L’uomo della Provvidenza. In tanti lo hanno definito così Carlo Azeglio Ciampi. Una vita al servizio del Paese nei momenti più difficili e nei posti più delicati, dalla Banca d’Italia al Quirinale passando per Palazzo Chigi.

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Perché lui
In queste occasioni si tende spesso a ricordare gli anni in cui gli incarichi sono stati ricoperti cercando di analizzare l’operato ma, nel caso di Ciampi, vale molto di più cercare di capire il perché si è arrivati alla decisione di affidare l’incarico a una persona così riservata e schiva che aveva come suo unico obiettivo quello di fare il proprio dovere.
Siamo a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, sono anni difficili, il terrorismo ha lanciato l’attacco al cuore dello Stato con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, la loggia P2 e Licio Gelli tramano per cercare di destabilizzare il Paese e lo scandalo del Banco Ambrosiano aveva condotto alla morte un altro uomo dello Stato, l’avvocato Giorgio Ambrosoli. In tutto questo clima, il Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi insieme al direttore generale dell’Istituto Mario Sarcinelli vengono coinvolti nello scandalo Imi-Sir, con Sarcinelli addirittura tratto in arresto. Entrambi ne usciranno assolti da ogni accusa, ma era giunto il momento di cambiare e Baffi, oramai ottantenne, voleva lasciare l’Istituto Centrale “in mani sicure”. Il nome era uno solo, Ciampi che siederà sulla poltrona di via Nazionale fino alla primavera del 1993 quando il Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro lo convocherà al Quirinale per affidargli l’incarico di formare un governo in grado di traghettare il Paese tra la Prima e la Seconda Repubblica.

La stagione del terrore

Eravamo in piena Tangentopoli, i partiti si stavano sgretolando sul banco degli imputati delle aule dei tribunali davanti alle accuse dei Pubblici ministeri di Mani Pulite; la mafia, intanto, aveva già iniziato la sua orrenda stagione del terrore con le stragi di Capaci e via D’Amelio dove avevano perso la vita i giudici Falcone e Borsellino e le rispettive scorte. Contemporaneamente la moneta italiana continuava a essere sotto attacco dalla speculazione internazionale. Per la prima volta si decise di incaricare un tecnico non eletto dal popolo e affidargli le chiavi di un’Italia sull’orlo del baratro. Ancora una volta come un Garibaldi a Teano rispose “obbedisco”. Arrivarono le altre stragi, quelle di Firenze, Roma e Milano. L’Italia sembrava essere ritornata indietro nel tempo, negli anni bui del tintinnar di sciabole. Ma Ciampi è un vero servitore dello Stato e intuisce che bisognava essere inclusivi e uniti per affrontare il terrore, sono gli anni della concertazione con le parti sociali. Porta a termine il suo incarico il 1994 assolvendolo in maniera ineccepibile.

Due anni dopo

Sembra che di Ciampi l’Italia non debba averne più bisogno, c’è una classe dirigente quasi completamente rinnovata e partiti freschi di nascita ma, trascorrono altri due anni, e l’Italia torna nuovamente a bussare alla porta dell’uomo della Provvidenza perché il Paese deve entrare nell’Euro e l’economia italica non ha le carte in regola per accedere. Sarà Ministro del Tesoro con Prodi e D’Alema dal 1996 al 1999 conducendo per mano tutti gli italiani nell’Ue a testa alta e dalla porta principale.
Il 1999 è anche l’anno delle prime elezioni di un Presidente della Repubblica dopo Tangentopoli. La casa dei cosiddetti padri nobili dove ogni sette anni si attingeva per portare un uomo al Quirinale non esiste più. Il clima politico non è più quello degli anni in cui la Dc, il Pci e il Psi discutevano, anche in maniera accesa, trovando poi la giusta soluzione. Ora ci sono i Ds e Forza Italia, Alleanza Nazionale e Rifondazione Comunista. Ancora una volta la classe dirigente italiana non riesce a trovare un nome giusto da spendere e che possa interpretare l’unità della Nazione. I candidati sono tutti e nessuno. Il 9 maggio a pochi giorni dalla convocazione delle Camere Ferruccio De Bortoli, con un editoriale sul Corriere della Sera, traccia l’identikit del decimo Presidente della Repubblica: “Il Presidente della Repubblica impersona lo Stato, ne simboleggia l’unità e la continuità; ha una funzione, seppur controversa, di indirizzo politico-istituzionale. È, in questa chiave, il naturale garante super partes delle riforme. Ma, soprattutto, deve essere una personalità di tale levatura, anche morale, che gli italiani vi si possano riconoscere, sicuri che anche gli stranieri proveranno lo stesso rispetto e la stessa stima…” e l’invito rivolto ai Grandi Elettori, che sembra più una preghiera, affinché scelgano “già al primo scrutinio l’attuale ministro del Tesoro, Un protagonista assoluto del risanamento, l’uomo che più ha contribuito al recupero di prestigio e di dignità del nostro Paese”. Ciampi venne eletto al primo scrutinio con 707 voti.
L’ultimo atto del servitore dello Stato Carlo Azeglio Ciampi fu il 4 maggio 2006 quando comunicò la sua decisione di non ricandidarsi al Quirinale perché bisognava dare seguito a una prassi costituzionale.

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