Angela Merkel e Giuseppe Conte (Ansa)
Politica

Conte e la partita a perdere degli aiuti dall’Europa

Così l'Italia è finita sotto scacco da Germania e paesi del Nord col rischio di dover rinunciare a decine di miliardi. O accettare il cappio del Mes

È come una partita di poker che si sta mettendo malissimo. L'Italia ha in mano al massimo una coppia di due, e sta cercando di guadagnare tempo prima di scoprire le carte. Ci guardiamo intorno in cerca di alleati, ma nessuno ci strizza l'occhio. Anzi. Più il tempo passa, più gettoni mettiamo sul tavolo, più sale il rischio di uscirne con le ossa rotte di fronte ad avversari ben più agguerriti.

Nella sfida sul Recovery Fund il rendez vous di Meseberg tra Angela Merkel e Giuseppe Conte è un'altra mano di gioco che finisce con un nulla di fatto: nella conferenza stampa di pochi minuti fa la cancelliera si limita a rimarcare le divisioni profonde tra governi nordici e mediterranei. Da par suo, Conte dice di temere «la follia» del vincolo esterno, ma rimanda tutto alla mano finale del gioco, il Consiglio Europeo di questo week end.

Il problema è che ci arriveremo nel peggiore dei modi, con i falchi del Nord col coltello tra i denti, e la Germania che per ora allarga le braccia. Questo significa che con buona probabilità il governo italiano chinerà la testa, accettando una corposa sforbiciata ai famosi 750 miliardi di aiuti, 172 dei quali destinati proprio al nostro Paese. L'alternativa è ancor peggiore: accettare le «condizionalità», vale a dire i diktat degli ultrà frugali, in testa Olanda e Austria, che ci chiederanno anzitutto di eliminare Quota 100, e poi chissà cos'altro. In pratica, una simil-Troika pronta a mettere il naso in casa nostra per dirci come dobbiamo spendere i soldi che arriveranno, ammesso che arrivino in tempo prima dello sfascio.

Insomma stiamo rosolando in padella nella speranza di evitare la brace. Come un pugile che sta prendendo legnate sul mento, ma non sa ancora se arriveranno anche i calci sugli stinchi. Tra l'altro, accettare una riduzione dei denari sul Recovery Fund renderebbe ancor più necessario, per il governo, il ricorso alla linea di credito del Mes, su cui la maggioranza è pronta ad esplodere, dopodomani in Senato. Dunque in questa settimana decisiva il governo sarà impegnato a combattere su due fronti, interno ed esterno, armato soltanto di belle speranze.

Certo è che il tour europeo del premier Conte, alla ricerca disperata di una spalla amica, è stato fallimentare: costellato da porte in faccia. Spagna e Portogallo di ricorrere al Mes facendo blocco con l'Italia non ci pensano nemmeno, mentre i rigoristi del Nord non si sono fatti ammorbidire, anzi mietono proseliti tra i governi dell'est europeo. Le nostre suppliche rivolte a Berlino e prossimamente a Parigi sembrano nient'altro che parole al vento.

Forse, se il premier avesse coinvolto per tempo e con maggiore trasparenza il parlamento italiano, magari incassando un mandato pieno, la nostra forza contrattuale all'estero sarebbe stata più poderosa. Si è deciso di andare avanti in solitaria, con la coppia di due in mano. Quando finirà questa partita di poker, non solo il governo, ma l'intero Paese rischia di pagare tutta la posta. Con tanto di interessi.

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