Congresso Pd: quanti nomi per una poltrona

Lo scontro sulle regole, l'incertezza della data, le candidature in campo, l'incubo-opportunità Renzi. Tutto sulla guerra di successione nel partito democratico

Matteo Rezni (Credits: Maurizio Degli Innocenti/Ansa)

Claudia Daconto

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Parola d'ordine: salvaguardare il governo Letta dalle acque agitate del futuro congresso e dallo scontro all'arma bianca sulle regole. Ma anche: non darla vinta, un'altra volta, a Matteo Renzi, il quale oggi è tornato a tuonare contro i capibastone del suo partito, rei ancora una volta  - ha detto - di «prediligere lo sport del tiro al piccione. E io sinceramente non ho molta voglia di fare il piccione».

In vista dell'appuntamento d'autunno, il primo dopo le elezioni perse, o come dice Pier Luigi Bersani “non vinte”, il Pd litiga su tutto. Il sindaco di Firenze condiziona la sua candidatura alla segreteria alle regole che verranno stabilite e in particolare vuole che il segretario eletto sia anche, automaticamente, il candidato premier. Esattamente come previsto dallo Statuto fino a quando l'ex segretario Bersani decise di ammettere una deroga ad esso proprio per consentire al sindaco di partecipare alle primarie di coalizione per la scelta del candidato premier del novembre scorso.

Questa volta, però, l'attuale segretario, Guglielmo Epifani, appare deciso a porre uno stop alle pretese di Renzi. Sulla stessa lunghezza d'onda, tra gli altri, l'ex segretario Pier Luigi Bersani, Massimo D'Alema, Dario Franceschini, l'ex ministro del governo Monti Fabrizio Barca e il candidato alla segreteria Gianni Cuperlo. Divisi su tutto, dunque, ma uniti contro Renzi e contro la deriva personalistica del Pd identificata nell'ormai ex rottamatore.

Per cambiare lo Statuto servirà comunque la maggioranza assoluta dell'Assemblea nazionale e quindi di ben 950 delegati e non è affatto scontato che sia raggiunta.

A stabilire le regole del futuro congresso (previsto per ottobre nonostante ipotesi di slittamento) sarà il cosiddetto “comitatone” che ha già iniziato a riunirsi.

Numerose le candidature avanzate fino ad oggi. Ecco quali tra quelle confermate, in bilico e rifiutate.

CHI Sì
Gianni Cuperlo. Ex segretario dei giovani del Pds, dalemiano doc e sostenuto dai “giovani turchi” di Matteo Orfini, vuole fare il segretario a tempo pieno. Ha già preparato il documento con cui si presenterà al congresso. Tre le parole d'ordine: uguaglianza lavoro e visione federale del partito. Sconta l'essere considerato un “candidato divisivo”effetto della non ricomposta frattura tra dalemiani e bersaniani.

Pippo Civati. Il deputato Pd che quattro anni fa lanciò con Matteo Renzi il movimento dei “rottamatori” per poi distanziarsene, tifa per la separazione: le leadership sono importanti, è il ragionamento, ma anche a tempo, iniziano e finiscono. E' considerato un outsider, ma potrebbe rivelarsi una sorpresa. Da venerdì a domenica prossima i suoi sostenitori si ritroveranno a Reggio Emilia per la quarta edizione del Politicamp, il campeggio democratico “civitiano” in cui saranno presentati i temi della mozione che lo sosterrà al congresso.

Gianni Pittella. Vicepresidente vicario del Parlamento europeo. Sul fronte delle regole è per le primarie aperte, anzi apertissime. Come deve essere, a suo avviso, anche il congresso che dovrà necessariamente svolgersi entro il 2013.

CHI FORSE
Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze prende tempo. Aspetta di conoscere le regole. Quelle che lui vorrebbe far modificare per assicurarsi che, qualora eletto segretario, anche la premiership gli spetti da Statuto. Contro di lui la schiera dei bersaniani e anche dei dalemiani. Il governatore della Toscana Enrico Rossi qualche giorno fa è sbottato: “Cosa pensa Matteo? Che il partito sia un taxi per Palazzo Chigi?”. Per Massimo D'Alema non è possibile che si debba derogare o non derogare alla Statuto ogni volta che fa comodo a Renzi farlo o non farlo. Per Renzi anche primarie aperte, cioè non riservate solo agli iscritti come vorrebbero i bersaniani.

Stefano Fassina. Viceministro dell'Economia del governo Letta, bersaniano doc, sarebbe il candidato opposto non solo a Matteo Renzi ma anche al dalemiano Cuperlo. Campione di preferenze alle parlamentarie romane e ancora abbastanza giovane per tenere testa al sindaco, garantirebbe alla ex maggioranza bersaniana la sopravvivenza nel congresso e quindi la guida del partito.

Debora Serracchiani. La neo-governatrice del Friuli Venezia Giulia, spuntata qualche giorno fa tra i possibili candidati, invoca uno stop alla girandola di nomi. Allo stesso tempo, però, ha fatto capire che, qualora servisse, lei non si tirerebbe indietro. Ma aspetta di sapere cosa deciderà di fare Matteo renzi.

Candidato Ecodem. Anche gli Ecologisti democratici vogliono contare al congresso. Come? Forse, ha fatto capire il presidente dell'associazione Fabrizio Vigni, anche con un loro candidato.

Candidato popolare. Pur di fermare la corsa di Matteo Renzi alla segreteria del Pd, Beppe Fioroni, che oggi teme soprattutto un indebolimento di Letta al governo, sarebbe anche pronto a far scendere in campo qualcuno della sua area. Magari lui stesso. “Per ora resistiamo alla tentazione – ha detto – ma se tutti avranno il loro candidato, saremo costretti a scendere in campo anche noi”.

CHI NO
Guglielmo Epifani. Il segretario “traghettatore” non si candiderà al congresso per la segreteria del partito ma assicura: “Non si farà oltre il 2013 e ci saranno regole condivise”.

Nicola Zingaretti. E' l'unico esponente democratico con le carte in regola per essere, contemporaneamente, un ottimo segretario e un candidato premier con alte chance di vittoria. Ma il presidente della Regione Lazio ha detto “no grazie”. Non correrà per la segreteria al prossimo congresso. Il suo ruolo, per ora, resta quello di amministratore locale. Potentissimo, però, anche a livello nazionale.

Fabrizio Barca. Sognato o temuto, a seconda dei casi, possibile futuro nuovo leader del centrosinistra, l'ex ministro della Coesione territoriale non si candiderà. Preferisce, continuare a girare l'Italia con un altro obbiettivi: spostare molto più a sinistra l'asse del Partito democratico. Sulla questione dei ruoli non ha dubbi: fare il candidato premier e il segretario di partito sono due mestieri diversi e vanno tenuti separati.

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