepire forte il loro sostegno anche al tavolo delle grandi decisioni…", "ed è merito anche degli italiani se abbiamo ottenuto questo risultato".

Applausi.

Poi via con i dettagli: le cifre, le condizioni (piuttosto nebulose) il tutto selezionando con sapienza le pause e lo sguardo rivolto verso l'alto tra misticismo e concentrazione. Forse nemmeno Renzi, nella sua assoluta abilità oratoria, sarebbe arrivato a tanto.

C'è solo una cosa che stona in questa parata trionfale di Conte. Il fatto che in realtà il generale ha vinto una battaglia ma non la guerra. Le difficoltà arrivano ora, con l'autunno che si prevede drammatico per l'economia mentre i 207 miliardi sono saranno disponibili prima del 2021.

C'è una paese da rimettere in piedi, ci sono migliaia di nuovi disoccupati, ci sono bambini e ragazzi da rimandare a scuola, c'è ancora paura e preoccupazione.

E' arrivato il momento del fare e non più del parlare; da decenni si parla di riforme. Oggi abbiamo l'obbligo ed i soldi per realizzarle.

Fallire sarebbe una doppia sconfitta. Il passo dall'Arco di Trionfo a Waterloo è molto più breve di quanto uno si possa immaginare.

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